Viaggio a Pantelleria: 6 giorni alla scoperta della perla nera del Mediterraneo

Una tavolozza di colori, i profumi di macchia mediterranea e soprattutto un senso di grande libertà…ecco cosa Pantelleria ha rappresentato per me!
Questa piccola e deliziosa isola vulcanica, situata tra la Sicilia e la Tunisia e scoperta per caso, è stata la destinazione della vacanza del 2025 con il mio fidanzato e si è rivelata una vera sorpresa.
Abbiamo trascorso qui sei giorni ad inizio giugno, tempo che ritenevo sufficiente per visitarla tutta ma ho dovuto ricredermi.

Oltre al mare, infatti, Pantelleria ha molto da offrire: una natura splendida, caratterizzata dall’attività vulcanica, una rete di sentieri per trekking e mountain bike, siti archeologici, una popolazione ospitale e sapori unici.
Ecco…per tutto questo, 6 giorni sono bastati solo per un assaggio.
Premetto però che non credo sia un’isola adatta a tutti.
Pantelleria infatti può non soddisfare tutte le esigenze di un certo tipo di turista, dato che per molti aspetti è un’isola ancora “genuina”, caratteristica che me l’ha fatta apprezzare molto e che spero riesca a conservare in futuro.
Se siete curiosi di saperne di più, ecco cosa troverete in questo articolo
- Dagli antichi Sesioti ad oggi: la storia di Pantelleria
- Come raggiungere Pantelleria e come spostarsi sull’isola
- Come organizzare il viaggio a Pantelleria e quando andare
- Dove dormire a Pantelleria: il dammuso
- Dove mangiare a Pantelleria (secondo me)
- 6 giorni a Pantelleria tra mare, natura e archeologia
- Pantelleria, un’isola non adatta a tutti
Dagli antichi Sesioti ad oggi: la storia di Pantelleria

L’isola vulcanica di Pantelleria si è formata nel tardo Miocene, tra 11 e 5 milioni di anni fa.
La parte emersa è minima rispetto all’intera struttura vulcanica, che si estende sotto il mare fino ad una profondità di 1200 metri.
L’ultima eruzione vulcanica risale all’ottobre del 1891, a circa 4 km dal porto di Pantelleria, in mare aperto. Ad oggi l’attività vulcanica si manifesta in fumarole e sorgenti calde ed è attiva la rete di monitoraggio dell’INGV di Catania e Palermo.
La storia degli abitanti di Pantelleria si perde nella notte dei tempi: secondo molti sarebbe stata abitata fin dal Neolitico ma la prima popolazione di cui è effettivamente attestata la presenza sono i Sesioti, della cui origine si sa ancora poco e che si stabilirono qui circa 5000 anni fa.
Sono loro ad aver costruito le caratteristiche strutture funerarie denominate Sesi, di cui il più famoso è il Sese Grande, nella zona di Mursia.

Ai Sesi seguirono i Fenici che chiamarono l’isola Cossyra e vi edificarono l’attuale Acropoli di San Marco.
Successivamente arrivarono i Cartaginesi, i Romani e i Bizantini, ai quali si deve probabilmente l’adozione del nome Patelereas, alternato a quello arabo di Quawsarah.
Da qui sono passati anche i Normanni, gli Spagnoli, che fortificarono l’attuale castello di Pantelleria per difendere l’isola dai pirati, i Savoia e i Borboni, questi ultimi scacciati dall’insurrezione del 1848.

Entrata a far parte dello Stato Italiano nel 1860, fu pesantemente bombardata durante la II Guerra Mondiale.
Oggi l’isola vive prevalentemente di agricoltura, grazie alla fertilità del terreno.
La vite ad alberello, patrimonio dell’umanità dal 2014, caratterizza il paesaggio insieme agli olivi nani e all’immancabile pianta dei capperi che cresce praticamente ovunque.
Il turismo sta piano piano prendendo campo grazie all’ampia offerta ricettiva, caratterizzata soprattutto dai tanti dammusi, la tipica abitazione pantesca.

Particolarmente attenta all’ambiente e alle risorse naturali, più di altre isole che ho visitato, a Pantelleria l’acqua è un bene prezioso a causa dell’assoluta assenza di fiumi o ruscelli.
La maggior parte viene ricavata dai Dissalatori mentre l’elettricità è generata dalla vecchia centrale a gasolio che rifornisce tutta l’isola. Può accadere, soprattutto in alta stagione, che venga a mancare sia l’acqua che la luce (per quest’ultima è successo una notte anche a noi).
Fondamentale è la pratica della raccolta differenziata dei rifiuti che qui viene fatta da tutti, compresi i turisti.

Insomma…vivere su quest’isola è un po’ come vivere su una barca: si deve fare molta attenzione a tutte le risorse a disposizione e niente deve essere sprecato.
Ecco perchè per visitarla bisogna, prima di tutto, essere pronti a rispettarla.
Come raggiungere Pantelleria e come spostarsi sull’isola

E’ possibile raggiungere Pantelleria dall’Italia in aereo: il piccolo aeroporto costruito poco prima della II Guerra Mondiale si trova quasi al centro dell’isola.
Tra le compagnie che operano con voli diretti ci sono Volotea e ITA Airways, con partenze da Roma, Bologna, Perugia e Verona. Noi siamo partiti da Bologna e abbiamo raggiunto l’isola dopo 1h e 20 minuti di volo.
L’aeroporto è molto piccolo, con solo scanner per i controlli di sicurezza.
Non sono presenti servizi, se si eccettua gli sportelli delle compagnie di autonoleggio e le toilette.
L’alternativa è raggiungere l’isola in nave, con traghetto o aliscafo, partendo dal porto di Trapani: a seconda del mezzo scelto si impiegano rispettivamente dalle 2 ore e 30 min alle 7 ore.

Pantelleria può essere facilmente esplorata in scooter oppure in auto. Il mezzo più tipico è la Panda, tanto che l’isola viene scherzosamente chiamata anche Pandelleria.
Ci sono tantissime aziende di noleggio. Noi ci siamo affidati a Massimo, un simpatico pantesco che ci ha fornito una panda un po’ vissuta ma capace di arrivare ovunque!
La strada perimetrale dell’isola è molto ben tenuta e consente di fare il giro completo seguendo tutta la costa. Più complessa invece è la viabilità interna.

Alcune strade sono talmente strette ed irte da risultare problematiche, soprattutto perchè spesso sono a doppio senso.
Attenzione quindi ad affidarvi troppo a Google Maps…anche perchè è possibile che non sempre il vostro cellulare abbia campo.

Se amate invece la bicicletta, è attivo il servizio sperimentale di noleggio ebike a pagamento.
Per poterne usufruire occorre scaricare l’apposita app e registrarvi collegando la carta di credito.
Non ho avuto modo di testarlo purtroppo ma ho incontrato un paio di punti dove era possibile prendere o lasciare l’e-bike, come quello al Lago Specchio di Venere.
Come organizzare il viaggio a Pantelleria e quando andare

Il capoluogo dell’isola è Pantelleria, denominato dagli abitanti “il paese”, centro di tutte le attività e dove si trovano il porto e l’antico castello. Il paese è piccolo e non proprio bello.
A fine 2025 dovrebbero partire i lavori del progetto Water Front che prevede la riqualificazione della zona del lungomare, un intervento che promette benefici per l’intero borgo.
Gli altri centri abitati principali sono Scauri sul lato occidentale e Khamma su quello orientale. Si tratta di centri molto piccoli dove però è possibile trovare alcuni servizi, come minimarket, bar, panetterie e piccoli negozi di artigianato.
Ci sono poi borghi più piccoli come Tracino, Rekhale e Gadir.

A inizio giugno è nato il portale ufficiale del turismo di Pantelleria con tutte le informazioni utili per farsi una prima idea e pianificare il viaggio. Inoltre, i profili social FB e IG, consentono di rimanere aggiornati sui principali eventi dell’isola.
Per approfondire invece la parte naturalistica, suggerisco il sito del Parco Nazionale che copre circa l’80% del territorio. Sul sito potete trovare anche la mappa interattiva dell’intera isola con indicate le principali attrazioni.
Quando l’ho visitata io non esisteva un Ufficio Informazioni Turistiche.
Ho trovato diversi punti informativi gestiti dal Parco che svolgevano in parte questa funzione, sparsi sull’isola, e dove reperire la mappa ma non esisteva un infopoint turistico centrale, dove acquistare guide o materiale informativo ufficiale.
Ho provato a chiederne conto al Comune di Pantelleria e a Visit Pantelleria Island e mi hanno confermato che ad oggi non è presente.

Esiste invece un consorzio di operatori, denominato Pantelleria Experience, che in parte svolge questo ruolo ed ha sede sul lungomare del paese, ai piedi del castello.
Il consorzio ha realizzato anche una app che, grazie ai QR code sparsi sull’isola, consente non solo di avere informazioni sulle attrazioni ma anche di accumulare punti (sesi), che alla fine del viaggio consentono di ottenere un premio da ritirare in sede.

Abbiamo visitato Pantelleria all’inizio del mese di giugno, un buon periodo per la bassa stagione mentre per le temperature iniziavano già ad essere alte nelle ore centrali della giornata. A mitigarle però era il vento, soprattutto quando soffiava il Maestrale.
Mi piacerebbe tornare sull’isola in primavera o in autunno, per sperimentare un clima più mite: sono certa infatti che consenta di muoversi meglio durante tutta la giornata e quindi di dedicarsi a più attività anche nelle aree interne.
Purtroppo sembra che molti voli low cost in bassa stagione vengano ridotti o sospesi, cosa che rende sicuramente più complicato raggiungerla.
Non ho idea di come possa essere, invece, nei mesi estivi di punta di luglio e agosto: dato però che, di norma, l’afflusso di persone cresce in questi mesi e gli spazi dell’isola non sono immensi, personalmente eviterei di provare. In ogni caso, sceglierei di muovermi in motorino.
Dove dormire a Pantelleria: il dammuso

L’esperienza più caratteristica per soggiornare a Pantelleria è sicuramente il Dammuso.
Si tratta della tipica abitazione dell’isola in pietra vulcanica e calce con volta a cupola, costruita in maniera tale da essere freschissime in estate anche senza aria condizionata.
Molti dei dammusi presenti a Pantelleria sono stati trasformati in strutture ricettive per turisti.
Ne esistono di varie tipologie, adatte a tutte le tasche.

Noi abbiamo scelto il dammuso gestito da Vincenzo e Rosa, una coppia fantastica che abita appena fuoi Scauri.
Se avrete la fortuna di trovare proprietari come loro, oltre ad un alloggio molto caratteristico troverete veri e propri amici che sapranno accogliervi, coccolarvi e raccontarvi tutto dell’isola.
Ovviamente a Pantelleria si trovano anche alcuni B&B, Hotel a 3 e 4 stelle e Resort, se preferite altri generi di comfort.
Dove mangiare a Pantelleria (secondo me)
Per quanto riguarda il cibo…beh, anche in questo caso la scelta non manca.
Noi abbiamo pranzato e cenato spesso a casa, approfittando della splendida veranda del nostro dammuso.
Quando è capitato di mangiare fuori o prendere cibo da asporto però ci siamo trovati sempre bene.

A Punta Spadillo, abbiamo provato L’Apina Nice Street Food per un pranzo veloce. Si trova davanti al Museo Vulcanologico ed è gestita da una coppia davvero simpatica e disponibile.
Fanno street food e preparano sul momento panelle, patatine, verdure grigliate, cartocci di pesce fritto e molto altro. Si mangia all’aperto ma riparati dal sole da piccoli pergolati.
Sono attivi però solo da maggio a ottobre.

Di tutt’altro tenore invece è Il Principe e il Pirata, il ristorante che si trova a Punta Karachi. Secondo il nostro host Vincenzo è il miglior ristorante di Pantelleria e devo dire che la nostra l’esperienza è stata di quelle da ricordare. L’ambiente è molto bello e affaccia sulla costa orientale che guarda l’Italia.
Il menù è ricco e vario e la qualità dei piatti che abbiamo assaggiato era davvero notevole, a cominciare dal cous cous di pesce fino al dentice alla pantesca e al delizioso bacio alla pantesca con passito.
Noi ci siamo fermati a pranzo ma se avrò occasione di tornare mi piacerebbe provare anche la cena.

Per chi ama la pizza, invece, la domenica sera il Panificio Marrone, a Scauri, prepara pizze da asporto o da consumare sul posto. L’abbiamo provata la prima sera e mi è piaciuta. Il consiglio però è di prenotare, soprattutto in alta stagione.
Mi dicono anche che il panificio faccia ottime paste per la colazione che purtroppo non abbiamo avulto modo di testare. Quando ci siamo stati noi il locale si trovava ancora nella sua sede storica, all’ingresso del borgo di Scauri. A quanto pare però, nelle scorse settimane la proprietà si è spostata al civico 31.
Una delle esperienze che tutti consigliano a Pantelleria è la degustazione in un’azienda vitivinicola.
Ci sono tantissime aziende che le organizzano. Seguendo i suggerimenti di diversi amici, abbiamo scelto la Cantina Basile.

L’azienda si trova nella Contrada Bukkuram, a circa metà strada tra il Paese e Scauri. L’ambiente è molto bello, circondato dai vigneti. Abbiamo degustato due vini bianchi e un rosso, accompagnati ciascuno da verdure, stuzzichini e formaggi e per concludere il passito con biscottini mandorle e uva passa.
Quello che rende la degustazione davvero speciale però è la presenza del proprietario Fabrizio Basile, persona deliziosa, che non solo ci ha spiegato tutto sui suoi vini ma anche sull’attività dell’azienda, che nel 2026 compirà 20 anni.
Infine un ultimo consiglio!
A Pantelleria troverete spesso bancarelle di frutta, capperi e mandorle sparse per l’isola: sono produttori locali che vendono i propri prodotti. Io vi consiglio di farne scorta, soprattutto se, come me, amate le mandorle!

Per la frutta fresca invece, nel parcheggio di Scauri, ogni giorno è presente una bancarella di frutta e verdura buonissima.
Considerate inoltre che spesso i proprietari di Dammuso hanno proprie coltivazioni di frutta e verdura e potrete quindi acquistare anche direttamente da loro: noi l’abbiamo fatto e i pomodorini di Vincenzo ancora li rimpiango!
6 giorni a Pantelleria tra mare, natura e archeologia

Quando ho strutturato l’itinerario per i nostri 6 giorni a Pantelleria ero convinta che saremmo riusciti a fare e vedere tutto. Non è andata così!
Ho sicuramente sottovalutato le temperature di inizio giugno, che, almeno nella settimana da noi scelta, erano già elevate, rendendo faticoso fare attività all’aria aperta nelle ore più calde.
Ma soprattutto mi sono lasciata travolgere dal mood dell’isola…ovvero fare le cose con calma e lasciarsi trasportare dagli eventi.
1^ giorno: Scauri e Punta Tre Pietre

Siamo arrivati all’aeroporto di Pantelleria poco dopo le 9 di domenica mattina.
Siamo stati subito investiti dall’aria calda di giugno e dal profumo di oleandro, mirto ed elicrisio.
Abbiamo raggiunto il parcheggio per ritirare la nostra Panda e su suggerimento del noleggiatore ci siamo recati subito in paese per una spesa veloce, prima che chiudessero gli unici 2 supermercati.
Subito dopo abbiamo raggiunto Scauri e il nostro dammuso.

Dopo un pranzo veloce e un po’ di riposo, abbiamo raggiunto Punta Tre Pietre su suggerimento del nostro host, Vincenzo.
La caletta si trova accanto al porto di Scauri e si raggiunge a piedi dopo aver parcheggiato l’auto accanto all’ex albergo di proprietà del leader libico Gheddafi, sequestrato nel 2012.

Molto bella, con piccole piscine naturali tra le rocce vulcaniche e piante di aglio che spuntano ovunque, è stato il luogo del nostro primo bagno nel mare incredibile di Pantelleria!
Siamo rimasti fino quasi al tramonto e poi siamo saliti a Scauri per prendere la pizza che avevamo prenotato al panificio Marrone.

La giornata è finita nel pergolato del nostro dammuso tra pizza, birra e il primo dei tanti tramonti spettacolari.
L’occasione è stata propizia anche per fare “conoscenza” con le zanzare dell’isola arrivate subito dopo il calar del sole.
Non molte a dire la verità e piccole (mi ricordano le Serafiche della Maremma) ma comunque efficaci su chi come me mostra discrete reazioni ai loro pinzi. Per fortuna il nostro dammuso aveva le zanzariere alla porta finestra d’ingresso!
2^ Giorno: Laghetto delle Ondine e Grotta di Satarìa

Per visitare Pantelleria abbiamo deciso di seguire i suggerimenti del nostro host Vincenzo: al mattino la parte orientale e al pomeriggio quella occidentale, così da sfruttare la presenza del sole fino al tramonto.
La prima tappa della giornata è stata quindi Punta Spadillo con il Laghetto delle Ondine, che si raggiunge dopo una breve camminata a piedi e una facile discesa tra le rocce.
Il laghetto è perfetto per un bagno rinfrescante dopo la camminata.

Abbiamo poi raggiunto il Museo Vulcanologico, con l’idea di visitarlo.
Prima però ci siamo fermati a pranzare al chiosco L’Apina. Eravamo talmente intenti a gustare il pranzo da non accorgerci che, alle 14, il Museo ha chiuso i battenti per l’intera giornata.
Dato che la temperatura era piuttosto alta per qualsiasi attività all’aria aperta abbiamo deciso di rientrare a casa.

Nel pomeriggio ho raggiunto invece la Grotta di Satarìa, a 10 minuti a piedi circa dal nostro Dammuso.
Riaperta nel 2024 dopo un importante restauro oggi è famosa per le vasche di acqua calda.
Per accedere occorre scendere una lunga scalinata, che conduce ad un ampia piattaforma in cemento.
Personalmente non amo molto questo tipo di strutture in cemento ma ammetto che rende sicuramente più semplice raggiungere la grotta ed eventualmente sdraiarsi a prendere il sole.
La leggenda narra che questa fosse la grotta della ninfa Calipso dove venne ospitato anche Ulisse.

L’interno è molto bello e ampio ed è qui che si trovano le vasche, dove l’acqua è davvero calda.
La grotta è anche rifugio per tantissime rondini che qui hanno i loro nidi e che intrattengono i presenti con i loro cinguettii.
Cena casalinga sotto il pergolato con uova e pomodori arrivati direttamente dal campo di Vincenzo e di sua moglie Rosa.
3^ Giorno: Lago Specchio di Venere e Museo Vulcanologico

Ci siamo alzati presto per raggiungere il Lago Specchio di Venere, famoso per i fanghi termali e le acque calde.
Il lago si trova sul fondo di una caldera e le sue acque si caratterizzano per le mille sfumature di azzurro, dovuto alla presenza di particolari microrganismi.
Dopo aver lasciato l’auto al parcheggio, ci siamo diretti a piedi sul lato opposto, nella zona dei fanghi. A differenza di quanto ci aspettavamo però, qui l’acqua era al massimo tiepida.
Come ci ha spiegato più tardi una guida del Parco, infatti, le abbondanti piogge di maggio avevano alzato il livello dell’acqua e stemperato il calore delle acque.
Le proprietà dei fanghi però erano ovviamente rimaste invariate e così ne ho approfittato per provare a “inzaccherarmi” ben bene. Dicono che per fare effetto occorre tenere i fanghi sul corpo fino a quando si seccano per poi lavarli via…ammetto di non aver resistito tanto!

Subito dopo abbiamo ripreso l’auto e raggiunto Punta Spadillo per visitare il Museo Vulcanologico: piccolo e con un allestimento un po’ datato ma molto interessante soprattutto per i racconti delle guide (grazie ad Adriana che è stata il nostro cicerone).
Una parte del museo è dedicata al vulcanesimo, l’altra alla storia dell’archeologia dell’isola mentre la Stanza del mare consente di fare immersioni virtuali con visori 3D nei mari di Pantelleria.

Terminata la visita ci siamo diretti a Punta Karachi, al ristorante Il Principe e il Pirata, per un meritatissimo pranzo.
Pennichella del pomeriggio a casa con l’idea di raggiungere poi a piedi la spiaggia di Nikà.

Alla fine però ce la siamo presa troppo comoda e ci siamo limitati a fare un salto a Scauri per acquistare la frutta alla bancherella che si trova nel parcheggio delle auto.
4^ giorno: Grotta di Benikulà e Favara Grande

Giornata dedicata alla scoperta della parte interna dell’isola.
La prima tappa è stata la Grotta di Benikulà.
Abbiamo lasciato l’auto nel piccolo parcheggio dove si trova anche la casetta dell’infopoint del parco e abbiamo imboccato il sentiero 975, lo stesso che, proseguendo, arriva fino alla Favara Grande.
La grotta si trova a circa un quarto d’ora di facile camminata: è una fenditura nella roccia, circondata da vegetazione. E’ possibile lasciare i vestiti all’esterno in una sorta di piccola terrazza che affaccia sulla vallata.
Entrare all’interno toglie il fiato!

I vapori acquei e i gas vulcanici innalzano la temperatura in una frazione di secondo a livelli altissimi.
Ci sono entrata in costume da bagno e sono rimasta per circa 10 sec: ne sono uscita madida di sudore!
Se avrò la fortuna di tornarci lo farò o al mattino molto presto o la sera tardi, sia per cercare temperature più fresche all’esterno sia per trovare meno persone, dato che lo spazio per muoversi è piuttosto ristretto.

Ripresa l’auto abbiamo raggiunto in 10 minuti Kuddia di Scauri e il parcheggio alla fine del sentiero 975.
Abbiamo quindi imboccato il sentiero in direzione opposta per raggiungere la Favara Grande: il tragitto si è rivelato un po’ più impegnativo di quello della prima parte della mattina, soprattutto per la parte che sale verso la montagna.
Abbiamo impiegato circa 30 minuti per raggiungere la Favara e la temperatura di mezzogiorno non ha facilitato il cammino: per fortuna avevamo con noi le bottigliette di acqua.

Ad un tratto l’abbiamo avvistata: un pennacchio di fumo bianco che si staglia sul nero delle rocce e sul cielo azzurro.
La Favara Grande è solo una delle tante che si trovano in questa zona. Da queste apertura della terra salgono emissioni di vapore acqueo a temperature veramente elevate: state attenti quindi a non avvicinarvi troppo e al vento, se non volete rischiare di ustionarvi!
Stanchi ma soddisfatti siamo ridiscesi fino all’auto e rientrati a casa, dove abbiamo passato il pomeriggio a riposare prima di un aperitivo serale con Vincenzo, Rosa e la loro piccola Ludovica.
5^ giorno: in barca alla scoperta dell’isola

Giornata dedicata al giro in barca di Pantelleria, un’esperienza che viene consigliata a tutti e che effettivamente merita di essere fatta perchè consente di raggiungere parti dell’isola in zone un po’ impervie.
Sono tantissime le compagnie che offrono questo servizio.
Su suggerimento di Vincenzo, noi abbiamo scelto il tour di Dadigan.
Siamo partiti alle 9.30 dal porto di Pantelleria con 2 imbarcazioni, con circa 10/12 persone ciascuna.
Il tour ci ha consentito di fare l’intero giro dell’isola, ammirando tantissime baie: Cala Bue Marino, Cala Punta Pozzonala, con il bunker di Mussolini, Punta Spadillo, Punta Lunga con la Villa di Armani, Punta Limarsi, l’Arco dell’Elefante e molto altro.

Ad accompagnare la scoperta di ogni angolo dell’isola sono stati i racconti, le storie e gli aneddoti del nostro capitano, Gaetano.
Abbiamo pranzato in barca davanti alla splendida Grotta delle Sirene, per arrivare poi a Nikà con le sorgenti di acqua calda in mare.

Raggiunta la parte più meridionale dell’isola le imbarcazioni hanno preso a navigare verso il largo, in direzione di Tunisi, fermandosi in mezzo allo stretto per farci un bagno in mare aperto.
E’ stata un’esperienza incredibile in un mare dal blu così intenso come non avevo mai visto in vita mia.

Sembra impossibile che un tratto di mare talmente bello e affascinante sia allo stesso tempo uno dei luoghi nei quali si consumano, da sempre, le tragedie legate al fenomeno migratorio dall’Africa all’Italia.
Siamo rientrati a Pantelleria intorno alle 19.30, portando con noi i ricordi di una giornata intensa e indimenticabile!
6^ giorno: Gadir, Acropoli di San Marco e Villaggio di Mursia

Per il nostro ultimo giorno, ci siamo recati a Scauri per una colazione veloce seguita da un po’ di shopping nei negozi di artigianato locale.
Da qui ci siamo spostati a Gadir per veder il porticciolo e soprattutto le vasche di acqua calda: ammetto di esserci rimasta un po’ male perchè sono davvero minuscole e posizionate nella piattaforma di cemento accanto alla salita delle barche!
Dopo un pranzo veloce, nel pomeriggio ci siamo diretti invece a Pantelleria.
L’idea era di visitare il castello ma purtroppo l’abbiamo trovato chiuso. Come confermato dal Comune di Pantelleria, il castello al momento è chiuso a seguito di una disputa con il Demanio.

Ci siamo diretti allora all’Acropoli di San Marco, subito fuori Pantelleria: è piccola e si visita velocemente anche perchè non ci sono molti pannelli informativi.
Da qui ci siamo spostati verso Mursia, con l’idea di visitare la Necropoli dei Sesi.
Abbiamo trovato facilmente il Sese Grande, nascosto tra abitazioni private, ma non siamo invece riusciti a trovare la Necropoli…e non eravamo i soli a cercarla!

Solo più tardi ho realizzato che la necropoli si trovava praticamente davanti a noi, avvolta dalla vegetazione e quasi del tutto irriconoscibile, data l’assenza di qualsiasi indicazione…o almeno noi non le abbiamo trovate!

Ci siamo spostati quindi poco più avanti al villaggio dei Sesi o di Mursia.
Il sito è ben indicato ed è stato attrezzato un percorso da seguire per la visita.
Anche in questo caso però mancano quasi completamente pannelli informativi.

Per concludere la nostra vacanza abbiamo prenotato la degustazione di uva zibibbo e moscato alla Cantina Basile, nella vicina contrada Bukkuram.

Questo è quello che siamo riusciti a fare e vedere a Pantelleria in 6 giorni ma il programma originale prevedeva molto altro.
Avrei voluto fare un’esperienza di trekking sulla Montagna Grande, con le escursioni organizzate dalle guide dell’isola, visitare la Grotta dei Briganti e il Bosco delle Fate. Mi sarebbe piaciuto provare a raggiungere Nikà e la Balata dei Turchi da terra e godermi di più la Grotta di Benikula, per fare una seduta di sauna naturale.
Avrei voluto avere più tempo da trascorre nella Necropoli di Mursia e soprattutto studiarmi meglio la Necropoli dei Sesi. Avrei voluto visitare il borgo di Khamma e vedere i famosi asini panteschi.
Ma soprattutto…avrei voluto godere ancora un po’ di quel senso di libertà e sintonia con la natura che Pantelleria ha saputo regalarmi.
Pantelleria, un’isola non adatta a tutti

Si dice che Pantelleria o la ami o la odi….io me ne sono innamorata!
Mi ha ricordato (in piccolo) Lanzarote per la sua natura vulcanica ma con un turismo decisamente meno soffocante, e, allo stesso tempo, mi ha riportato indietro nel tempo alle vacanze della mia adolescenza a Chiessi, tra scogli, pochi servizi concentrati in alcuni punti dell’isola e la linea del cellulare che va e viene.
E’ sicuramente un’isola dove rifugiarsi per staccare dalla routine quotidiana, una sorta di vero e proprio “buen retiro”. Probabilmente non è un caso che molti vip abbiano preso casa qui, come Giorgio Armani, Fabio Capello e Nicola Zingaretti.
Se però si è in cerca di un posto che offra i classici servizi turistici per una vacanza, forse è meglio cercare altrove.
Qui non ci sono spiagge di sabbia e nemmeno stabilimenti balneari. Insieme alle ciabatte da mare è bene avere con sé anche scarpe da ginnastica e, se non si è abituati, scarpette da scogli.

Gli unici 2 supermercati, ad oggi, si trovano in paese mentre negli altri borghi, come Scauri o Khamma, ci sono solo piccoli market e la frutta si acquista per lo più nella bancarelle per strada (ed è buonissima).
Se la parte naturalistica è ben strutturata, con sentieri segnati e tour organizzati dalle guide del parco, manca invece al momento una valorizzazione adeguata di tutta la parte del patrimonio archeologico dell’isola.

Credo si possa dire che Pantelleria, ad oggi, è una di quelle isole che non si offrono ancora spontaneamente ma sei tu che devi volerla scoprire…insomma una vera e propria perla nascosta del Mediterraneo.
Forse anche per questo è una delle isole più interessanti che abbia visitato ultimamente.
Probabilmente le cose cambieranno, considerando anche le iniziative di promozione che l’isola ha iniziato a portare avanti. Inoltre, io ho potuto visitarla in un periodo di bassa stagione, ad inizio giugno, e non ho idea di come possa essere la situazione nei mesi estivi di punta.
La sensazione che ho avuto però è che ad oggi questa rimanga ancora una destinazione piuttosto genuina, caratteristica che spero riuscirà a mantenere anche in futuro.
Se siete quindi in cerca di pace, natura e genuinità, sono sicura che i suoi colori, la disponibilità dei suoi abitanti e i suoi sapori conquisteranno anche voi.
Grotta delle Sirene, Punta Limársi, Pantelleria, Trapani, Sicilia, 91017, Italia
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Reporter da una vita e perennemente in viaggio, geografico e mentale. Sono giornalista professionista ed ho lavorato soprattutto per radio e web. Mi occupo di comunicazione digitale nel settore del turismo e della cultura. Adoro esplorare, scrivere, fare foto e video!
