La Spagna e il turismo di massa: dalle Canarie a Barcellona

Capannelli di turisti che scattano selfie davanti alla Sagrada Familia, le vie del Barrio Gotico affollate anche nelle ore più calde, la Rambla con i chioschi di souvenir, i venditori abusivi, i ristoranti e le montagne di gelato che non si scioglie nonostante i 30 gradi.
Salvo le debite differenze, il centro di Barcellona a luglio è la fotocopia di quello di Firenze e di tutte le grandi città d’arte.
E’ la “normalità” post pandemia, nell’anno in cui tutti hanno ripreso a viaggiare e a fare vacanza.
E’ quel fenomeno chiamato overtourims, ovvero sovraffollamento turistico, che ritorna dopo aver fatto capolino prima che la pandemia scoppiasse, salvo poi essere dimenticato per 4 anni.

Nel 2020 parlando con alcuni esperti del settore a Firenze, chiesi se la situazione nella quale ci trovavamo a causa della pandemia potesse essere l’occasione per affrontare il problema overtourism, iniziando a lavorare a possibili soluzioni in vista del ritorno alla normalità.
Mi fu risposto che in quella situazione difficilmente gli amministratori locali avrebbero prestato attenzione, dato che l’emergenza per le categorie economiche era l’esatto contrario, ovvero l’assenza dei turisti.
Ecco…i turisti ora sono tornati, e il fenomeno dell’overtourism e del turismo di massa tornano di nuovo in primo piano nelle città d’arte e non solo.
A questo proposito, in Spagna c’è molto fermento.

Da mesi infatti nel paese vengono organizzate manifestazioni contro il turismo di massa (sottolineo: il turismo di massa…e non il turismo in generale).
E’ iniziato tutto alle Canarie dove il 20 aprile 2024, un gruppo di associazioni locali ha portato in piazza circa 57.000 manifestanti che chiedevano di limitare i flussi turistici in arrivo e di normare alcune attività, a cominciare dagli affitti turistici.
La protesta ha portato anche alla nascita del progetto partecipativo Canarias Palante, che lavora per cambiare il modello turistico dell’arcipelago.
Quando ho saputo di questa protesta, devo dire che non mi sono stupita: mi era infatti bastato visitare Lanzarote lo scorso anno per rendermi conto di quanto il turismo impattasse sull’isola, nel bene e nel male.
Le manifestazioni si sono allargate ad altre città: a Mallorca, il 25 maggio con 10.000 persone in piazza e a Malaga il 29 giugno con circa 15.000 manifestanti.

Il culmine è stato il 6 luglio nella città di Barcellona, dove migliaia di persone sono scese in piazza. Ad organizzare l’evento sono state un centinaio di realtà, riunite nell’Assemblea de Barris pel Decreixement Turístic.
Qui, per la prima volta oltre a protestare, i manifestanti hanno usato pistole ad acqua contro i turisti, al grido di “Tourists Go Home”. Azioni simboliche ma che costituiscono un precedente importante: se prima i destinatari della protesta erano stati solo amministratori e politici in questo caso lo sono diventati anche gli stessi turisti. E con questi ultimi è più semplice relazionarsi direttamente.
Ma cosa chiedono i manifestanti?
Negli ultimi giorni, sono tornata a Barcellona per un paio di giorni e ne ho approfittato per provare ad approfondire.
Da quello che ho trovato nelle mie ricerche, le richieste sono varie e tengono conto delle diverse situazioni delle destinazioni ma in generale:
- Mettere un freno gli affitti turistici e in generale la crescita del costo della vita che ricade sui residenti
- Introdurre eco-tasse per redistribuire il costo dei servizi anche sui turisti
- Rendere i flussi più sostenibili
- Ridurre i grandi eventi, che concentrano in pochi giorni grandi folle.
In poche parole i cittadini chiedono che il turismo non sia motivo di aggravamento delle condizioni economiche, sociali e ambientali: chiedono insomma un turismo più sostenibile.
Dall’altra parte ci sono gli amministratori spagnoli.

A seguito della manifestazione, il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni ha ricordato che gli oltre 10.000 appartamenti turistici saranno restituiti ad uso residenziale entro il 2028, che verrà aumentata la tassa di soggiorno a 4 € per notte, e che verrà limitato il numero di crocieristi che non pernottano in città.
Il ministro del turismo spagnolo, Jordi Hereu Boher, ha annunciato invece che il governo sta lavorando a un registro unico degli appartamenti ad uso temporaneo, compresi quelli turistici, che dovrebbe essere pronto per la primavera del 2025.
La sensazione però è che, governi e amministrazioni, stiano rincorrendo il problema invece di affrontarlo. D’altra parte la crescita dei numeri del turismo ha effetti importanti sulla ricchezza del paese.
Secondo i dati del Ministero del turismo, nell’estate 2024 in Spagna si attendono 41 milioni di turisti, +13% rispetto allo scorso anno, con un aumento della spesa del 22%, oltre i 59 miliardi di euro (dati Turespaña). Solo a Barcellona inoltre il turismo contribuisce al 14% del PIL della città, garantendo oltre 150.000 posti di lavoro.

Tutto questo però impatta con il benessere di chi vive città e destinazioni, dove evidentemente la redistribuzione della ricchezza non viene percepita, a differenza invece dei problemi.
Alle Canarie ad esempio, secondo El Pais, gli stipendi sono i secondi più bassi del Paese (1.630 euro al mese in media), c’è il terzo tasso di disoccupazione più alto (16,2%, secondo dati INE), la seconda inflazione più alta (3,5%, rispetto al 3,2% nazionale) e il secondo tasso di rischio di povertà (26,1%). Inoltre è la quarta comunità con il più alto prezzo di affitto per metro quadro.
Pochi giorni fa Il Ministro del Turismo e dell’Occupazione delle Isole Canarie, Jessica de León, ha invitato il Ministero dell’Industria e del Turismo spagnolo a promuovere “un patto in difesa del turismo“, proprio a seguito delle manifestazioni contro il turismo di massa.
Il timore è che le proteste possano avere effetti negativi sui turisti, scoraggiandoli a visitare il paese e l’arcipelago.

Devo dire che, ad una settimana dalla manifestazione del 6 luglio, girando per le strade di Barcellona nei giorni scorsi, questa percezione non si avvertiva, anzi.
Passeggiando lungo le Ramblas si incontra la solita fiumana di turisti da tutti i paesi del mondo mentre la città si prepara per l’America’s Cup 2024 che inizierà a fine agosto.
Le stesse Canarie, invece, si apprestano a battere tutti i record di arrivi nel 2024, superando i 16,2 mln del 2023, secondo le statistiche ufficiali.
Ecco perchè le proteste contro il turismo di massa in Spagna proseguono: ad Alicante una manifestazione si è tenuta ieri mentre a Maiorca un’altra è in programma per il 21 luglio.
Voi che ne pensate?
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