Ylenia Caioli

Lanzarote, l’isola dei 100 vulcani: cosa vedere oltre al Timanfaya

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Uno dei motivi che mi ha spinto a visitare l’isola di Lanzarote, alle Canarie, è che si tratta di un’isola vulcanica. Non a caso uno dei suoi soprannomi è proprio l’isola dei 100 vulcani, anche se pare che i vulcani catalogati siano ben 110.

Tutte le Canarie sono vulcaniche ma a Lanzarote i vulcani sono veri protagonisti.
L’intero territorio infatti alterna spianate di lava a vulcani conici, databili fino a 20 mln di anni fa: un paesaggio incredibile!

Per farvi un’idea, provate a dare un’occhiata alla mappa di google dedicata ai vulcani dell’isola e ditemi se non sembra un altro pianeta!

Ho una modesta passione per la geologia, e in particolare per i vulcani, ed ero quindi curiosa di visitare un’isola così particolare.

Avevo già visto Stromboli e Santorini ed ero salita una volta sull’Etna: Lanzarote me le ha ricordate in parte, ma nel complesso devo ammettere che si tratta di una realtà molto diversa, sia perchè qui i vulcani sono tanti e concentrati, sia perchè risalgono ad epoche diverse.

La principale attrazione dell’isola è senza dubbio il Parco del Timanfaya ma se siete appassionati di vulcani sappiate che c’è molto di più da vedere e da esplorare.

In questo articolo ho cercato di raccogliere tutte le informazioni che personalmente ho faticato a trovare, tra articoli online e guide cartacee.

Sembra incredibile infatti ma sul sito ufficiale del turismo di Lanzarote ad oggi manca una sezione dedicata esclusivamente ai vulcani, che illustri tutte le possibilità di visita oltre al Timanfaya.
Inoltre ho cercato di aggiungere anche un po’ di storia e di curiosità!

Scegliete voi quello che più vi interessa.

(Attenzione: non sono una geologa o una vulcanologa e quindi non ho competenza scientifiche. I contenuti che seguono cercano di essere più possibile accurati ma hanno cmque carattere di pura divulgazione. Se noterete errori o imprecisioni vi chiedo la cortesia di segnalarmelo, grazie!)

La storia di Lanzarote è la storia dei suoi vulcani.
Più ancora delle altre isole delle Canarie, qui i vulcani sono padroni assoluti.

Lanzarote ha iniziato a formarsi tra i 20 e i 12 mln di anni fa a seguito di una serie di eruzioni vulcaniche grazie alle quali oggi possiamo ammirare l’estremità nord (massiccio di Famara) e sud (Los Ajaches) dell’isola: sono queste infatti le aree più antiche.
Insieme a Fuerteventura, Lanzarote è l’isola più vecchia dell’arcipelago canaro.

Nelle epoche successive, i vulcani hanno modellato la superficie rendendola quello che è oggi: se visiterete la Casa de Los Vulcanos, all’interno del Jameo del Agua, prestate attenzione al modellino in time-laps che mostra l’evoluzione cronologica del territorio.

Le eruzioni più recenti sono state quelle tra XVI e XVII sec. La più famosa è l’eruzione del Timanfaya, iniziata il 1 settembre 1730 e terminata ben 6 anni dopo. In questo periodo la lava inglobò numerosi villaggi ma per fortuna senza vittime. Successivamente, nel 1824, una nuova eruzione completò la trasformazione dell’area centrale dell’isola, con la formazione dei vulcani Tao, Nuevo del Fuego e Tinguatón.

Nonostante da oltre un secolo non si siano verificate eruzioni, Lanzarote resta comunque un’isola vulcanica attiva.

Non a caso esiste un sistema di monitoraggio, così come per le altre isole Canarie.

A controllare la situazione sono IGV (Istituto Geografico Nazionale) e INVOLCAN (Istituto Vulcanologie delle Canarie). Ecco una delle mappe di motoriaggio IGV.
Diverse persone mi hanno chiesto se l’isola sia quindi sicura: per quanto mi riguarda posso rispondere che l’attenzione è alta e il controllo continuo.

La particolarità di Lanzarote le ha permesso di ottenere nel 2015 il riconoscimento di Geoparco Unesco ed esiste addirittura un portale dedicato a chi vuole fare geoturismo.

Attenzione! Per fare escursioni nei vulcani è necessario un abbigliamento adeguato: pare incredibile ma ho visto persone arrivare in ciabatte! Personalmente vi consiglio sempre cappello e bottiglia d’acqua.
Nei mesi estivi, è meglio effettuare le escursioni nelle ore più fresche della giornata, mattina o tramonto.

L’attrazione principale di Lanzarote, isola dei 100 vulcani, è il Parco del Timafaya.

Istituito nel 1974, il parco è uno dei CACT, Centri Arte Cultura e Turismo, siti turistici e culturali ideati dall’artista locale Cesar Manrique: si estende su una superficie di oltre 5000 ettari e comprende l’area delle eruzioni del 1730-1736 e del 1824.

Il parco è attraversato dalla strada LZ-67 che collega Tinajo a Yaiza: una striscia di asfalto che si perde all’interno di un territorio dall’aspetto marziano.

Noi l’abbiamo percorsa da Tinajo verso Yaiza e, nell’ordine, abbiamo incontrano le 3 attrazioni principali

Centro visitatori a Mancha Blanca
Segnalato lungo la strada dall’immagine di El Diablo, opera dell’artista Cesar Manrique, nel Centro visitatori viene ricostruita la storia del parco e le eruzioni che lo hanno generato.

Il percorso è interessante soprattutto se siete digiuni della storia dell’isola dal punto di vista geologico e vulcanologico. Ogni 30 minuti viene organizzata anche la simulazione dell’eruzione di un vulcano…uno spettacolo simpatico per i più piccoli!

L’ingresso al centro visitatori è gratuito.

Montañas del Fuego
Le Montagne del Fuoco sono il cuore del Parco del Timafaya, una delle attrazioni più visitate.
L’accesso in auto è a pagamento ma credo sia possibile entrare anche a piedi, perchè ho visto persone camminare lungo la strada. La distanza tra l’ingresso e l’area visitatori, però, è di circa 2,5 km ed è in salita: nelle ore più calde dovrete attraversare un vero e proprio deserto sotto il sole.

Inoltre, tenete conto che nel prezzo del biglietto è compreso sia l’ingresso in auto con parcheggio sia il tour in autobus tra i vulcani. Le Montagne del Fuoco sono uno dei CACT ed è quindi possibile sfruttare il biglietto cumulativo per la visitarle.

Noi siamo entrati in auto intorno all’ora di pranzo e per raggiungere il parcheggio, abbiamo dovuto attendere 50 minuti in coda (in bassa stagione). Ne è valsa comunque la pena però perchè una volta arrivati, ci siamo trovati davanti una vista incredibile: qui si concentrano qualcosa come 25 vulcani, una distesa di terra nera e rossa, caratterizzata da coni di varie dimensioni che si perdono fino all’orizzonte, dove brilla il mare.

Accanto al parcheggio, si trovano il ristorante El Diablo, dove la carne viene cotta grazie al calore della terra, l’immancabile negozio di souvenir e l’area da dove partono i pullman per il tour di 30 minuti che vi porta nel cuore del parco. E’ questo infatti l’unico modo per poterlo visitare.
Durante il tour viene narrata la storia dell’isola e la formazione dei vulcani.

Accanto al ristorante si trova anche l’area per gli esperimenti geotermici: a pochi metri sotto la superficie, infatti, le temperature raggiungono oltre 6000 gradi e basta gettare un secchio d’acqua in un buco per generare un vero e proprio geyser!

Enchadero de Camellos
L’ultima attrazione del Parco del Timafaya che si incontra lungo la strada per Yaiza è l’area dei dromedari, animali introdotti sull’isola in tempi antichi.

A pagamento è possibile fare un’escursione all’interno del parco in groppa a questi animali.
Noi non ci siamo fermati per mancanza di tempo!

Info utili per visitare il Parco del Timafaya
Il Parco del Timafaya ad oggi non ha un sito ufficiale (o almeno io non sono riuscita a trovarlo) ma trovate comunque tutte le informazioni sul portale del turismo di Lanzarote

Se conoscete lo spagnolo, qui potete scaricare anche la guida ufficiale dal Ministero del Turismo spagnolo.

Grazie ad una guida cartacea acquistata sul posto ho scoperto solo in seguito che è possibile fare anche escursioni a piedi all’interno del Parco. Le escursioni vanno prenotate in anticipo e sono di 2 tipi: la Ruta de Tremesana, all’interno, e la Ruta del Litoral, lungo la costa.

Nel portale dei parchi nazionali della Spagna ho trovato alcune informazioni, in lingua inglese e spagnola (vi consiglio però di controllarle per tempo i riferimenti)

Dovessi tornare, proverei a prenotarle.

Se il Parco del Timanfaya è l’attrazione più famosa di Lanzarote, i vulcani che si possono visitare sull’isola non finiscono lì!

Noi, ad esempio, abbiamo approfittato di un paio di facili escursioni a due vulcani del Monumento Naturale Los Volcanes: El Cuervo e la Montana Colorada

Il Monumento Naturale Los Volcanes è l’area che circonda il parco del Timanfaya e si estende tra i comuni di Tinajo, Yaiza e Tias: qui si trovano non solo alcuni dei vulcani formati nelle eruzioni del 1730-36 ma anche altri di età precedenti.

Per raggiungerla, basta seguire la LZ-30 e svoltare poi su LZ-56. Dopo pochi metri, sulla sinistra, si trova l’area dove parcheggiare per raggiungere poi a piedi il vulcano El Cuervo. Il percorso a piedi è segnato ed è accessibile a tutti: un tragitto ad anello che vi porterà fin nella caldera e ritorno.

El Cuervo è stato il primo vulcano a formarsi nell’eruzione del 1730-1736. Lungo il percorso troverete numerosi pannelli informativi che ne raccontano la storia.

Noi siamo arrivati al mattino presto e probabilmente questo ha contributo all’atmosfera suggestiva della visita, soprattutto all’interno della caldera, dove eravamo praticamente soli.

Abbiamo impiegato circa 2 ore per completare il percorso.

La visita mi è piaciuta molto forse perchè è stato il primo vulcano di Lanzarote al quale ho potuto avvicinarmi in totale libertà.

Proseguendo lungo la LZ- 56, a poca distanza, sulla destra, si trova la Montana Colorada.

La riconoscerete per i suoi incredibili colori: un rosso acceso che spicca tra il nero della lava e il verde/giallo dei licheni. Anche la Montana Colorada si è formata nell’eruzione del 1730-1736.

Anche in questo caso, il percorso è facile da seguire e consente di percorrere tutta la sua circonferenza fino ad entrare nella caldera. Lungo il tragitto, si possono ammirare a distanza anche la Montana Nigra e i campi di lava del Malpais.

Purtroppo ho potuto godermi poco questa visita a causa di un colpo di calore: siamo arrivati infatti a metà mattina, quando la temperatura cominciava già ad essere alta, e tentare la visita senza cappello e bottiglia d’acqua è stata un’imprudenza che ho pagato!

Tornerei volentieri per percorrerlo con calma.

Durante le eruzioni del 1730-36, la lava raggiunse l’oceano tra le Saline del Janubio e il paese di El Golfo, a sud ovest di Lanzarote: oggi questa zona è caratterizzata da un paesaggio di colore nero che spicca contro l’azzurro del cielo e dell’oceano.

E’ probabilmente la parte di Lanzarote che mi è piaciuta di più!

Per visitarla, potete partire da La Hoya, dove si trovano le Saline del Janubio: si tratta delle antiche saline dell’isola, le più grandi di tutte le Canarie, tutt’ora in attività. Producono un sale purissimo, che è anche un ottimo souvenir da portare a casa.
Se siete interessati a visitarle, vengono organizzate visite giornaliere. Le visite possono essere anche prenotate online sul loro portale.

Superate le saline, poco più avanti, si estende Playa del Janubio, una delle spiagge più suggestive di Lanzarote. Di norma non amo il nero nei paesaggi ma questa distesa di sabbia e rocce è qualcosa di incredibile.

Passeggiando lungo la spiaggia, vi accorgerete però che le rocce non sono del tutto nere: molte presentano delle splendide venature di colore verde!
Si tratta di Olivina, un minerale semi-prezioso utilizzato per creare gioielli. Sappiate però che la sua raccolta è vietata per legge!

Da Playa del Janubio parte la strada LZ-703 che costeggia la costa dell’isola fino al paese di El Golfo.

Purtroppo la strada è interrotta ormai dal 2021, a causa di movimenti del terreno che la rendono poco sicura. Non è possibile quindi procedere in auto ma solo a piedi: se amate quindi camminare, da qui in 15/20 minuti potete raggiungere Los Hervideros, attrazione turistica molto rinomata. 


Se invece volete arrivarci in auto, dovrete tornare indietro e passare da El Golfo seguendo la LZ-704.

Los Hervideros è il punto nel quale la lava ha creato scogliere nere molto suggestive, e dove l’oceano, soprattutto nelle giornate di forte vento, crea giochi d’acqua fantastici.

In realtà, questa è la conformazione tipica di tutta questa parte di costa ma Los Hervideros è il punto sicuramente più turistico: qui infatti è stato creato un percorso che consente, in sicurezza, di addentrarsi tra la lava.

Superato Los Hervideros, in direzione di El Golfo, si raggiunge la Playa de La Montagna Berneja e successivamente il Charcos de Los Clicos, o Lago Verde, ai piedi della Montana del Golfo.

Il Charcos de Los Clicos è una conca d’acqua separata dal mare da una spiaggia nera: grazie alla presenza di un’alga marina, la Ruppia Marittima, le acque della conca hanno un incredibile colore verde.

I contrasti dei colori sono qualcosa di unico.

E’ possibile ammirare Los Clicos da entrambi i lati della Montana del Golfo: ricordate però che se passate dal villaggio di El Golfo potrete raggiungere il Mirador e ammirare l’area solo dall’alto.

Da questa parte infatti non c’è un sentiero che consenta di scendere fino alla spiaggia del lago.

Il Monumento naturale La Corona è uno dei più antichi di Lanzarote.

La sua attività ha interessato l’isola tra i 3 e i 5 millenni fa modellandone la parte nord-est.
In particolare, il vulcano La Corona, sorto dalla piattaforma di Guatifay è alto poco più di 200 metri e spicca sopra la Falesia di Famara, a nord di Haria.

L’attività eruttiva ha fatto arretrare il mare per oltre 2500 metri, nella zona dove oggi sorgono Orzola e Arrieta: questa area è nota come Malpais de La Corona.

Qui, sotto la crosta, si è formato un vero e proprio tunnel vulcanico, lungo fino a 7 km: la parte terrestre è chiamata Tunnel de La Corona, quella sottomarina invece Tunnel dell’Atlantide.

La Cueva de Los Verdes, è una parte di questo tunnel.

Si tratta di uno dei CACT dell’isola, creato dall’architetto Cesar Manrique, ed è tra le attrazioni più visitate.

Durante la visita, è possibile percorrere parte del tunnel dove è ancora visibile il segno del passaggio della lava. All’interno è stata ricavata anche una sala per spettacoli e/o convegni, grazie all’ottima acustica.

La visita mi è piaciuto molto!
Attenzione però se soffrite di claustrofobia: in alcuni punti potrebbe darvi fastidio.
Attenti anche alla testa: distrarsi per fare video o foto, ad esempio, può comportare un duro scontro con la lava…e non è piacevole, lo dico per esperienza!

Lungo il Tunnel de La Corona sono presenti anche numerosi Jameos, ovvero punti nei quali il tetto di lava è crollato.

Il più famoso è il Jameo del Agua, dove si è creato un vero e proprio lago.
Si tratta del primo CACT creato da Cesar Manrique nel 1966, e rimane oggi uno dei più visitati dell’isola.

Manrique infatti realizzò un percorso che consente ancora oggi di attraversare il Jameo, creando al suo interno anche un ristorante e un auditorium.

Il Jameo del Agua è bello ma la parte più interessante, dal mio punto di vista, è la Casa de Los Volcanos: un vero e proprio museo, moderno e interattivo dedicato ai vulcani di Lanzarote.

All’interno avrete modo anche di percorrere il tubo vulcanico de la Corona fino al Tunnel dell’Atlantide, in realtà aumentata, e scoprire in che modo la ESA – European Sapce Agency utilizzi Lanzarote per le simulazioni alle quali sottopone i propri astronauti.

Consiglio: se soffrite gli sbalzi di temperatura, portatevi un giubbotto.
La temperatura nella Casa de Los Vulcanos può essere polare!

Il Monumento de Los Ajaches è tra le aree geologicamente più antiche di Lanzarote e si estende nella parte sud dell’isola, tra Playa Quemada Femes e Playa Blanca. E’ dominata dalle alture del Atalaya di Femes, del Haha Grande e della Montaña de la Brena Chica: quest’ultima precede la pianura verso il mare.

La parte sud è caratterizzata da una serie di calette con spiagge di sabbia chiara: la più famosa è la spiaggia del Papagayo.

Se volete raggiungerla in auto, dovrete pagare il biglietto per accedere all’area protetta del Monumento Los Ajaches.

Se invece vi piace camminare, potete raggiungerla a piedi, senza pagare l’ingresso e dopo aver lasciato l’auto a Playa Blanca.
Il sentiero inizia davanti all’hotel Sandos Papagayo: seguitelo e in pochi minuti sarete all’interno dell’area protetta.

Per raggiungere Playa Papagayo si impiegano circa 30/40 minuti a piedi.
E’ un percorso che segue la costa e consente di visitare anche le altre calette: Playa Mujeres, Playa Rincon, Playa Caleton, Playa Pozo.

La camminata è molto bella: se si alternano i bagni nell’oceano può essere fatta ad ogni ora del giorno e in qualunque stagione.

Vi consiglio però di portarvi cibo e acqua: l’unico punto ristoro è al Papagayo ed essendo molto piccolo è spesso completo.

Inoltre, ricordate che in questa area non ci sono alberi o ripari naturali dal sole, ad eccezione di qualche roccia! Dovrete quindi portarvi o un ombrellone o almeno un cappello.

A Los Ajaches è possibile fare anche altri tipi di escursioni e visite nella parte opposta a quella che abbiamo visitato noi. Nel portale ufficiale delle Isole Canarie potete scaricare il pdf con le info utili per visitare questa zona.

E’ il parco naturale che si estende a nord ovest di Lanzarote, tra i municipi di Haria e Tuineje, Impresao, il massiccio di Famara e l’arcipelago del Chinijo.

Quest’ultimo è formato da 5 isole: La Graciosa, Alegranza, Montana Clara, Roque del Este e Roque del Oeste.

La datazione di questa area va dai 20 mln ai 3000 anni fa. La parte più impressionante è il Riscos de Famara che si estende per 22 km di lunghezza ed è alto circa 500 m.

Sul Riscos, si trova il Mirador del Rio, un altro dei CACT di Cesar Manrique: un punto panoramico che consente di affacciarsi su tutto l’arcipelago del Chinijo.

Noi non abbiamo visitato il Mirador ma ci siamo limitati ad ammirare la vista dalla strada che segue il crinale: fantastica!

Per quanto riguarda invece l’arcipelago del Chinijo, delle 5 isole, solo La Graciosa è visitabile liberamente: l’isola è abitata e può essere raggiunta con traghetti giornalieri che partono da Orzola.
Ho intenzione di dedicare a quest’isola un articolo a parte e quindi per il momento non mi dilungo.

L’altra isola visitabile è Alegranza ma solo con visite guidate a pagamento: l’isola, caratterizzata da una grande caldera che ne ricopre gran parte del territorio, è la più settentrionale dell’arcipelago ed è di proprietà della famiglia Jordán-Martinón.

E’ probabilmente una delle zone più famose di Lanzarote a causa della coltivazione della vite sulla distesa di lava.

La Geria si estende tra Tinajo, Yaiza, Tias, San Bartolomé e Teguise.

Per attraversarla basta seguire la strada LZ-30: riconoscerete di essere al suo interno non solo dalle numerose insegne di aziende vitivinicole ma soprattutto dagli speciali muretti, aperti su un lato, che proteggono le viti.

Queste ultime crescono a terra, a causa della scarsità di acqua e per il forte vento. L’uva viene utilizzata per produrre la malvasia. C’è chi però negli anni ha dato vita anche alla produzione di Vermut.

Le aziende che offrono visite e degustazioni sono tante: noi non abbiamo avuto tempo per approfittarne ma se dovessi tornare mi piacerebbe farlo.

La Geria include anche alcuni vulcani, come la Montana Blanca che è possibile scalare da soli. Alla base di questo vulcano si trova Las Grietas, un piccolo canyon formato nei secoli dal vento e dall’acqua, che è possibile visitare liberamente.

Per raggiungerlo, basta seguire la strada LZ- 35 che collega Tias a San Bartolomè. Lasciate l’auto nell’area alla base della montagna, e seguite il flusso di persone per trovare il canyon.

Las Grietas è un bellissimo canyon ma molto turistico.

In realtà, ci sono altri canyon scavati sul lato del vulcano, meno profondi ma cmque interessanti da poter esplorare. A meno che l’interesse non sia solo quello di farsi un selfie in un luogo instagrammabile..in quel caso, mettetevi in fila!

Concludo questo lunghissimo articolo su Lanzarote isola dei 100 vulcani con qualche consiglio e raccomandazione.

Lanzarote è un’isola fragile, non solo dal punto di vista geologico ma soprattutto per la grande quantità di turisti che qui si riversano ogni anno.

Per questo è fondamentale rispettare il suo habitat!
Questo vuol dire, ad esempio, evitare di raccogliere pietre o vegetazione endemica (attività peraltro proibita dalla legge e sanzionata) e rispettare i divieti di accesso che vengono segnalati.

Inoltre, ricordatevi che per fare escursioni sui vulcani è meglio essere dotati di scarpe e abiti comodi, cappello e acqua. Non guasterebbe avere con sé anche un segnalatore gps, soprattutto se decidete di avventurarvi in zone meno battute.

Per il resto, il consiglio è di usare il buon senso!

Per quanto riguarda infine l’accesso ai CACT presenti in questo articolo (Montanas del Fuego, Jameo del Agua e Cueva de Los Verde), è possibile acquistare i biglietti sul sito ufficiale.

Noi però li abbiamo acquistati direttamente in uno degli uffici turistici di Lanzarote, dove l’impiegata ci ha suggerito uno dei biglietto cumulativi che consente di risparmiare sui singoli biglietti, visitando anche gli altri CACT.

Vi suggerirei di fare così.

Monumento Natural Los Ajaches, Yaiza, Las Palmas, Canarie, 35570, Spagna La Graciosa, Teguise, Las Palmas, Canarie, 35540, Spagna Cueva de los Verdes, Lugar Diseminado Punta Mujeres, Haría, Las Palmas, Canarie, 35542, Spagna Jameos del Agua, 109, LZ-1, Punta Mujeres, Haría, Las Palmas, Canarie, 35542, Spagna Monte Corona, Haría, Las Palmas, Canarie, 35520, Spagna La Geria, Uga, Yaiza, Las Palmas, Canarie, Spagna Salinas de Janubio, La Hoya, Yaiza, Las Palmas, Canarie, Spagna Playa de Janubio, Yaiza, Las Palmas, Canarie, Spagna Los Hervideros, LZ-703, Yaiza, Las Palmas, Canarie, Spagna Montaña Colorada, Tinajo, Las Palmas, Canarie, 35572, Spagna Montaña de las Lapas o del Cuervo, Tinajo, Las Palmas, Canarie, 35572, Spagna Las Grietas, Carretera Tias-San Bartolome, Tías, Las Palmas, Canarie, 35559, Spagna Parco Nazionale di Timanfaya, Tinajo, Las Palmas, Canarie, 35560, Spagna

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