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 Ylenia Caioli

Pisco e Nazca: Islas Ballestas e Cimitero di Chauchilla

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spiaggia di paracasIl viaggio lungo la “Carrettera Panamericana” (o Panamericana) è stata per me un’esperienza indimenticabile: la carrettera è un infinito nastro d’asfalto che sale e scende lungo la costa dell’Oceano Pacifico, attraversando il deserto del Perù.

Non avevo mai visto il deserto prima di allora e l’impatto fu davvero forte: il contrasto tra l’azzurro del cielo, la sabbia e l’oceano era abbagliante!

A spazzi l’orizzonte si tingeva di verde: erano le oasi, zone nelle quali, grazie alle antiche canalizzazioni Inca, era stato possibile portare l’acqua e che venivano ancora coltivate.

Questo paesaggio, che avrebbe accompagnato il nostro viaggio una volta abbandonata Lima e fino all’arrivo nella città di Arequipa, rappresentava, a ragione, una delle meraviglie naturalistiche per le quali il Perù era, ed è, famoso nel mondo.

Mi dispiace solo che le foto che avevo scattato con la macchina a rullino non siano venute!

PISCO E LA RISERVA NAZIONALE DI PARACAS 

plaza de las armas a piscoImpiegammo circa 6 ore a raggiungere Pisco: molto più piccola di Lima, questa cittadina non ebbe su di me un effetto tanto diverso dalla capitale.

Non ricordo molto di questa città di mare, se non che si sviluppava tutta intorno a Plaza de Armas, la piazza centrale, e alla via principale, dove sorgevano diversi alberghi e ristoranti.

strade di piscoL’impressione che annotai sul mio diario fu quella di “una cittadina nata con e per il turismo”: a testimoniarlo l’alto numero di persone che alla fermata dell’autobus cercavano di “venderti” quell’albergo o quel ristorante.

chiesa di piscoFu però proprio grazie ad una di loro, una ragazza di circa vent’anni, che noi due fiorentine un po’ troppo piene di noi stesse, evitammo di finire in una delle “zone meno consigliate ai turisti”; per ringraziarla accettammo di seguirla all’albergo per il quale procacciava clienti e di alloggiare lì.

Sempre grazie a lei, prenotammo anche il tour che ci avrebbe consentito la visita alla Riserva Nazionale di Paracas, motivo della nostra sosta.

Una delle caratteristiche del nostro viaggio in Perù, è stato il dover arrendersi all’evidenza di non poter visitare alcuni luoghi senza un tour organizzato: non so se le cose oggi siano diverse, ma all’epoca, a meno di non poter sborsare ingenti somme di denaro, le principali attrazioni turistiche erano accessibili solo con tour già prestabiliti.

imbarcadero di paracasI tour venivano venduti o nelle agenzie o tramite gli operatori che andavano a “caccia dl turisti”, alla fermate degli autobus o nelle principali piazze; anche i prezzi erano per lo più gli stessi: così al turista non rimaneva che scegliere l’agenzia o l’operatore che gli stava più “simpatico”.

Purtroppo ho sempre avuto problemi con i tour organizzati (forse a causa di una certa difficoltà nel fare le cose che mi vengono imposte quando avrei voglia di farne altre) e fu quindi abbastanza difficile abituarsi a questa necessità!

A Pisco il tour proposto era, appunto, quello della Riserva Nazionale di Paracas!

tour riserva nazionale di paracasLa Riserva Nazionale di Paracas era, ed è tutt’oggi, la più importante del Perù, famosa per la presenza di uccelli ma soprattutto dei suoi leoni marini: il tour prevedeva la visita, in barca, alla Candelabra e alle Islas Ballestas.

La visita poteva essere fatta solo nelle prime ore del mattino, a causa del forte vento che si alzava dopo le 10 e che rendeva impossibile avvicinarsi durante tutto il resto della giornata.

Così, all’alba del giorno dopo, ancora con gli occhi abbottonati, partimmo con il nostro pulmino.

IN BARCA DALLA CANDALABRA ALLE ISLAS BALLESTAS

imbarco tour riserva paracasL’arrivo al molo fu suggestivo: davanti ad una fila di ristoranti caratteristici venivano scaricate decine di turisti, ognuno dal pullman che ne indicava anche il tenore sociale: da quelli di extra-lusso ai piccoli còmbi come il nostro!

Ogni gruppo “apparteneva” ad un ristorante e guai a mescolarsi! Così mentre attendevamo l’imbarco si poteva ammazzare il tempo facendo colazione.

Arrivato il nostro turno, io e Elena salimmo sulla nostra piccola barchetta: purtroppo però il numero di turisti era superiore a quello dei giubbetti di salvataggio..così, per non rimanere a terra, o ritardare la partenza, accettai di farne a meno!

candelabraLa prima tappa del tour fu la visita alla Candelabra: è un’immagine incisa sulle colline della costa, così chiamata perchè ricorda un candelabro; a prima vista sembra molto simile, nella realizzazione, alle famose linee di Nazca ma, secondo gli studiosi, è di età molto più recente.

Le teorie sul suo significato sono molte e tutte diverse tra di loro: da simboli extraterrestri a rituali religiosi…in fondo, il fascino di queste linee, così come per Nazca, secondo me risiede proprio nel mistero delle loro origini e nel fatto che ognuno può vedere in esse ciò che più gli aggrada.

La nostra piccola imbarcazione proseguì il viaggio, arrancando verso le isole solitarie mentre il vento cominciava piano piano ad alzarsi.

isole ballestas e impianto guamoLe Islas Ballestas rappresentano senz’altro qualcosa di unico nel loro genere: un gruppo di rocce i cui unici signori incontrastati sono i grandi leoni marini che popolano spiagge e anfratti rocciosi, riempiendo con i loro barriti il silenzio circostante….

….di silenzio, ad essere sinceri, non ce n’era molto visto l’andi-rivieni di imbarcazioni, cosa che svilì un po’ l’idea del “paradiso naturale”, decantato dalla nostra guida.

islas ballestas e leoni di mareIn realtà le Islas Ballestas sono soprattutto un’industria ad alta redditività per il Perù: oltre al turismo, infatti, ogni dieci anni qui viene fatta la raccolta del “guamo”, escrementi lasciati dalle migliaia di uccelli che sorvolano le rocce; il guamo viene poi esportato in tutto il mondo ed usato come fertilizzante.

guamo alle islas ballestas…e chi visita queste isole porta a casa anche un ricordo “olfattivo” molto vivido!

leoni mariniDopo aver circumnavigato le isole iniziò il rientro verso il porto…e qui capii l’importanza di avere addosso un giubbotto di salvataggio!

Ad un tratto infatti, forse a causa del vento, ormai piuttosto forte, il motore della barca decise di esalare l’ultima nuvoletta di fumo nero, abbandonandoci a dondolare miseramente in mezzo all’oceano pacifico!

Per fortuna, tali circostanze non dovevano verificarsi troppo di rado: dopo qualche attimo di panico, infatti, scoprimmo che le imbarcazioni turistiche venivano fatte procedere sempre in coppia e poco dopo vedemmo arrivare in soccorso la nostra “gemella”!

Grazie al suo rimorchio ci risparmiammo una lunga, quanto improbabile, traversata a nuoto!

NAZCA, LE FAMOSE LINEE E IL CIMITERO DI CHAUCHILLA 

nazcaPartimmo per Nazca nel primo pomeriggio dello stesso giorno: per risparmiare soldi, e visto che il viaggio avrebbe dovuto durare massimo 4 ore, optammo per un autobus in classe economy.

Non dimenticherò mai la quantità incredibile di mosche presenti su quel pullman (affatto insolite data la presenza di animali come galline, pulcini e galli da combattimento); inoltre a causa di un guasto al motore (si vede che in quei giorni non avevamo fortuna con i motori!) il viaggio, che avrebbe dovuto durare poche ore, si potrasse fino a farci arrivare a Nazca solo a a sera fatta!

Se Pisco mi era parsa “turistica”, Nazca lo era ancora di più: all’epoca aveva due sole strade principali piene di alberghi, negozi, ristoranti e internet point, ad uso e consumo di un turismo mordi e fuggi.

Il tour principale era ovviamente la visita alle Linee di Nazca: si tratta di circa 800 incisioni di dimensioni gigantesche lasciate sulla roccia del deserto e sulla cui origine circolano teorie di tutti i tipi. L’ipotesi più scientificamente accreditata le attribuisce alla civiltà Nazca, tra il 300 ac e il 500 dc

Le linee di Nazca potevano essere ammirate in volo, oppure dalla piattaforma costruita da Maria Reiche, studiosa che alle linee aveva dedicato la sua vita. 

Stupirà molti ma declinammo gentilmente entrambe le offerte di tour: a parte il costo, abbastanza elevato, (all’epoca circa 50 $ dollari) quello che ci convinse a non optare per l’aereo fu apprendere che i piper volavano “a vista”, senza cioè l’ausilio di radar, oltre alla notizia che qualche anno prima alcuni turisti (toscani) erano morti, proprio nello scontro tra due piper!

Scartata anche l’opzione di pagare per salire sulla piattaforma, optammo invece per un secondo tour: la visita alla necropoli di Chauchilla.

TOUR AL CIMITERO DI CHAUCHILLA E IL DESERTO DI NAZCA

cimitero di chauchillaIl cimitero di Chauchilla si trova ad una trentina di chilometri da Nazca, in pieno deserto: gli scavi effettuati hanno permesso di riportare alla luce resti di tombe databili tra il 900 e il 1500 dc.

La visita fu per noi, all’epoca giovani studiose di archeologia, il primo impatto con un sito peruviano e, nonostante le meraviglie che ci erano state promesse, devo ammettere che un po’ ci deluse: la necropoli di Chauchilla, ci apparve infatti molto abbandonata a se stessa!

tomba chauchillaLe tombe, sferzate da un forte vento, avevano a protezione solo delle coperture di rami e paglia; nessun pannello informativo permetteva di farsi un’idea precisa delle singole sepolture, della civiltà che le aveva prodotte o dei suoi usi o costumi.

ricostruzione tomba cimitero chauchillaOgni sepoltura era stata ricostruite per dare l’idea del contesto originario, del quale però non venivano fornite spiegazioni.

Un peccato perchè di potenziale ce ne sarebbe stato, eccome!

deserto e cimitero chauchillaDevo dire che la parte più suggestiva, per me, fu rappresentata dal contesto naturale: trovarsi in un antico cimitero (e chi legge questo blog sa quanto mi attraggano certi cimiteri), con pochissime altre persone, in mezzo al deserto, quasi al tramonto, con il vento che crea mulinelli di sabbia…era davvero molto suggestivo!

deserto nazcaL’ultimo ricordo di Nazca è l’incontro che avemmo, quella stessa sera, con uno studente di vent’anni: fu lui ad avvicinarsi al tavolo dove stavamo cenando, chiedendo di poter fare due chiacchiere.

Si chiamava Bruno, conosceva Firenze e aveva una vera passione per Machiavelli. Ci raccontò che lavorava come procacciatore di turisti per pagarsi gli studi ma che talvolta si lasciava talmente affascinare dalle persone che incontrava da dimenticare tutto il resto: come quella volta che due turisti francesi, che aveva accompagnato in un ristorante, per ringraziarlo, gli offrirono di cenare con loro..e per questo la padrona gli negò la sua percentuale!

Decidemmo di lasciargli un nostro ricordo, e, vista la sua passione per gli scrittori fiorentini, optammo per una moneta da 2 euro (l’euro era entrato in circolazione solo da un anno): fu molto contento del nostro “souvenir”, ma, guardando l’effige di Dante, incisa sopra, ci tenne a ricordarci che a lui piaceva molto meno del “suo” Machiavelli!

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