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 Ylenia Caioli

Viaggio in Belgio: appunti su un paese che mi ha sorpreso

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bruxelles dall'atomium

Ogni viaggio è una storia a sé ma ce ne sono alcuni che riescono a sorprenderti più di altri: sono quei viaggi che, a dispetto delle aspettative, si sviluppano in modo imprevedibile, regalandoti, alla fine, molto più di quanto ti aspettassi…il mio viaggio in Belgio, fatto agli inizi di settembre con il mio fidanzato, rientra tra questi!

Su questo paese avevo raccolto i commenti più disparati: chi mi chiedeva perchè mai lo avessi scelto come meta (“Cosa di sarà da vedere in Belgio?!?”) e chi invece (spesso essendoci già stato) ne decantava le bellezze, soprattutto di città come Brugge o Gent.

bandiera del belgio

Sapevo che sarei andata nelle Fiandre ma sapevo anche che le città “più turistiche” erano ad una certa distanza dalla nostra destinazione principale, ovvero Genk, nel Limburgo: motivo principale del viaggio infatti era andare a trovare i parenti del mio fidanzato..non sapevo quindi cosa avremmo potuto vedere lì e neppure se avremmo avuto tempo per visitare altre parti del paese.

Alla fine, non solo il Limburgo si è dimostrata una metà molto interessante di per sé, tra l’altro molto vicina a Germania e Olanda, e per questo ottima come base per visitare ad esempio Maastricht, ma abbiamo avuto anche il tempo per un breve giro a Brugge, Gent e nella capitale, Bruxelles.

Il risultato è stato un viaggio breve ma intenso grazie al quale ho potuto visitare aree turistiche ma anche zone poco presenti nelle guide ufficiali; inoltre, stare a contatto con chi vive in questo paese (sia belgi che italiani oggi in cerca di fortuna), mi ha permesso di approfondire un po’ la conoscenza di questa società…devo ammettere che questo tipo di viaggi è quello che preferisco!

villaggio belga ricostruito nel limburgo

Il rientro al lavoro e una serie di eventi in programma in queste settimane mi stanno assorbendo parecchio e ci vorrà un po’ prima di riuscire a ricostruire il resoconto di quanto visto: nel frattempo, ho pensato di riportare alcune delle annotazioni dei miei appunti di viaggio.

Si tratta di riflessioni su ciò che mi ha colpita di più del Belgio: nessuna pretesa quindi di raccontare come sia questo paese ma solo note su come l’ho percepito io.

IL BELGIO E L’AMORE PER LA NATURA

girasoli in belgio

Il colore verde è stata la prima cosa che ho notato mentre atterravamo all’aeroporto internazionale di Bruxelles e, successivamente, durante il viaggio in treno per raggiungere Genk.

Mai mi sarei aspettata che il Belgio fosse un paese così ricco di boschi e aree boschive, alternate a zone coltivate (soprattutto mais) e a pascoli (pecore, mucche o cavalli)!

cavallo a bokrijkIn particolare mi ha colpita il Limburgo e la zona di Genk: sapevo che questa aerea era famosa per le numerose miniere di carbone, in attività dal dopoguerra e fino agli anni ’80, e mi aspettavo quindi una zona molto industrializzata…mi sono trovata davanti invece un’area incredibilmente verde dove l’attenzione e il rispetto per la natura è una nota dominante!

waterschei

Non solo qui praticamente tutti hanno casa con giardino ma il verde è tutelato con norme severe (ad esempio per impedire l’abbattimento degli alberi) e c’è molto rispetto per gli animali: tanto per fare un esempio, sulle strade abbiamo trovato delle speciali corsie fatte per consentire a rospi e rane di attraversare senza essere investiti!

MULTICULTURALITA’: LA CARATTERISTICA PRINCIPALE DEL BELGIO 

bruxelles centro

Non sapevo che il Belgio fosse un paese capace di racchiudere in sé così tante etnie: se le principali infatti sono fiamminghi, valloni e tedeschi ne esistono una miriade di minori, dagli italiani, a marocchini, turchi, francesi etc.

Un paese molto interessante, quindi, a livello sociale, ancor più oggi che il tema della convivenza di culture sta assumendo un ruolo di primaria importanza.

Le diverse etnie infatti qui convivono da tempo, sia nelle città principali che nelle aree periferiche, ognuna apportando il proprio contributo: in particolare a Bruxelles, la capitale, è possibile davvero incontrare ad ogni angolo persone di razza e religione diverse.

Non mi dispiace pensare che il Belgio possa rappresentare in piccolo quello che un giorno potrebbe diventare l’intera Europa.

IMMIGRAZIONE: IL BELGIO TRA PASSATO E PRESENTE 

minatori italiani in belgio

La multiculturalità del Belgio è ovviamente frutto dell’immigrazione che questo paese ha subìto a partire dalla fine della II guerra mondiale: questo aspetto mi incuriosiva molto, alla luce anche delle attuali ondate migratorie che interessano l’Europa.

A differenza di quello che accade oggi però, nel dopoguerra l’arrivo di immigrati in Belgio è stato regolato da accordi precisi tra il governo di Bruxelles e quelli dei paesi interessati, tra i quali l’Italia: il Belgio infatti aveva bisogno di minatori e andava a cercarli all’estero.

Questo tipo di immigrazione quindi era regolato da rigide norme, che prevedevano diritti e doveri per chi decideva di venire a vivere qui: ad esempio il lavoratore era vincolato almeno per un anno al lavoro nelle miniere, pena la detenzione e il rimpatrio.

In cambio del lavoro riceveva vitto, alloggio (le cose costruite per i minatori sono le stesse usate tutt’oggi come residenze) e tutto quello che era necessario per il sostentamento proprio e della famiglia.

mina di winterslag

Gli accordi del dopoguerra ebbero come risultato un afflusso notevole di immigrati: pare che solo nel 1952, fossero impiegati circa 70.369 minatori stranieri in Belgio, per il 70% italiani, 11% polacchi, 5% tedeschi e il restante russi, estoni, spagnoli, greci e cechi.

C’è un libro molto bello “Per un sacco di carbone” scritto dalla giornalista Maria Laura Franciosi che ha raccolto storie e testimonianze degli immigrati italiani che vennero a lavorare nelle miniere del Belgio: un racconto duro ma allo stesso tempo molto interessante e bello perchè riesce a far percepire bene la speranza nel futuro che questo paese ha saputo regalare a tanti..se vi interessa l’argomento ve lo consiglio!

giornale belga

Il fenomeno vissuto nel dopoguerra dal Belgio l’ha forse “abituato” più di altri paesi alla presenza di stranieri e ad affrontare le nuove ondate migratorie di oggi con occhi meno “sospetti”: intendiamoci, anche qui la presenza degli “stranieri” è oggetto di discussioni (ho sentito discorsi su “stranieri che rubano il lavoro ai belgi” o “prima sistemiamo i belgi e poi gli stranieri”) ma per lo più ho avvertito molta solidarietà tra la gente comune.

Basti pensare alla mobilitazione per la raccolta di coperte e vestiti organizzate in vari parti del paese per rispondere all’arrivo di oltre 4000 nuovi immigrati.

Dall’altro lato prosegue anche l’arrivo di “europei” in cerca di fortuna: a Bruxelles abbiamo conosciuto questo gruppo di ragazzi italiani che gestisce un locale con annesse camere, una sorta di B&B.

Tra loro c’è anche Giulia (nome di fantasia): ventenne, arrivata in Belgio a inizio anno per costruirsi un futuro, lavora nel locale ed è in attesa di iniziare un master in diritto internazionale per poter un giorno magari trovare lavoro presso l’Unione Europea; secondo lei Bruxelles è una città dove si vive bene, meno cara di realtà come Londra o Parigi ma con stipendi medi superiori a quelli italiani.

Alla fine tutti siamo sempre e solo alla ricerca di un futuro migliore!

COMUNITA’: LA FORZA DELLE PROPRIE RADICI 

missione cattolica italiana a genk

Multiculturalità non significa dimenticare le proprie origini, anzi: il senso di appartenenza permane negli usi e costumi delle singole comunità.

Ho avuto modo di frequentare per qualche giorno la comunità italiana di Waterschei, a Genk, che ci ha accolto con molto calore: qui tutti parlano fiammingo e italiano e ciascuno cerca di mantenere contatti con l’Italia in vario modo (ad esempio chi ha il satellite cerca di sintonizzarsi anche sulla tv italiana).

Il cuore della comunità italiana a Genk è la Missione Cattolica, con la chiesa, costruita dai minatori all’inizio degli anni 60: qui i volontari, guidati da don Gregorio, cercano di mantenere vive le tradizioni organizzando, ad esempio, corsi di lingua o di cucina italiana, eventi e feste!

radio internazionale waterschei

Ci sono anche iniziative ludiche, come il bar, la bocciofila e soprattutto la radio: Radio Internazionale, nata nel 1982, trasmette solo in lingua italiana e può essere seguita anche in streaming.

Gli studi si trovano sotto la chiesa e sono davvero belli, soprattutto se si tiene conto che è fatta da volontari: grazie ancora a Fortunato per avermi ospitata nella sua trasmissione del venerdì mattina!

LA CULTURA IN BELGIO: ARTE; STORIA; COSTUMI E POLITICA

gent

La cultura di un paese è fatta di tanti aspetti diversi e in Belgio ho potuto apprezzarne diversi.

Ci sono i monumenti storici e architettonici, dai resti gallo-romani di Tongeren, alle architetture medioevali di Brugge e Gent, fino all’art nouveau di Bruxelles;

C’è la memoria storica (sociale e di costume) raccontata nel Parco di Bokrijk, dove sono state ricostruite le antiche abitazioni delle Fiandre dal 1600 a oggi, o in musei come il Belgian Comic Strip Center, il Museo del Fumetto a Bruxelles;

C’è quella economica con quel che resta delle numerose miniere di carbone (le Mine) riconvertite in siti turistici;

parlamento europeo a bruxelles

C’è la politica che ha il suo cuore nel Parlamento europeo a Bruxelles…insomma il Belgio è un paese davvero ricco di cultura da tutti i punti di vista!

Ho notato una cosa però: fuori dalle principali città turistiche, le uniche lingue presenti nelle didascalie sono spesso solo fiammingo e francese…un po’ difficile quindi per chi non le conosce apprezzare a pieno quello che viene raccontato!

CUCINA BELGA: BUONA E ATTENTA ALLA SALUTE
cozze e patatine fritte
Lo ammetto, ero un po’ scettica all’idea di mangiare cozze e patatine fritte…e invece mi son piaciute parecchio!

In realtà ho apprezzato tutta la cucina belga: per chi come me adora le zuppe questo paese è una goduria, perchè in qualsiasi casa o ristorante le troverete (e sono buonissime)!
zuppa belgaNiente da dire su cioccolata (calda o in tavoletta) e birre…sembra incredibile ma son tutte buone (o quasi..diciamo che la Delirium Tremens aromatizzata non mi ha fatto impazzire!)

Oltre alla cucina tipica belga, abbiamo avuto occasione anche di provare alcuni locali particolari, come Würst, a Leuven, dello chef Jeroen Meus, o Ellis a Brugge!

birre belga

Una cosa che mi ha molto colpita è l’attenzione per la cucina “sana”: molti locali sono bio o vegetariani, cosa che personalmente ho apprezzato molto; inoltre anche le catene hanno un occhio particolare per la qualità dei cibi come Exkis (a Bruxelles, che è diventato uno dei miei preferiti!) o Lunch Garden a Genk!

TRASPORTI: BENE I TRENI PER LE CITTA’ ALTRIMENTI MEGLIO L’AUTO

treno belgio

Il Belgio è un paese piuttosto facile da girare con i mezzi pubblici se si rimane sulle rotte turistiche.

Abbiamo usato sempre la ferrovia belga e devo dire che ci siamo trovati piuttosto bene: distanze piuttosto brevi (il massimo da una parte all’altra del paese sono 4 ore di treno), treni intercity puntuali (non esiste l’alta velocità per muoversi all’interno del Belgio), facilità nell’acquisto dei biglietti, grazie alle casse automatiche, e presenza di armadietti nelle stazioni per depositare i bagagli.

autostrada belga

Il problema però sorge quando si esce dai classici itinerari di viaggio, per raggiungere località meno note o comunque fuori dalle rotte ufficiali: in questo caso è molto meglio utilizzare l’automobile, considerando anche che le autostrade sono gratuite. Consente infatti di guadagnare molto tempo rispetto a treno o autobus.

Noi l’abbiamo fatto per raggiungere Maastricht, in Olanda, ma ci sarebbe tornata utile anche a Tongeren!

CLIMA: METEO PAZZO ANCHE IN BELGIO

meteo in belgio

Per la prima volta in vita mia ho completamente sbagliato a fare la valigia e mi son portata abiti che non ho mai indossato!

Non mi aspettavo infatti di passare dal sole e dai 35 gradi dell’Italia alla pioggia e ai 20 (ad andar bene!) del Belgio, nei primi giorni di settembre!

Probabilmente siamo incappati in un periodo sfortunato dal punto di vista climatico (ho sentito molti rimpiangere di aver avuto 30 gradi fino a pochi giorni prima!) o forse il meteo è davvero impazzito…fatto sta che a Tongeren la leggera e insistente pioggia che cadeva sembrava nevischio!!!

Il clima si è ristabilito negli ultimi giorni, quando finalmente è tornato il sole e le temperature sono risalite: in ogni caso la prossima volta la mia valigia sarà molto più varia e pronta ad affrontare tutte le possibili gradazioni di temperatura!

MUSEI E NEGOZI: COPRIFUOCO ALLE 17!

negozi brussels

Sarò ormai una “mediterranea doc” ma non riesco proprio ad abituarmi agli orari di chiusura dei paesi del nord!

Anche in Belgio infatti, come in molti paesi nordici, l’orario di chiusura sono le 17 (massimo 18), dato che tra le 18.30 e le 19 la maggior parte delle persone è già a cena.

Già la chiusura dei musei è un problema perchè ti sottrae almeno un paio d’ore di eventuali visite ma se si aggiungono anche i negozi la cosa diventa piuttosto triste: le città, soprattutto quelle meno turistiche, alle 18 sono praticamente deserte!

Per fortuna fanno eccezione ristoranti e bar aperti fino a notte!

notte a bruxelles

Queste sono le prime impressioni a caldo che ho ricavato durante il viaggio in Belgio..il resto lo scriverò nei prossimi post.

Devo dire che questo paese mi è piaciuto molto: spero quindi di avere occasione di tornarci, non solo per finire di vedere quello che non ho potuto vedere (ad esempio la Vallonia, la costa e soprattutto Antwerp/Anversa, che mi incuriosisce molto) ma anche per approfondire in generale la sua conoscenza!

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2 Responses to Viaggio in Belgio: appunti su un paese che mi ha sorpreso

  1. sonia salsi 21 novembre 2015 at 09:50

    Gentile Ylenia, mi chiamo Sonia Salsi, sono nata e cresciuta nel Limburgo belga, precisamente a Lindeman, la cité villaggio giardino che fu appositamente costruito nel secondo dopoguerra, luogo di accoglienza, inizialmente per quei uomini “soli” che andarano a lavorare nella miniera di carbone di Zolder (vi ci lavorava mio nonno paterno, padre e fratello).
    Io mi occupo di storia dell’immigrazione italiani nei contesti multiculturale, sempre in Belga, realtà che ho vissuto da vicino,
    ora Le scrivo per complimentarmi per il Suo bell’articolo,
    mi piacerebbe parlare con Lei,
    vivo e lavoro a Bologna,
    autrice di libri sulle migrazione, se non studiosa.
    Il mio libro monografico (nato dalla mia laurea in Antropologia Culturale) pubblicato con la casa editrice Pendragon: Sonia Salsi: Storia dell’immigrazione italiana in Belgio: Il caso del Limburgo, 2013, Pendragon
    Buon giornata,
    Sonia Salsi

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    • Ylenia Caioli 21 novembre 2015 at 10:26

      Salve Sonia,
      piacere di conoscerti!

      Grazie per il tuo commento: sono contenta che il post ti sia piaciuto e, considerando quanto conosci bene il Limburgo e la storia dell’immigrazione dall’Italia, i tuoi complimenti sono doppiamente graditi!

      Mi farebbe molto piacere conoscerti e visto che non siamo molto distanti potrei fare un salto a Bologna (città dove capito troppo poco, purtroppo!): ti chiedo solo di avere pazienza fino a inizio del prossimo anno perchè questi mesi sono molto pieni per me da un punto di vista lavorativo.

      Nel frattempo ne approfitterò per leggere il tuo libro: mi incuriosisce molto 😉

      P.s. Mi sono permessa di cancellare il tuo numero di telefono dal commento per una questione di privacy ma l’ho salvato tra i miei contatti personali!

      Rispondi

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