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 Ylenia Caioli

I marmi del Partenone: Lord Elgin e la diatriba tra Grecia e Inghilterra

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convegno archeologia vivaDomenica scorsa ho seguito l’XI Convegno di Archeologia Viva a Firenze: tra i tanti temi affrontati si è parlato anche della vicenda della restituzione dei Marmi del Partenone.

Si tratta di una vicenda piuttosto spinosa, alla quale avevo accennato nei post sul British Museum e sul Museo dell’Acropoli: da secoli Grecia ed Inghilterra infatti si fronteggiano in merito a questa decisione.

Personalmente non riesco a prendere una posizione in merito, dato che entrambi gli schieramenti, hanno, a mio parere, argomenti validi.

Dato però che la questione riguarda due tra i musei più visitati al mondo, e dei quali ho parlato nel mio blog, voglio approfondire l’argomento nel caso qualcuno fosse interessato: anche perchè credo sia importante conoscere la storia di ciò che andiamo a visitare.

LORD ELGIN E LA STORIA DEI MARMI DEL PARTENONE

vista dell'acropoli dall'areopagoLo sfondo nel quale si colloca la vicenda è quella della dominazione ottomana in Grecia e degli interessi delle due potenze dell’epoca, Francia e Inghilterra: un periodo storico che vedeva la Grecia assai distante dai fasti dell’epoca classica, assoggettata a potenze straniere e nel quale la cura del patrimonio archeologico era l’ultimo dei pensieri.

Tutto ebbe inizio nel 1798 quando Lord Thomas Bruce, conte di Elgin, ambasciatore presso il governo ottomano, ottenne uno speciale permesso (il firman) per effettuari calchi e disegni dei resti archeologici presenti sull’Acropoli di Atene: il documento originario è andato perduto ma ne resta una traduzione in italiano del reverendo Philip Hunt. 

acropoli atene nel corso dei secoliIn merito a ciò che Elgin, e i suoi uomini, potevano o non potevano fare, nel documento si leggerebbe:

“Che gli artisti non incontrino opposizione alcuna a camminare, osservare, contemplare le figure e le costruzioni che possano voler disegnare o copiare; o a fissare impalcature intorno al tempio antico; o a modellare con gesso o calce i detti ornamenti e le figure visibili; o a scavare, quando lo ritengano necessario, in cerca di iscrizioni, fra le macerie sparse al suolo. Né si impedisca loro di prelevare qualsivoglia frammento di pietra con iscrizioni e figure”.

Grazie al firman nell’estate del 1801 inizia così il prelevamento di iscrizioni, e successivamente, di metope e statue dall’Acropoli, che proseguirà fino al 1811: nel frattempo, Elgin riesce ad ottenere un secondo firman (1810) dove si consente ai reperti raccolti di lasciare la Grecia.

Marmi del Partenone

Marmi del Partenone: Demetra, Persefone e Ebe dal frontone est del Partenone

Lord Elgin, che nel frattempo aveva scontato anche un periodo di prigionia in Francia, portò così via dalla Grecia , 48 casse che contevevano 39 metope, 83 mq di fregio (56 pannelli), 17 statue e una cariatide dell’Eretteo. Non tutte le navi purtroppo arrivano a destinazione.

A Londra, Elgin provò a vendere i reperti al Governo inglese ma la vicenda fece abbastanza scalpore: venne nominata una Commissione incaricata di valutare se il comportamento di Lord Elgin fosse stato legale o meno; la conclusione della vicenda vide Elgin scagionato da ogni sospetto.

Così, nel 1816, il Parlamento acquistò i Marmi che vennero collocati nel British Museum, dove ancora oggi occupano un posto d’onore

Fregio del Partenone

Fregio del Partenone: dei assistono alle Panatenaiche

Trascorsi un paio di secoli, negli anni ’80 del 1900, la Grecia iniziò una campagna ufficiale per chiedere la restituzione dei Marmi del Partenone: Melina Mercouri, ministro della cultura greca, ne fu una delle più fervide sostenitrici e la Fondazione creata dopo la sua morte porta avanti il suo lavoro.

Nello specifico, la contesa riguarda 15 metope, 56 bassorilievi di marmo, 12 statue, oltre a gran parte del frontone ovest del Partenone e ad una delle sei Cariatidi dell’Eretteo.

LA TESI PER IL RITORNO IN GRECIA DEI MARMI DEL PARTENONE 

Marmi del Partenone al Museo dell'AcropoliLa Grecia richiede la restituzione dei Marmi del Partenonei contestando in primis il modo in cui sono stati acquisiti: secondo questa tesi infatti il firman non autorizzava Elgin a portare via i marmi e lo testimonierebbe anche gli atti di corruzione ammessi dallo stesso Elgin per tale scopo. 

Secondo la Grecia, che sul sito del Ministero della Cultura ha una sezione dedicata alla vicenda, la restituzione sarebbe doverosa perchè permetterebbe di ricomporre un patrimonio smembrato, e per questo non costituirebbe un precedente pericoloso per la richiesta di altre restituzioni.

I Marmi del Partenone avrebbe una collocazione più che degna: il nuovo Museo dell’Acropoli dove avrebbero per loro un’intero piano e sarebbero quindi fruibili dal pubblico.

cariatidi al museo dell'acropoliA sostenere il governo greco ci sono realtà come Unesco e l’Associazione per la Riunificazione dei Marmi, nata nel 2005, con diversi comitati in paesi di tutto il mondo; tra questi anche la Svizzera dove il presidente è Dusan Sidjanski, intervenuto a Firenze nei giorni scorsi.

Sidjanski ha ribadito le motivazioni per la restituzione dei marmi ed è stato spallegiato dal prof Louis Godart, grecista e membro del governo italiano, che ha auspicato la nascita di un comitato anche in Italia a sostegno della restituzione dei marmi

LA TESI PER LA PERMANENZA AL BRITISH MUSEUM  DEI MARMI DEL PARTENONE

British Museum: statue del Partenone

Estia, Dione e Afrodite dal frontone est del Partenone

Il Governo inglese pur riconoscendo l’importanza della cultura greca è contrario alla restituzione, in quanto ritiene che i marmi furono legalmente acquistati.

Secondo Londra la restituzione di beni acquisiti legalmente costituirebbe un precedente troppo pericoloso: molti altri paesi potrebbero infatti richiedere restituzioni di beni portati via dai loro territori.

Contrario alla restituzione anche il British Museum che ha sempre dedicato massima attenzione alla vicenda dei marmi del Partenone: nel proprio sito presenta una sezione dedicata dove spiega anche la propria posizione; inoltre lo statuto del museo impedisce la restituzione di un’opera acquisita.

British MuseumNon tutti però la pensano allo stesso modo in Inghilterra:  dal 1983 esiste anche qui un movimento a favore della restituzione: si tratta del British Committe for the Reunification of the Partenon Marbles 

GRECIA VS INGHILTERRA: CHI HA RAGIONE? 

fregio del partenoneCome ho già scritto, personalmente non riesco a prendere posizione su questa vicenda: quando ero più giovane, ce l’avevo a morte con Lord Elgin e sostenevo fermamente la restituzione alla Grecia.

Studiando un po’ il contesto storico però ho dovuto in parte ricredermi: per quanto esecrabile, infatti, il gesto di Elgin ha forse permesso a questi reperti di giungere fino a noi. Non dimentichiamoci che Atene in quel periodo era spesso un campo di battaglia (nel 1687 i turchi adibirono a Santa Barbara il Partenone, che, per questo, venne colpito da un colpo di mortaio della flotta veneziana, guidata da Francesco Morosini…fu in quell’occasione che crollò il tetto!).

I marmi del Partenone sono stati protetti e custoditi degnamente per secoli dal British Museum che, ne ha fatto dono all’umanità, consentendo la visita gratuita alle sue sale. Certo oggi la Grecia ha finalmente un museo che potrebbe accoglierli altrettanto degnamente, anche se qui la loro fruizione non sarebbe comunque gratuita.

Statue del frontone ovest del Partenone: Iride,

Statue del frontone ovest del Partenone: Iride,

C’è poi la questione del precedente: se Londra restituisse i marmi, niente impedirebbe ad altri paesi di richiedere a grandi musei opere da loro conservate da secoli (vedi, tanto per fare un esempio, la richiesta che serpeggia in alcuni ambienti per la restituzione da parte del British Museum del Moai dell’isola di pasqua)….insomma dovrebbe essere rimesso in discussione tutto!

La vicenda è sicuramente intricata e sarà oggetto di attenzione anche nei prossimi anni…ad ognuno la propria opinione in merito!

UPDATE 23.02.2016: Nei giorni scorsi si è tenuta a Firenze un nuovo incontro in occasione di TourismA 2017 con la presentazione del Comitato Italiano per la riunificazione dei marmi del Partenonee importanti novità. Se volete sapere cosa è emerso, potete leggere il nuovo post.

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7 Responses to I marmi del Partenone: Lord Elgin e la diatriba tra Grecia e Inghilterra

  1. Pecora Verde 2 giugno 2015 at 18:07

    Bel post: chiaro, approfondito con tanto di fonti ufficiali, interessante. Non abbiamo ancora deciso dove devono stare i marmi del Partenone, ma intanto, complimenti! Elisa – Pecora Verde Blog

    Rispondi
    • Ylenia Caioli 3 giugno 2015 at 11:07

      Ciao Elisa,
      piacere di conoscerti!
      Mi fa piacere che tu abbia trovato interessante il post..eh purtroppo credo che la diatriba durerà ancora a lungo e sarà interessante vedere che tipo di sviluppi avrà nei prossimi anni

      Rispondi
  2. Pecora Verde 9 giugno 2015 at 16:48

    Vero; staremo a vedere, intanto godiamoci i pezzi del Partenone al di là e al di qua della Manica! 😉 Elisa – Pecora Verde Blog

    Rispondi
  3. valeria 19 febbraio 2017 at 21:02

    Ovviamente il tutto è da restituire alla Grecia! E per quanto riguarda il “pericolo” delle eventuali richieste di restituzioni, be’, non mi sembra un pericolo. Piuttosto mi sembra giustizia bella e buona. L’Inghilterra continua a guadagnare con lo sfruttamento delle sue ex colonie in Africa. è arrivata l’ora di smetterla, e di restituire tutto quello che è stato tolto con la forza, la violenza, il furto e l’inganno.
    Alla Grecia i suoi marmi, all’Isola di Pasqua il suo Moai, alla Sierra Leone il proprio mais e i propri diamanti, etc etc etc

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    • Ylenia Caioli 19 febbraio 2017 at 21:10

      Ciao Valeria,
      sono reduce proprio da una giornata di dibattito su questo tema a Firenze, in occasione della presentazione del Comitato Italiano per la riunificazione dei Marmi.
      In realtà è un argomento piuttosto complesso (ne parlavamo nel pomeriggio anche con Alberto Angela che ha fornito altri spunti interessanti in merito).
      Se pazienti solo qualche giorno ho intenzione di fare un nuovo post per raccontare quanto emerso e le novità di oggi 😉

      Rispondi
  4. natalino 22 febbraio 2017 at 18:42

    le opere d’arte ,comunque trafugate,vanno restituite al legittimo proprietario,inoltre si deve trovare una soluzione anche per eventuali,speriamo remotissimi,eventi bellici.

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    • Ylenia Caioli 22 febbraio 2017 at 19:09

      Ciao Natalino,
      in realtà non è così certo che le opere siano state trafugate…nel senso che Lord Elgin aveva un permesso da parte dell’allora governo di Costantinopoli, ma il documento originale purtroppo è andato perso. Secondo me la questione legale non avrebbe molti sviluppi mentre potrebbe averla l’ipotesi lanciata alcuni giorni fa dal prof Louis Godart. Sto finendo di lavorare al post e spero entro domani di riuscire a pubblicarlo 😉

      Più complesso il discorso in generale su eventi bellici: oggi dovrebbe essere ormai appurata l’appartenenza di un’opera al patrimonio culturale di un paese e quindi su questo non dovrebbero esserci più dubbi (come sosteneva giustamente Alberto Angela in una chiacchierata a margine di TourismA, è un concetto acquisito ormai almeno dai tempi della Rivoluzione Francese)..il problema però si pone quando non c’è rispetto della cultura di un paese e, quindi, del suo patrimonio. Basta vedere cosa sta accadendo in Siria e Iraq per rendersi conto che purtroppo non è sempre così.

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