Reporter in Viaggio http://www.reporterinviaggio.it Blog, foto e video di una reporter in viaggio per il mondo! Tue, 21 May 2019 18:16:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.1.1 Tyrrhenikà, il festival degli Etruschi tra Toscana, Umbria e Lazio http://www.reporterinviaggio.it/tyrrhenika-il-festival-degli-etruschi/ http://www.reporterinviaggio.it/tyrrhenika-il-festival-degli-etruschi/#respond Fri, 26 Apr 2019 13:51:27 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44834 Si chiama “Tyrrhenikà: Etruscan Heritage Route” ed è il festival dedicato agli Etruschi che si svolge tra Toscana, Umbria e Lazio. La prima edizione prenderà il via il 18 maggio 2019 ma avrà un prologo il 27 aprile nella splendida cittadina di Volterra, dove si terrà la presentazione del festival a Palazzo dei Priori Il […]

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Tyrrhenikà festival degli etruschi

Si chiama “Tyrrhenikà: Etruscan Heritage Route” ed è il festival dedicato agli Etruschi che si svolge tra Toscana, Umbria e Lazio.

La prima edizione prenderà il via il 18 maggio 2019 ma avrà un prologo il 27 aprile nella splendida cittadina di Volterra, dove si terrà la presentazione del festival a Palazzo dei Priori

Il festival è promosso da Entertainment Game Apps (E.G.A), società fondata da Maurizio Amoroso che ha realizzato il videogioco MiRasna, dedicato proprio al popolo etrusco.

Come promesso, la società ha reinvestito il 3% dei proventi ottenuti dal successo del videogioco sui territori che hanno contribuito a realizzarlo, organizzando il primo festival degli Etruschi.

E’ nata così la I^ edizione di Tyrrhenikà, grazie alla collaborazione tra E.G.A., Associazione Culturale Suodales e progetto ANTICAE VIAE. La scelta del nome non è casuale: Tyrrhenikà infatti, era il titolo dell’opera letteraria scritta in greco dall’imperatore romano Claudio e dedicata alla storia e alla civiltà degli Etruschi.

rievocazione etrusca tyrrhenikà

Così come l’imperatore Claudio aveva realizzato una vera e propria “summa” delle conoscenze dell’epoca sugli Etruschi, così il festiva degli Etruschi vuole essere un momento per far conoscere usanze, luoghi e storia di questo popolo a tutti, grandi e piccini.

Sono previsti infatti incontri, dibattiti ma anche rievocazioni storiche, attività e laboratori didattici.

Tyrrhenikà 2019 si svolgerà dal 18 maggio al 2 giugno e toccherà numerose città di Toscana, Umbria e Lazio: da Vetulonia, Roselle, Populonia, Cortona, Chiusi e Arezzo, a Orvieto e Perugia fino a Roma.

La chiusura del festival infatti sarà proprio nella capitale, il 2 giugno, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il programma completo della manifestazione è disponibile sul sito internet del festival.

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Ansedonia e il sito archeologico di Cosa in Maremma: una fuga fuori stagione http://www.reporterinviaggio.it/ansedonia-e-sito-archeologico-di-cosa-in-maremma/ http://www.reporterinviaggio.it/ansedonia-e-sito-archeologico-di-cosa-in-maremma/#comments Fri, 19 Apr 2019 08:48:29 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44769 Un promontorio che domina il mare e una colonia romana poco conosciuta: Ansedonia e il sito archeologico di Cosa sono perfette per una fuga fuori stagione

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ansedonia

Chi di voi conosce Cosa!?!
No, non è un gioco di parole e, se non abitate nella zona di Orbetello o non siete studenti di archeologia, è poco probabile che possiate rispondere “Io!” a questa domanda.

Non ero mai stata a Cosa prima del 1997, quando con alcune compagne di Università decidemmo di trascorrere due giorni nella casa al mare di una di loro, nella località che oggi viene chiamata Ansedonia ma che ai tempi dei Romani si chiamava, appunto, Cosa.

sito archeologico di cosa

Ebbene, Ansedonia e il sito archeologico di Cosa mi sono rimasta nel cuore, e, a distanza di oltre venti anni, ho deciso di tornare a “festeggiare” proprio qui il mio compleanno!

Una toccata e fuga di un giorno infrasettimanale rubato al lavoro, con il mio fidanzato: una breve escursione nel mese di marzo che, oltre a riportarmi indietro nel tempo, mi è servita ad ossigenare la mente e a prendere qualche impegno con me stessa per il futuro (che mi auguro di essere in grado di rispettare).

ANSEDONIA E LE ROVINE DELL’ANTICA COSA IN MAREMMA

laguna orbetello

Ansedonia è il promontorio della costa toscana che si trova accanto alla laguna di Orbetello, a circa venti minuti in auto da Grosseto, sulla costa della Maremma.

Raggiungerla in auto è semplice: basta percorrere quella strada infernale che è la E78, più nota con il nome di Aurelia, e uscire ad Ansedonia, sud o nord non fa molta differenza.

Da Firenze ci vogliono 2 ore buone di auto.

spiaggia di ansedonia

Non molti conoscono Ansedonia perché si tratta di una zona residenziale: il promontorio infatti è disseminato da una moltitudine di ville e villette, immerse nel verde.

Nella parte più alta, però, protette da occhi indiscreti, si trovano le rovine del sito archeologico di Cosa, antica colonia romana: un piccolo gioiello dell’archeologia toscana che non tutti conoscono.

Se amate i luoghi fuori dalle consuete “rotte turistiche”, ecco una meta interessante da visitare, soprattutto in inverno e/o inizio primavera.

Immagino invece che in estate l’affluenza dei visitatori aumenti notevolmente!

ingresso sito archeologico di cosa

Il sito archeologico di Cosa non è dotato di parcheggio, anche se davanti al museo c’è uno spazio sterrato usato di solito dal personale.

A meno che non abbiate problemi a camminare, il mio consiglio è di lasciare l’auto fuori dal cancello, proprio dove inizia la strada sterrata, e salire a piedi. Ci vogliono 5 minuti.

Due avvertimenti:

  • il sito archeologico di Cosa si trova su un’altura, il percorso è in salita e comunque il terreno è composto da acciottolato: sono consigliati quindi scarpe da ginnastica e abbigliamento comodo.
  • A parte una macchinetta per bibite, qui non ci sono bar o caffetterie: premunitevi quindi di bottiglietta d’acqua, soprattutto se decidete di visitare il sito in estate

COSA, DA COLONIA ROMANA A SITO ARCHEOLOGICO

foro di cosa

Fondata nel 273 a.c. per governare un’area di oltre 500 kmq, tra la costa dell’Argentario e la città di Vulci, Cosa era una tipica colonia romana. L’etimologia del nome deriverebbe da Cusi o Cusia, parola etrusca che indicava un antico insediamento nell’area dell’attuale Orbetello.

Il declino della città ha inizio nel I sec d.c, con il progressivo abbandono della città, in favore delle zone a valle: nel VI sec Cosa inizia ad essere chiamata Ansedonia, sebbene l’origine di questo nome non sia ancora chiara.

capitolium di cosa

Le alterne vicende della città, trasformata successivamente in fortezza, si concludono nel 1329, quando la Repubblica di Siena distrugge l’insediamento.

Ci sono voluti oltre 600 anni prima che le rovine vedessero nuovamente la luce: gli scavi archeologici sono iniziati alla fine degli anni ’40 del novecento con l’American Academy, alla quale si sono aggiunte poi altri istituti, compresa l’Università di Firenze.

Il sito archeologico di Cosa non è ha un sito internet ma solo una pagina sul Polo Museale della Toscana, dove trovate orari, costi e indicazioni per raggiungerlo. E’ attiva anche una pagina FB, gestita dalla direttrice , dove vengono postati tutti gli eventi organizzati.

L’ingresso all’area archeologica è….gratuito!

museo di cosa

Alla fine degli anni 70 è stato costruito anche il piccolo museo, ristrutturato e ampliato nel 1997: vi sono raccolti i reperti rinvenuti durante gli scavi.

L’ingresso al museo costa 2 euro…vi assicuro, li merita tutti!

A differenza di quanto si potrebbe pensare per una realtà così piccola, il sito di Cosa è aperto quasi tutti i giorni dell’anno.

Visti anche i ridicoli costi di ingresso, è sicuramente un bello sforzo per il personale che mette molta passione nel proprio lavoro.

ALLA SCOPERTA DEL SITO ARCHEOLOGICO DI COSA

porta fiorentina a cosa

Siamo arrivati alle rovine di Cosa nel primo pomeriggio di una bellissima giornata di fine inverno!

Lo ammetto, ricordavo poco della mia prima visita, se si eccettuano i colori: il verde del promontorio, il blu del mare…e sono stati proprio gli stessi colori ad accogliermi!

mura poligonali di cosa

Siamo entrati da Porta Fiorentina, una delle tre porte dell’antica cinta muraria, insieme a Porta Romana e Porta Marina.

Tutto intorno al sito corrono le possenti mura poligonali, davvero maestose, anche se in molti punti sono ancora ricoperte dalla vegetazione.

Siamo saliti per la strada sterrata circondata da fiori, alberi e da una distesa di olivi che danno la sensazione di entrare in un vero e proprio giardino.

Anche su consiglio del personale, abbiamo deciso di dedicarci prima alla visita dell’area archeologica e poi al museo: eravamo i soli visitatori!

casa dello scheletro a cosa

Siamo partiti dalla Casa dello Scheletro, antica dimora romana, il cui nome è legato al rinvenimento dello scheletro di un uomo in una delle cisterna sottostanti.

In realtà quello che rende particolare questa abitazione, è il piccolo e delizioso giardino privato (hortus) ricavato nella parte posteriore della casa ed oggi, in parte, ricostruito.

giardino della casa dello scheletro

A proposito di cisterne, a Cosa ce n’erano parecchie vista anche la sua collocazione: alcune di queste sono visibili e visitabili.

cisterna a cosa

Proseguendo nella salita, si raggiunge il Foro, cuore politico, economico e giudiziario di Cosa.

ingresso foro di cosa
basilica di cosa

Qui si vedono ancora i resti della Basilica, datata al 150 a.c. dove veniva amministrata la giustizia, con la propria cisterna sotterranea, nella quale è possibile entrare.

Accanto alla Basilica, la Curia Comitium, uno degli edifici più antichi di Cosa, risalenti al III sec a.c, dove si tenevano le assemblee cittadine.

cura comitium a cosa

Poco più avanti si trovano i pochissimi resti del Tempio della Concordia mentre sul lato opposto c’è la Casa di Diana, così chiamata per la presenza di un tempietto dedicato alla dea.

casa di diana a cosa

Spostandosi verso Porta Romana, ho trovato uno strano avvallamento del terreno, coperto dalla vegetazione.

Non ero attrezzata per provare a scendere ma questa strana conformazione ha suscitato interesse nella mia anima di archeologa mancata: mi sono ripromessa di tornare a darci uno sguardo con più calma.

scavi università di firenze

Tornando sulla via principale, siamo saliti verso l’acropoli, o Arce: lungo la strada sono in corso gli scavi più recenti di Cosa, condotti dall’Università di Firenze.

Lo scavo ha come obiettivo quello di studiare la struttura urbanistica della colonia. Se volete saperne di più è stata creata anche una pagina su Facebook.

Sono sicura che, se ci fossero fondi sufficienti, scavare a Cosa potrebbe dare ancora molte soddisfazioni.

acropoli di cosa

L’acropoli domina il mare e regala una vista mozzafiato sull ‘Argentario.

Qui si trovava il Tempio di Iuppiter, databile tra 240 e 220 ac, di cui non resta praticamente nulla se non le terrecotte architettoniche conservate al museo.

tempio mater matuta

Ancora visibili invece sono le fondamenta del Tempio della Mater Matuta, protettrice delle nascite, datato al 170-160 a.c, e il più recente Capitolium, costruito nel 150 a.c.

arce di cosa

Se avete tempo, fermatevi a godere la pace di questo luogo, la bellezza del paesaggio e la storia che ancora vi si respira.

Colori, profumi e i resti di tegole e vasellame che affiorano dal terreno: tutto questo contribuisce a regalare al sito di Cosa un’atmosfera magica e per quanto possibile a farlo apparire incontaminato.

panorama da cosa

Avrei potuto rimanerci tutto il giorno!

MUSEO ARCHEOLOGICO DI COSA

interno museo archeologico di cosa

Dall’acropoli il percorso riconduce al punto di partenza, il Museo Archeologico di Cosa.

Il museo è piccolo ma delizioso, sia per la struttura architettonica, che ricorda una baita di montagna, sia per l’allestimento, che pur mantenendo un’impostazione “classica” è comunque piacevole da seguire.

E’ stato realizzato sulle murature di alcune case romane, tra le quali la Casa del Tesoro, così ribattezzata per le 2004 monete d’argento ritrovate in una intercapedine del pavimento.

Il museo archeologico di Cosa è suddiviso in tre ambienti:

– la prima stanza è dedicata alla Cosa di epoca romana;
– la seconda stanza all’area del porto, che sorgeva a valle,
– la terza stanza espone i resti di epoca medioevale.

Purtroppo abbiamo avuto poco tempo per visitare il museo perchè l’orario di chiusura era imminente.

Ne approfitto però per ringraziare il personale che ci ha assistiti durante tutta la visita: è sempre bello potersi confrontare con persone disponibili a rispondere a tutte le tue curiosità!

IL PORTO DI COSA E LA TAGLIATA ETRUSCA

Terminata la visita alla colonia, abbiamo ripreso l’auto e siamo scesi verso l’area dove sorgeva l’antico porto di Cosa.

E’ possibile scendere anche a piedi: probabilmente con un buon passo si dovrebbe impiegare massimo una mezz’ora solo per scendere. Il problema potrebbe però essere nella risalita: il dislivello infatti è notevole, perchè si tratta di scendere dalla cima del promontorio fino al livello del mare.

Non è rimasto quasi nulla del Porto di Cosa: il poco che resta si trova accanto a Torre Puccini, una delle torri usate un tempo come baluardo contro gli attacchi dei nemici dal mare.

Quello che merita attenzione però è la cosidetta Tagliata Etrusca, che si trova proprio davanti.

la tagliata etrusca a ansedonia

Si tratta di un immenso taglio nella roccia, ricavato per consentire la creazione di un sistema di canali e frangiflutti usati per mettere in sicurezza le imbarcazioni.

Viene chiamata Tagliata Etrusca ma in realtà è un’opera realizzata dai Romani nel I sec ac.

La Tagliata Etrusca è imponente: è possibile attraversare il canale grazie ad un rudimentale ponticello di travi e corde.

Fate attenzione però: prima controllate che regga il vostro peso!

In alternativa, potete percorrere il camminamento che è stato realizzato accanto alla struttura, per consentire di vederla anche dall’alto.

Accanto alla Tagliata si trova lo Spacco della Regina, una fenditura naturale, resa inutilizzabile da una frana.

spacco della regina

Pare che al suo interno vi siano resti di ambienti che testimonierebbero un utilizzo in tempi antichi: purtroppo non ho fatto in tempo a visitarla.

LA SPIAGGIA DELLA FENIGLIA AD ANSEDONIA

spiaggia dlela feniglia

Il sito archeologico di Cosa domina il promontorio che si affaccia sul mare Tirreno e ai suoi piedi si stendono due spiagge: le spiagge ferriere, dove sorge la Tagliata Etrusca, e la spiaggia della Feniglia che collega Ansedonia all’Argentario.

E’ proprio qui, su una delle spiagge più belle della Toscana, abbiamo concluso la giornata ad Ansedonia.

La spiaggia della Feniglia era esattamente come la ricordavo: una lunga lingua di sabbia disseminata di tronchi bianchi, lasciati dalle mareggiate.

Se in estate questa spiaggia è praticamente presa d’assalto, in inverno a far da padrone sono solo il vento e il frangersi delle onde: l’ideale per ossigenare la mente, rilassare lo spirito e meditare un po’.

E’ stato un tramonto bellissimo, tra vecchi e nuovi ricordi!

INFO UTILI SU ANSEDONIA: DOVE MANGIARE E INFOPOINT

Come ho già scritto, Ansedonia è una zona residenziale e non è quindi così scontato trovare posti dove mangiare. Se in estate la scelta si amplia, grazie ai chioschi dei bar sulla spiaggia, in inverno possono esserci problemi.

I ristoranti in zona sono due l’Antico Botteghino di Ansedonia, poco prima di raggiungere la spiaggia della Feniglia, (lo abbiamo trovato chiuso) e il ristorante Vinicio, sul promontorio.

Su suggerimento del proprietario della Locanda di Ansedonia, un ristorante che abbiamo trovato lungo l’Aurelia ma in fase di ristrutturazione, noi abbiamo optato per Il Cavaliere un ristorante di pesce a Orbetello Scalo.

ristorante il cavaliere

E’ stata una buona scelta: abbiamo trovato un ambiente familiare e accogliente, con ottimi piatti e personale cortese e disponibile, a cominciare da Danilo, il proprietario.

Da Ansedonia dista meno di dieci minuti in auto.

ufficio iat di orbetello

Infine, se cercate un punto informazioni turistiche in zona, sappiate che il riferimento è ad Orbetello, a pochi minuti di auto.

L’infopoint si trova in piazza della Repubblica (c’è anche un parcheggio auto proprio davanti) e fornisce informazioni utili per esplorare questo angolo di Maremma.

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Explore. Sulla luna e oltre: il viaggio nello spazio di National Geographic http://www.reporterinviaggio.it/explore-sulla-luna-e-oltre-il-viaggio-nello-spazio-di-national-geographic/ http://www.reporterinviaggio.it/explore-sulla-luna-e-oltre-il-viaggio-nello-spazio-di-national-geographic/#respond Wed, 10 Apr 2019 07:33:18 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44727 Fotografie, video, installazioni e contenuti multimediali: un viaggio nel nostro sistema solare per ripercorrere passato, presente e futuro dei viaggi nello spazio

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Non metto limiti alle possibilità che la vita offre ma sono anche abbastanza sicura che sarà molto difficile per me riuscire a fare un viaggio nello spazio. Al di là dei proclami che ogni tanto si leggono, temo infatti che i tempi per consentire viaggi di questo tipo a privati saranno ancora lunghi.

Così, quando Susanna, la giornalista che si occupa delle mostre a Palazzo Blu, mi ha scritto per invitarmi alla presentazione di Explore. Sulla Luna e oltre, specificando nella sua email

Insomma ti portiamo a fare un viaggio nello spazio!

…non ho potuto dire di no!

Purtroppo, per precedenti impegni di lavoro, non sono riuscita a seguire la conferenza stampa infrasettimanale ma il sabato successivo, di buon mattino, sono partita da Firenze, destinazione Pisa, per intraprendere il mio viaggio nello spazio.

E le aspettative non sono state deluse!

PALAZZO BLU ED EXPLORE SULLA LUNA E OLTRE

La mostra Explore. Sulla Luna e oltre è stata organizzata da National Geographic, con il patrocino di Esa – European Space Agency e Asi – Agenzia Spaziale Italiana, in occasione dei cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna.

L’esposizione è in corso a Palazzo Blu di Pisa fino al prossimo 21 luglio.

Palazzo Blu si trova in Lungarno Gambacorti, nel cuore del centro storico della città, in piena ZTL. Dalla stazione si impiegano circa 10 minuti per raggiungerlo a piedi.

Io sono arrivata a Pisa in auto ed ho usato il parcheggio di piazza Vittorio Emanuele, accanto alla stazione: per 5 ore mi è costato la bellezza di quasi 15 euro..non proprio economico. Mi dicono però che in zona tutti i parcheggi sono a pagamento, con prezzi più o meno simili.

Sicuramente, la soluzione migliore è raggiungere Pisa in treno.

Sul sito internet di Palazzo Blu trovate tutte le indicazioni su orari, visite guidate ed eventi organizzati durante il periodo della mostra.

Explore sulla luna e oltre è totalmente accessibile a persone con disabilità motoria. Per quanto riguarda persone con disabilità visiva, da Palazzo Blu mi fanno sapere che

non ci sono supporti specifici certificati e gli oggetti in mostra non possono essere toccati, sono presenti però alcuni monitor con audio.

Palazzo Blu è dotato di sala guardaroba, con armadietti piuttosto ampi, dove è obbligatorio lasciare borse e/o cappotti, gratuitamente.
Inoltre nell’edificio è presente anche un’area caffè: purtroppo, il giorno della mia visita era chiusa.

Mi aspettavo una mostra fotografica e invece Explore. Sulla Luna e oltre è molto di più.

L’allestimento è stato studiato per far interagire foto, ricostruzioni e contenuti multimediali. Per questi ultimi occorre dotarsi della app ufficiale, Explore, realizzata da Arm23.

Vi consiglio quindi di scaricarla a casa: è disponibile sia per Android che per IOS.

ATTENZIONE: se pensate di visitare la mostra e NON desiderate anticipazioni, vi consiglio di saltare il prossimo blocco e atterrare direttamente nella sezione finale del post, dove troverete altre info utili.

Se invece siete curiosi di farvi un’idea di quello che vi aspetta (e vi assicuro che comunque rimarrete a bocca aperta!) proseguite nella lettura.

SULLA LUNA E OLTRE: IL MIO VIAGGIO NELLO SPAZIO

Sono arrivata a Pisa in tarda mattinata e mi sono subito diretta a Palazzo Blu.

Il personale mi ha accolta alla biglietteria, fornendomi il materiale stampa e istruendomi sull’uso della app. Quest’ultimo aspetto in realtà mi ha dato qualche problema ma lo vedremo più avanti.

Depositata borsa e cappotto al guardaroba sono entrata…

…ad accogliermi niente di meno che il mastodontico Vega, il lanciatore lungo 10 metri realizzato in Italia e usato da ESA per collocare i satelliti nell’orbita terrestre.

(Lo ammetto…appena ho letto “Vega”, nella mia testa è subito partita la strofa “Vai, contro i mostri lanciati da Vega” -.-“).

Immaginate un mix tra fotografie spettacolari, scattate nello e dallo spazio, ricostruzioni di sonde spaziali, filmati originali, e aggiungeteci video in realtà aumentata di pianeti del sistema solare e passeggiate nello spazio…forse così inizierete a farvi una vaga idea di cosa sia questa mostra.

(E vi assicuro che le foto da sole basterebbero a giustificare la visita)!

Explore. Sulla luna e oltre è divisa in più sezioni: il viaggio inizia con le prime missioni dell’uomo nello spazio, da Yuri Gagarin a Valentina Tereskova, la prima donna ad andare nello spazio….

… per arrivare allo sbarco sulla luna, avvenuto il 21 luglio 1969, con l’Apollo 11 e la famosa camminata di Neil Armstrong.

L’Apollo 11 è stata la prima missione che ha portato l’uomo sulla luna: dopo di quella, ve ne sono state altre sei, fino al dicembre 1972.

A ricordo di quelle esplorazioni è rimasta una fotografia, lasciata sulla superficie lunare dall’astronauta Charles Duke durante la missione dell’Apollo 16.

A proposito, lo sapete che Yuri Gagarinha dato vita ad un’usanza, tutt’oggi praticata dai piloti che partono per le missioni nello spazio?

Quella di fare pipi sulle ruote del bus che lo portava sulla rampa di lancio, come immortalato proprio in questa foto.

La maggior parte delle fotografie dallo spazio sono state scattate da sonde, satelliti o dagli stessi piloti.

Accanto ad alcune è presente una X, simbolo della mostra: sono quelle che devono essere scansionate tramite la app per rivelare i contenuti multimediali.

Attenzione: non sempre basta posizionare il cursore del QRcode davanti alla fotografia e toccare lo schermo dello smartphone per attivare la scansione. Con il mio Iphone, ad esempio, è stato necessario strisciare il dito sopra il vetro.

(Colgo l’occasione per ringraziare lo staff della cooperativa Kinzica e in particolare Dario, che mi ha supportata con il suo smartphone quando sembrava che il mio iphone proprio non ne volesse sapere di scansionare le foto!).

I contenuti multimediali sono filmati d’epoca (molto divertente quello dove Armstrong e Buzz Aldrin tentano goffamente di camminare sulla luna), riprese fatte sui pianeti, nei centri di addestramento dei piloti e nella ISS, l’International Space Station.

Tutto questo materiale rende l’esperienza ancora più coinvolgente.

Dalla luna il viaggio prosegue verso i pianeti della nostra galassia, prima di tutto Marte, che continua ancora oggi ad essere meta di missioni spaziali in vista di future colonizzazioni.

Una sezione speciale è dedicata alla stella che consente la vita sul nostro pianete, il Sole, con le spettacolari riprese dei suoi brillamenti.

Ci sono poi i grandi giganti di Giove, Urano e Saturno e i pianeti dal clima infernale come Venere e Nettuno.

Accanto ai pianeti. anche la sezione dedicata a comete e asteroidi.

Oltre all’esplorazione dello spazio, la mostra offre una panoramica sugli strumenti creati dall’uomo: satelliti, lanciatori spaziali e soprattutto la Stazione Spaziale Internazionale.

La ISS è un progetto internazionale in corso dal 1998 e promosso da Nasa, RKA (Russia), ESA, Jaxa (Giappone) e CSA-ASC (Canada) e dedicato alla ricerca scientifica.

La stazione si trova in orbita intorno alla Terra e dovrebbe rimanerci fino al 2024.

Ad un certo punto, una specie di disco d’oro ha attirato la mia attezione.

Ho così scoperto che, dal 1977, nello spazio stanno viaggiando due sonde, denominate Voyager I e II.

A bordo di entrambe è stato caricato il Golden Record, un disco d’oro con messaggi in oltre 50 lingue: l’obiettivo è tentare di entrare in contatto con eventuali altre forme di vita.

Non poteva mancare una sezione dedicata ai protagonisti dei viaggi nello spazio, gli astronauti.

Dai più famosi di ieri e di oggi, a cominciare da Armstrong, fino agli italiani, come Franco Malerba, il primo italiano ad andare nello spazio nel 1992, e a Samantha Cristoforetti.

Tra le foto che mi hanno colpito, quella dell’equipaggio dello shuttle Challenger, esploso in volo nel 1986: non so perchè ma ricordavo benissimo sia la notizia sia l’immagine di Sharon Christa McAuliffe, la “maestrina” che morì nell’incidente.

E poi il video che consente di esplorare l’interno della ISS la stazione spaziale internazionale: un viaggio nel viaggio che mostra come vivono gli astronauti nello spazio.

Dallo spazio al nostro meraviglioso pianeta, la Terra, alla quale è dedicata un’altra delle sezioni della mostra, con vedute spettacolari.

Impressionanti invece le foto che attestano i cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi decenni, come la sequenza di immagini del National Geographic sull’essiccamento del lago Aral, tra Kazakistan e l’Uzbekistan

Affascinante, invece, la Hubble Ultra Deep Field la fotografia scattata dal telescopio Hubble e che ritrae una piccola parte di spazio, nella  costellazione della Fornace.

La foto immortala galassie che hanno fino a 13 miliardi di anni di età!

Infine, l’ultima parte della mostra offre una panoramica sul futuro e sui progetti in corso di realizzazione.

Come il Moon Village, il villaggio che l’Esa vorrebbe realizzare sulla superficie lunare entro i prossimi venti anni, o le nuove missioni su Marte (ExoMars) e Giove (JUICE).

Perchè, è poprio vero…. il nostro viaggio nello spazio è appena cominciato!

EXPLORE. SULLA LUNA E OLTRE: QUALCHE INFO UTILE

Se amate lo spazio ma anche solo se siete curiosi di saperne un po’ di più, Explore. Sulla Luna e oltre vale assolutamente la pensa di essere visitata.

L’allestimento, ricco di contenuti ma ben strutturato, la rende adatta a grandi e bambini mentre i contenuti multimediali rappresentano un elemento in più, che arricchisce la narrazione e la rende ancora più piacevole.

Ricordate che i contenuti scaricati rimarranno nella vostra app e potranno quindi essere rivisti comodamente anche a casa.

Scelta saggia, visto che, a seconda dell’operatore di telefonia, non sempre c’è sufficiente linea (io ho Tim).

A questo proposito, consiglierei a Palazzo Blu di predisporre un sistema di wifi free per i visitatori: in caso di mostre di questo tipo infatti sarebbe davvero molto utile.
Così come non gusterebbe qualche punto di ricarica per smartphone.

Durante la visita, infatti, è possibile infatti fare fotografie e vi assicuro che tra scattare foto, postare online e scaricare i contenuti multimediali la batteria va giù velocemente.

I tempi di visita di una mostra sono sempre soggettivi: io ho scelto di godermi ogni singola foto, video e contenuto e alla fine ho impiegato circa 3 ore per visitare l’intera mostra.

Sappiate anche che in occasione di Explore è stato predisposto un calendario di laboratori didattici e visite guidate per bambini e adulti, a cura della cooperativa Kinzica.
Trovate il calendario sul loro sito

Infine, una curiosità: la mostra chiuderà i battenti il 21 luglio, una singolarità perchè, di solito, le mostre primaverili a Palazzo Blu si chiudono a inizio luglio.

In questo caso però si è voluto rendere omaggio all’anniversario dello sbarco sulla luna, avvenuto esattamente cinquant’anni fa, il 21 luglio del 1969.

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In Toscana nasce Mubia, museo delle Biancane a Monterotondo Marittimo http://www.reporterinviaggio.it/mubia-museo-delle-biancane-a-monterotondo-marittimo/ http://www.reporterinviaggio.it/mubia-museo-delle-biancane-a-monterotondo-marittimo/#respond Tue, 02 Apr 2019 16:00:05 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44712 Da qualche giorno la Toscana ha un museo in più: è il Mubia, il Museo delle Biancane, a Monterotondo Marittimo. Realizzato all’interno della ex centrale dei Lagoni Boraciferi, il museo è stato inaugurato sabato 30 marzo dal sindaco Giacomo Termine, che ha tagliato il nastro davanti a circa 200 persone. Il Mubia è un geomuseo, […]

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mubia a monterotondo marittimo

Da qualche giorno la Toscana ha un museo in più: è il Mubia, il Museo delle Biancane, a Monterotondo Marittimo.

Realizzato all’interno della ex centrale dei Lagoni Boraciferi, il museo è stato inaugurato sabato 30 marzo dal sindaco Giacomo Termine, che ha tagliato il nastro davanti a circa 200 persone.

giacomo termine inaugura mubia

Il Mubia è un geomuseo, un museo dedicato cioè alla geologia, scienza che studia la Terra.

In particolare racconta quello che accade nel sottosuolo di Monterotondo Marittimo, borgo che fa parte delle cosiddette “colline del vapore”, (ricordate?!? ne avevo parlato tempo fa) un’area della Toscana caratterizzata da un’intensa attività geotermica.

le biancane

A Monterotondo Marittimo infatti si trovano Le Biancane, un geo sito caratterizzato dalla presenza di rocce calcaree, dalla particolare colorazione bianca, e da emissioni di vapore acqueo in superficie, i fumacchi.

Un’area che affascina da sempre, tanto che nel 2014 è stata dichiarata geosito di importanza regionale e oggi fa parte del Parco delle colline metallifere.

interno del mubia

Progettato dall’architetto Marco del Francia, Mubia nasce come museo propedeutico alla visita delle Biancane.

Grazie a pannelli interattivi, nei quali viene spiegato che cos’è un geosito e come funziona la geotermia, e a giochi multimediali, grandi e piccini imparano cosa accede nel sottosuolo de Le Biancane e il perchè di certe formazioni geologiche.

pannelli interattivi mubia
laboratorio mubia ispirato a Jules Verne

Inoltre, la geonave, una struttura ispirata alla Morte Nera di Star Wars, consente di effettuare un vero e proprio viaggio nel sottosuolo terrestre per capire cosa accade nelle viscere delle Terra e come avvengano fenomeni quali soffioni e geyser.

geonave del mubia
interno della geonave

Piccolo e facile da visitare, grazie ad un allestimento che non annoia, il Mubia è adatto a grandi e bambini.

Scordatevi vetrine e reperti, qui è tutto un susseguirsi di touch screen, schermi multimediali e giochi di interazione, fino al test finale, nel quale verrà messa alla prova quanto avrete appreso nel percorso di visita.

giochi didattici del mubia

Solo allora sarete davvero pronti per avventurarvi nell’esplorazione delle Biancane e apprezzarne tutta la bellezza…ma di questo parleremo un’altra volta!

MUBIA: INFO UTILI PER LA VISITA

pannelli interattivi del mubia

Il Mubia si trova a pochi metri dall’abitato di Monterotondo Marittimo, all’inizio del sentiero a piedi che sale alle Biancane.

Il museo non ha un sito dedicato ma una pagina internet dove trovate orari e costi, oltre alle indicazioni per raggiungerlo.

L’allestimento non è ancora del tutto completato: in questi giorni è previsto l’arrivo dell’ascensore motorio per consentire a chi ha problemi di disabilità di muoversi liberamente tra i due piani dell’esposizione. Inoltre, in un secondo momento è previsto anche la sistemazione del museo per persone con disabilità visiva e uditiva.

All’interno del museo si trova anche l’infopoint di Monterotondo Marittimo.

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FAI: Fondazione a tutela del paesaggio e patrimonio artistico in Italia http://www.reporterinviaggio.it/fai-fondazione-ambiente-italiano/ http://www.reporterinviaggio.it/fai-fondazione-ambiente-italiano/#respond Mon, 11 Mar 2019 09:00:49 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=3382 Il FAI è il Fondo Ambiente Italiano, fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975 con l’obiettivo di tutelare le bellezze artistiche e naturali in Italia.  Da allora la Fondazione si mantiene con i proventi delle donazioni fatte da altri enti o da semplici cittadini, che contribuiscono così alle iniziative: il Fai infatti oltre a […]

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Fai

Il FAI è il Fondo Ambiente Italiano, fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975 con l’obiettivo di tutelare le bellezze artistiche e naturali in Italia. 

Da allora la Fondazione si mantiene con i proventi delle donazioni fatte da altri enti o da semplici cittadini, che contribuiscono così alle iniziative: il Fai infatti oltre a vigilare e promuovere il restauro del patrimonio culturale italiano, vuole anche sensibilizzare ed educare l’opinione pubblica alla conoscenze delle bellezze artistiche dell’Italia.

Per questo vengono organizzate iniziative che consentono in alcuni giorni dell’anno di aprire gratuitamente le porte di luoghi normalmente chiusi al pubblico: sono le Giornate FAI di Primavera.

L’appuntamento cade di solito a marzo e dà benvenuto alla bella stagione: quest’anno si tiene weekend del 23 e 24 marzo 2019 con visite tra siti, tra monumenti e parchi, in tutta Italia.

Tra i luoghi che sarà possibile visitare quest’anno:

  • Appartamento Grande di castello al Palazzo Ducale di Mantova (accessibile anche a persone con disabilità motoria)
  • Castello di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria
  • Cappelle del Convento di San Girolamo a Volterra, in provincia di Pisa
  • Monte Catalfano a Bagheria, Palermo.

Il sito internet delle Giornate FAI di Primavera è molto ben fatto e contiene tutte le indicazioni utili sugli eventi in programma, oltre a consentire di scaricare l’apposita app.

Per partecipare alle visite basta presentarsi, negli orari indicati e nei luoghi di interesse e versare un’offerta libera: è anche possibile iscriversi al FAI, pagando una quota annuale, e ottenere così una serie di agevolazioni. 

Per conoscere tutti gli eventi Fai di questa edizione, potete consultare il sito internet.

Sul sito è possibile selezionare i luoghi anche in base a problemi di disabilità motoria, per capire quali sono accessibili e quali no.

Ho provato un paio di anni fa a partecipare alle Giornate di primavera a Villa Peyron, a Fiesole, ma purtroppo ho dovuto desistere per un afflusso incredibile di persone (troppe per i miei gusti): un buon segno comunque perchè significa che l’interesse verso il nostro patrimonio culturale è sempre vivo!

Questo post è stato pubblicato la prima volta il 14.03.2014. Ultimo aggiornamento il 14.03.2019

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Dall’Ipogeo dei Volumni a Narni sotterranea: l’Umbria inaspettata http://www.reporterinviaggio.it/umbria-inaspettata-da-ipogeo-dei-volumni-a-narni-sotterranea/ http://www.reporterinviaggio.it/umbria-inaspettata-da-ipogeo-dei-volumni-a-narni-sotterranea/#comments Thu, 28 Feb 2019 09:00:48 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44589 Dal Pozzo Etrusco e dall'Ipogeo dei Volumni al Tempietto e alle Fonti del Clitunno fino a Narni sotterranea: ecco l'Umbria che mi ha sorpresa!

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Edicola del tempietto del clitunno

Come ho già avuto modo di scrivere, l’Umbria è stata una bellissima scoperta, soprattutto dal punto di vista culturale. Alcuni siti però mi hanno colpita in modo particolare: sto parlando del Pozzo Etrusco e dell’Ipogeo dei Volumni a Perugia, del Tempietto del Clitunno e delle Fonti del Clitunno a Campiello e di Narni sotterranea a Narni.

Al di là della loro bellezza, mi hanno stupita soprattutto per due motivi: il primo è perchè alcuni li ho scoperti per puro caso; il secondo è perchè in quasi tutti mi sono trovata ad essere quasi l’unica visitatrice, elemento che li ha resi ai miei occhi molto più interessanti.

Ho pensato quindi di riunire in questo post le bellezze artistiche dell’Umbria che mi sono sembrate al di fuori dalle normali “mete turistiche”, con tutti i loro pro e i loro contro.

IL POZZO ETRUSCO DI PERUGIA

Porta Marzia a Perugia

Perugia era una delle città della dodecapoli etrusca, la lega delle dodici città più importanti dell’antica Etruria. Normale quindi che il suo contesto urbano mostri i segni di questo glorioso passato, come l’Arco Etrusco e la Porta Marzia.

Non sapevo però che nelle viscere della città si celasse anche un’importante opera idraulica, il Pozzo Etrusco.

Piazza del pozzo etrusco

Il pozzo si trova davanti a Palazzo Sorbello, nel cuore del centro storico di Perugia, a pochi metri dalla piazza principale.

La prima volta che gli sono passata accanto non l’ho quasi notato: la parte esterna del pozzo (la vera di pozzo) infatti si trova in una piazza adibita a parcheggio ed è quindi circondata da auto.

Per fortuna, l’operatrice dell’infopoint di Perugia ci ha segnalato questa bellezza.

Ingresso museo pozzo etrusco a perugia

L’ingresso avviene dai sotterranei di Palazzo Sorbello, dove si trova un moderno ed accogliente ambiente che funge da punto informazioni e biglietteria: in un angolo viene proiettato anche un breve documentario sulla storia e l’architettura del pozzo.

Costruito nella seconda metà del III secolo a.C., il pozzo etrusco di Perugia è caratterizzato da una cavità cilindrica che sprofonda per oltre 30 metri nel terreno. Ad alimentarlo sono da sempre tre sorgenti d’acqua.

monete nel pozzo etrusco di perugia

Seguendo il percorso di visita, è possibile scendere fino a metà della cavità: qui, grazie ad una passerella di vetro, si può ammirarne la profondità.

Sul fondo si intravedono anche le monete lanciate dai visitatori, probabilmente convinti che si tratti di una sorta di pozzo dei desideri.

copertura del pozzo etrusco di perugia

Quello che colpisce di più, però, non è in basso ma in alto: alzando la testa infatti si vedono bene le imponenti travature in travertino, che costituiscono la copertura del pozzo.

Si tratta di pietre dal peso di circa 160 quintali, incastrate tra loro e sostenute senza utilizzo di alcuna calce o collante.

travature del pozzo etrusco di perugia

Trovarsele sopra la testa, dopo tanti secoli, fa davvero impressione e dimostra l’abilità raggiunta dagli Etruschi nella realizzazione di opere di edilizia civile.

(N.d.r Durante la stesura di questo post si è svolta a Firenze “TourismA 2019”, Salone dell’archeologia: qui, con mia grande sorpresa, ho trovato uno stand dedicato proprio al Pozzo Etrusco. Mi fa molto piacere vedere che si sta lavorando per far conoscere questo piccolo gioiello!
Insieme al Pozzo Etrusco ho scoperto l’esistenza di un’altra attrazione,
Perugia sotterranea: un percorso al di sotto della cattedrale che consente di ammirare i resti dell’Acropoli! Una visita da fare la prossima volta che tornerò a Perugia!)

L’IPOGEO DEI VOLUMNI E LA NECROPOLI DEL PALAZZONE

L’ipogeo dei Volumni era un ricordo di gioventù: l’avevo studiato durante il percorso di laurea in scienze dell’antichità all’Università di Firenze e, sebbene sapessi che rappresentava un’importante testimonianza archeologica, non immaginavo mi avrebbe colpita tanto.

ingresso museo ipogeo volumni

L’Ipogeo è la tomba della famiglia Velimna (in latino Volumni) e fa parte del sito della necropoli del Palazzone: il sito si trova appena fuori la città di Perugia, lungo la strada che porta ad Assisi.

Per trovare la posizione esatta abbiamo dovuto mettere d’accordo Tom Tom, Google Maps e mappa geografica. Il museo è comunque visibile dalla strada statale, appena usciti da Perugia, ed è dotato di un piccolo parcheggio.

sarcofagi etruschi

Per entrare occorre suonare il campanello. Appena varcata la soglia ci siamo subito trovati circondati da decine di sarcofagi etruschi di età ellenistica, tutti provenienti dagli scavi della Necropoli. E noi eravamo gli unici visitatori!

L’operatore ci ha consigliato di iniziare la visita proprio dall’Ipogeo dei Volumni e di proseguire poi con la Necropoli del Palazzone, che si estende all’esterno.

ATTENZIONE: se non volete rovinarvi la sorpresa di visitare l’Ipogeo dei Volumni, vi consiglio di saltare il resto del post fino al segno ***
Se invece volete proseguire, lo spoiler è a vostro rischio e pericolo!

accesso all'ipogeo dei volumni

Abbiamo iniziato a scendere la scalinata in pietra che porta all’ingresso: la discesa aiuta ad abituarsi non solo al buio ma anche allo sbalzo di temperatura, che in estate è piuttosto piacevole. In fondo alla scala si trova un pannello in plexiglass.

Se la sua funzione reale è quella di proteggere il microclima interno dell’ipogeo, in realtà il pannello rappresenta una sorta di barriera del tempo: varcandolo, infatti, ci si trova catapultati in un’altra dimensione!

Ci vuole un attimo per abituarsi al buio….

testa di medusa nell'ipogeo dei volumni

…poi piano piano, prende forma un’abitazione etrusca della metà del II sec a.c.

L’atrio centrale ha il soffitto a spioventi e sullo sfondo appare il tablinum, la stanza più importante, sormontata dal frontone con la testa di medusa.

tablinum dell'ipogeo dei volumni

Proprio qui si trovano le sepolture della famiglia Velimna: al centro Arunte, il capofamiglia, raffigurato disteso sulla klinè, con ai lati del basamento, due demoni alati che vigilano la porta dell’Ade.

Intorno a lui, sono disposte le altre tombe, a riprodurre un vero e proprio banchetto dell’aldilà.

tomba di arunte e dei famigliari

Ai due lati del tablinum, è possibile esplorare i locali secondari, o cubicola: in alcuni sono visibili incisioni in lingua etrusca e protomi femminili.

cubicola ipogeo dei volumni

Fu nel 1840, durante i lavori di costruzione della strada, che l’ipogeo dei Volumni venne scoperto: posso solo immaginare cosa deve aver provato la prima persona che è entrata in questi ambienti dopo tanti secoli!

Tutto qui dentro infatti appare congelato nel tempo.
L’atmosfera che si respira è davvero suggestiva.

volto femminile in rilievo nell'ipogeo dei volumni

*** Usciti dal buio dell’Ipogeo e tornati al caldo sole del presente, ci siamo dedicata all’esplorazione della necropoli del Palazzone.

necropoli del palazzone

Il percorso permette di visitare alcune delle oltre duecento tombe: a prima vista sembrano semplici buche nel terreno ma in realtà ciascuna è composta da un breve dromos che termina nella camera sepolcrale, dove era contenuta l’urna con il corredo.

ingresso tomba necropoli del palazzone
interno tomba necropoli del palazzone

Peccato però che il percorso sia privo di qualsiasi didascalia che permetta di capire e apprezzare meglio quello che si sta vedendo!

antiquarium necropoli del palazzone

Per compensare la carenza, è stato allestito un piccolo Antiquarium, quasi nascosto nella parte finale della necropoli.

Si tratta di un piccolo museo, disposto su due piani, dove sono esposti reperti provenienti dal territorio e dove sono stati ricostruiti alcuni percorsi tematici per illustrare gli aspetti principali della vita quotidiana degli Etruschi, dall’alimentazione al gioco.

museo dell'antiquarium

Nel complesso, l’impressione che ho avuto della Necropoli del Palazzone è quella di uno dei (ahimè) tanti siti e musei italiani ancora fermi ad un’allestimento di tipo ottocentesco: immagino che la carenza di fondi non permetta al momento di intervenire per modernizzare questa esperienza.

Un peccato però perchè il potenziale del sito è notevole, tra tombe e reperti esposti, mentre, ad oggi, l’unica cosa che valga davvero il costo del biglietto è la visita all’Ipogeo dei Volumni.

IL TEMPIETTO DEL CLITUNNO A CAMPELLO

tempietto del clitunno

Mi vergogno a scriverlo ma il Tempietto del Clitunno l’ho scoperto per caso!

Avevamo lasciato Spello per raggiungere Arrone e lungo la strada volevamo fermarci ad ammirare le famose Fonti del Clitunno, tanto decantate per la loro bellezza.

Seguendo il Tom Tom, a Campello abbiamo abbandonato la statale finendo così in una strada secondaria, interrotta dai lavori di una pista ciclabile.

Qui campeggiava un’indicazione che preannunciava, poco più avanti, il sito del Tempietto del Clitunno. Incuriosita, ho lasciato il mio fidanzato in auto e sono andata a vedere…ho scoperto così un piccolo gioiello.

edicola del tempietto del clitunno a campello

Il Tempietto del Clitunno sorge lungo l’omonimo fiume: il sito è di proprietà del MIBAC – Ministero Beni e delle Attività Culturali. E’ piccolo ma delizioso tanto da essere stato inserito nella lista del Patrimonio Unesco.

ingresso alla cripta del tempietto del clitunno

All’ingresso, oltre alla fotocopia di un depliant informativo, realizzato dalla Curia di Campello, mi è stato data in omaggio anche un numero della rivista Archeologia Viva, con un articolo dedicato.

Ho apprezzato il gesto che dimostra però la carenza di materiale informativo ufficiale del Mibac e questo è un peccato.

natura e tempietto del clitunno

Il tempietto è dedicato a San Salvatore e la datazione è incerta: per alcuni sarebbe stato costruito tra IV-V sec d.c. mentre per altri apparterrebbe all’epoca Longobarda (VII-VIII sec dc), tanto da essere inserito nel circuito dei siti Longobardi d’Italia.

La difficoltà nella datazione sta nell’eccletticità della struttura: i materiali infatti provengono da diversi edifici di epoca romana, ri-assemblati per un culto evidentemente cristiano.

veduta del cielo dall'edicola del tempietto del clitunno

A testimoniarlo non c’è solo la struttura architettonica del Tempietto, con la cripta e l’edicola sovrastante ma anche i bellissimi affreschi…

affreschi tempietto del clitunno

…Cristo, al centro dell’abside, il cui volto è segnato dalla patina del tempo e lascia a bocca aperta, e, più sotto, i santi Pietro e Paolo.

immagine di cristo nell'abside del tempietto del clitunno

Inizialmente ero l’unica visitatrice, poi si è aggiunti una coppia di anziani stranieri. Una bella fortuna, perchè un gioiello come questo non è fatto per accogliere frotte di turisti!

Un’architettura classica come questa, circondata dalla natura, con il mormorio del fiume e il fruscio degli alberi come colonna sonora, rappresenta bene la personificazione del paesaggio romantico ottocentesco.

Non mi sorprende quindi che Lord Byron abbia dedicato a questo tempio alcuni dei suoi versi

And on thy happy shore a Tempie stilI,
Of smalI and delicate proportion, keeps,
Upon a mild declivity of hill,
its memory of thee; beneath it sweeps
Thy current’s calmness; oft from out it ieaps
The finny darter with the glittering scaies,
Who dwells and revels in thy glassy deeps;
While, chance, some scattered water-iily saiis
Down where the shallower wave stili teiis its bubbiing taies.

Pass not unbiest the Cenius of the place!
If through the air a Zephyr more serene 
Win to the brow, ‘tis his; and if ye trace 
Along his margin a more eioquent green,
If on the heart the freshness of the scene 
Sprinkie its coolness, and from the dry dust 
Of weary Iife a mornent lave it clean 
With Nature’s baptism, – ‘tis him ye must
Pay orisons for this suspension of disgust.

CHILD HAROLD’S PILGRIMAGE (CANTO IV)

colonne del tempietto del clitunno a campello

Sarei potuto rimanere a godere della pace del Tempietto del Clitunno per tutto il pomeriggio…se non fosse stato per i nugoli di zanzare che, letteralmente, lo infestano. Le loro punture sono riuscite a ridimensionare la magia e l’entusiasmo di questa scoperta.

Se quindi volete visitare il Tempietto del Clitunno in estate, ricordate di munirvi di un buon repellente per insetti!

LE FONTI DEL CLITUNNO A CAMPELLO

fonti del clitunno

Proseguendo sulla strada statale, in direzione Terni, poco più avanti abbiamo trovato le Fonti del Clitunno, la nostra meta originaria: a differenza del Tempietto è impossibile non notarle.

Le sorgenti infatti sono state inglobate nel Parco del Clitunno, una struttura recintata e dotata di ampio parcheggio, servizi di ristorazione, e un laghetto per l’allevamento delle trote.

Tutte le info le trovate sul sito internet del Parco.

lago delle fonti del clitunno

La fama di queste sorgenti risale ai tempi dei Romani: Plinio scriveva che le fonti erano così copiose da formare un grande fiume navigabile fino a Roma.

Peccato che nel 440 d.C. un violento terremoto abbia modificato radicalmente questa zona. Nonostante questo, pare che le fonti rimangano una delle aree più ricche di sorgenti dell’Umbria.

acqua sorgiva del clitunno

L’attuale sistemazione è stata realizzata nell’Ottocento, quando Paolo Campello della Spina creò il laghetto e fece piantare pioppi e salici tutt’intorno.

Queste sono le fonti decantate da Giosuè Carducci e Lord Byron.

fonti del clitunno a campello

Il parco è bello e l’acqua delle fonti è freschissima…eppure, lo ammetto, le Fonti del Clitunno mi hanno un po’ delusa: probabilmente ai tempi di Lord Byron questa zona doveva avere un aspetto molto più “selvaggio” ma oggi tutto è fin troppo “ordinato”.

Non che ci fossero molti altri visitatori, a parte noi, e questo è stato sicuramente un bene ma non mi aspettavo la presenza di bar, ristorante, tavolini da picnic, e perfino un negozio di souvenir.

O forse, avevo ancora negli occhi la bellezza semplice e riservata del Tempietto del Clitunno.

lago delle trote a campello

A ricordarmi però che ci trovavamo solo a pochi chilometri di distanza sono state, manco a dirlo, le zanzare!

Nonostante tutta la moderna civilizzazione, le zanzare riescono sempre a farla da padrone. Siete avvisati!

NARNI SOTTERRANEA A NARNI

vicoli di narni

Quando ho preso in prestito la guida dell’Umbria alla Biblioteca di Impruneta, ho trovato al suo interno un volantino sul tour di Narni Sotterranea.

Non amo i tour organizzati e quindi all’inizio non l’ho considerato ma mentre pianificavo il viaggio, alcuni amici mi hanno assicurato che questa iniziativa non dovevo perderla.

Beh, cari amici, grazie, perchè posso dire che questa è stata la sorpresa più bella di Narni!

strade di narni

Narni si trova in provincia di Terni. Il borgo, arroccato su un colle, porta i segni della presenza romana anche se quel che rimane oggi risale soprattutto al medioevo.

Secondo una biografia dello scrittore Clive Staples Lewis, pare che Narni lo abbia ispirato nella scelta del titolo della saga da lui creata, Le Cronache di Narnia: l’antico nome di questo borgo infatti era proprio Narnia.

Ho letto la saga di Lewis molti anni fa ma non sono mai riuscita ad appassionarmi: in ogni caso, nome a parte, direi che non c’è molto altro che leghi Narni alla saga di Lewis.

Sono sincera, il borgo di Narni non mi ha particolarmente entusiasmata e non certo perchè sia priva di attrattive, anzi! Il suo centro storico è molto carino ma il continuo transitare di auto in uno spazio così piccolo, fa perdere parecchio del suo fascino.

chiesa di san francesco a narni

Ci sono delle vere bellezze, come la chiesa di San Francesco; eppure l’unico museo che abbiamo avuto tempo di visitare, il Museo Civico, nonostante abbia reperti di tutto rispetto, mi ha lasciata senza parole per la totale assenza di una qualsiasi forma di allestimento.

In ogni caso, la visita a Narni vale sicuramente per Narni sotterranea.

ingresso narni sotterranea

Narni sotterranea si presenta come un semplice tour, organizzato e gestito dall’associazione Subterranea. Il punto di partenza è nei Giardini di San Bernardo: una volta entrati, sulla destra trovate il cancello e le scale che consentono di raggiungere la sede dell’associazione e la biglietteria.

Ad orari prestabiliti parte il tour: è bene quindi informarsi tramite il loro sito internet. La nostra visita è durata oltre un’ora.

In attesa della partenza si può curiosare nella stanza adibita a museo: è qui che si comincia a capire qualcosa di più di Narni sotterranea. Non solo un tour alla scoperta dei sotterranei della basilica di San Domenico ma una sorta di vero e proprio viaggio nel tempo.

museo narni sotterranea

Il viaggio di Narni Sotterranea ha inizio esattamente quarant’anni fa, nel 1979, quando un gruppo di amici appassionati di speleologia e archeologia ha scoperto, per puro caso, l’accesso ad alcuni locali del XII sec d.c.

cappella di narni sotterranea

E’ stato l’inizio della riscoperta non solo degli ambienti della Basilica di San Domenico, che si snodano nei sotterranei di Narni,ma anche delle storie ad essi legate: un intreccio di vicende che parte dai romani per superare il periodo dell’Inquisizione e arrivare fino ai nostri giorni, in un salto geografico che va dall’Italia all’Irlanda.

stanza inquisizione a narni sotterranea

Il percorso di Narni Sotterranea è ancora oggi ben lontano dall’essere compiuto e viene portato avanti dall’entusiasmo e dalla volontà dell’associazione, che ha avuto in gestione questi ambienti dal Comune.

Da scoprire infatti sotto Narni pare ci sia ancora molto!

segreta a narni sotterranea

Durante il tour di Narni Sotterranea non è possibile fare fotografie: le tre che vedete qui sopra sono di Marco Santarelli e mi sono state inviate dall’associazione, che ringrazio per la disponibilità.

All’inizio ero un po’ contrariata ma dopo aver fatto il tour ho capito che le foto non renderebbero l’idea di cosa sia Narni sotterranea: un viaggio adatto a tutti, grandi e piccini, perchè fa leva su alcuni dei tratti tipici della natura umana come la curiosità, la scoperta e la voglia di conoscenza.

Proprio in questi giorni è stato annunciato un nuovo percorso sotterraneo a Narni, che partirà ad aprile: Narni Adventures, un percorso avventura tra ponti tibetani, arrampicate e teleferica allestito in un locale sotterraneo del 1200.

Chissà, potrebbe essere una buona occasione per tornare!

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Hidden London: tour delle stazioni abbandonate della metro di Londra http://www.reporterinviaggio.it/hidden-london-tour-delle-stazioni-abbandonate-della-metro-di-londra/ http://www.reporterinviaggio.it/hidden-london-tour-delle-stazioni-abbandonate-della-metro-di-londra/#respond Tue, 05 Feb 2019 09:00:24 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=12896 Esiste una Londra sotterranea, un mondo nascosto alle persone che ogni giorno passeggiano alla luce del sole e al quale è quasi impossibile accedere: è il mondo delle stazioni abbandonate della metro di Londra. Inaugurata ufficialmente nel 1863, la metropolitana di Londra è la più antica al mondo, oltre che la mia preferita. Ebbene nel corso […]

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metro di londra

Esiste una Londra sotterranea, un mondo nascosto alle persone che ogni giorno passeggiano alla luce del sole e al quale è quasi impossibile accedere: è il mondo delle stazioni abbandonate della metro di Londra.

Inaugurata ufficialmente nel 1863, la metropolitana di Londra è la più antica al mondo, oltre che la mia preferita. Ebbene nel corso della sua storia diverse stazioni sono state abbandonate, tanto che ancora oggi sono chiuse al pubblico: come, ad esempio, Down Street, aperta dal 1907 al 1932 e diventata famosa per essere stata utilizzata da Winston Churchill come sede del Gabinetto di Guerra durante la II Guerra Mondiale.

A volte però, questo mondo segreto apre le porte per accogliere qualche fortunato (dal dal mio punto di vista, dato che ancora non sono riuscita a vederlo) visitatore: sono i tour della Hidden London, organizzati dal London Transport Museum, per far conoscere le stazioni abbandonate della metro di Londra.

Periodicamente, infatti, il Museo del Trasporto di Londra mette in vendita un numero limitato di biglietti per visite guidate alle principali stazioni abbandonate della metro di Londra: da Aldwych station, a Euston station, Charing Cross station o la stessa Down Street.

tour stazioni abbandonate della metro di londra

I tour vengono annunciati in anticipo, così da dare alle persone la possibilità di scegliere periodo e data più comoda.

ATTENZIONE: i prossimi tour sono in programma per febbraio e marzo 2019!
I biglietti sono già in vendita online sul sito del London Transport Museum!

Trovate tutte le info sui tour Hidden London cliccando qui.

Tra le stazioni che è possibile visitare ci sono Down Street, aperta dal 1907 al 1932 e utilizzata come rifugio durante la II Guerra Mondiale anche da Winston Churchill, e Aldwych station. Quest’ultimo pare sia tra i tour più richiesti: la stazione, aperta nel 1907 e chiusa nel 1994, è stata utilizzata come rifugio dai londinesi durante la II Guerra Mondiale ed è servita come a location per film e serie tv, da Sherlock, a V per Vendetta e The Darkest Hour.

Se, come me, pensate di partecipare a uno di questi tour prima o poi, vi consiglio di iscrivervi alla newsletter del museo: non solo infatti sarete avvisati su tutti i tour in programma ma, in quanto iscritti, avrete diritto alla presale: in questo caso, sarà possibile acquistare i biglietti già nella giornata del 29 novembre!

E vi assicuro che i posti per alcuni dei tour delle stazioni abbandonate della metro di Londra finiscono in fretta!

Occhio però: per partecipare ai tour occorre avere più di 14 anni e vestirsi in modo adeguato, a cominciare da con scarpe comode. Sono previste infatti lunghe camminate su pavimenti spesso sconnessi e ambienti scarsamente illuminati, oltre a scalinate da salire fino a 180 gradini.

london transport museum

Compreso nel costo del tour, c’è l’ingresso al London Trasport Museum: ho avuto occasione di visitare questo museo qualche anno fa, durante il mio ultimo (per il momento) viaggio a Londra, e mi è piaciuto molto.

Prima o poi troverò il tempo per scriverne ma se amate i musei dedicati ai trasporti e passate da Londra, vi consiglio già di inserirlo tra le tappe da non perdere!

Questo post è stato pubblicato la prima volta il 4.09.2018. Ultimo aggiornamento il 5.02.2019

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Dai siti Unesco ai borghi d’Italia: travel book Trenitalia per viaggiare in treno http://www.reporterinviaggio.it/da-siti-unesco-a-borghi-italia-travel-book-trenitalia/ http://www.reporterinviaggio.it/da-siti-unesco-a-borghi-italia-travel-book-trenitalia/#comments Wed, 30 Jan 2019 14:08:31 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44564 Dalle Langhe, in Piemonte, alla Valle di Noto, in Sicilia: sono 33 i siti Unesco in Italia che si possono raggiungere grazie al treno. A questi Trenitalia ha dedicato l’ultimo dei suoi travel book, dal titolo Patrimonio Mondiale dell’Unesco – 33 siti italiani da raggiungere comodamente in treno. L’ebook è consultabile online e raccoglie 33 […]

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travel book trenitalia

Dalle Langhe, in Piemonte, alla Valle di Noto, in Sicilia: sono 33 i siti Unesco in Italia che si possono raggiungere grazie al treno. A questi Trenitalia ha dedicato l’ultimo dei suoi travel book, dal titolo Patrimonio Mondiale dell’Unesco – 33 siti italiani da raggiungere comodamente in treno.

L’ebook è consultabile online e raccoglie 33 dei 54 siti Unesco presenti in Italia, ovvero solo quelli raggiungibili con il treno.

La presentazione del nuovo travel book è avvenuta nei giorni scorsi, nella sede della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, a Roma: l’ebook è un piccolo vademecum che riporta, per ciascun sito Unesco, una scheda di approfondimento e le indicazioni delle tratte ferroviarie e delle stazioni di riferimento. Secondo quanto reso noto da Trenitalia, la distanza tra le stazioni e i siti Unesco è indicata in un massimo di 2 km.

Tra i siti presenti, oltre alle città d’arte, come Venezia o Firenze, ci sono Pompei, Paestum ed Ercolano, la fortezza di Palmanova, in Veneto, la Villa d’este di Tivoli, Assisi, Le Cinque terre e molti altri.

Non è la prima volta che Trenitalia realizza un travel book per incentivare i viaggi in treno in Italia: precedentemente si era occupata dei borghi più belli d’Italia, dei grandi giardini italiani, e delle spiagge. A queste ultime aveva dedicato ben due travel book.

Tutti i travel book Trenitalia sono disponibili in versione digitale.

E’ inoltre prevista la realizzazione nel 2019 delle versioni in lingua inglese del progetto travel book Trenitalia: l’obiettivo è favorire la conoscenza delle bellezze italiane raggiungibili con il treno, cercando così di incentivare una mobilità sostenibile.

Una bella iniziativa, non c’è che dire: promuovere la mobilità sostenibile è importante…l’augurio ovviamente è che si investa sempre di più anche nelle strutture e nei servizi per fare in modo che tutti questi siti, non solo quelli che si trovano lungo le linee Alta Velocità, siano sempre raggiungibili e in tempi adeguati.

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Parco Ghibli: a Nagakute il parco dedicato allo Studio Ghibli http://www.reporterinviaggio.it/parco-ghibli-a-nagakute/ http://www.reporterinviaggio.it/parco-ghibli-a-nagakute/#respond Thu, 24 Jan 2019 09:00:48 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44537 E’ ufficiale: nell’autunno del 2022 in Giappone sarà inaugurato il parco Ghibli, un parco a tema dedicato alle produzioni animate dello Studio Ghibli. Dopo il Museo Ghibli, aperto nel 2001 a Mitaka, alle porte di Tokyo, è in arrivo quindi una nuova attrazione che renderà omaggio ad uno degli studi di animazione più famosi al […]

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tavolo di lavoro studio ghibli

E’ ufficiale: nell’autunno del 2022 in Giappone sarà inaugurato il parco Ghibli, un parco a tema dedicato alle produzioni animate dello Studio Ghibli.

Dopo il Museo Ghibli, aperto nel 2001 a Mitaka, alle porte di Tokyo, è in arrivo quindi una nuova attrazione che renderà omaggio ad uno degli studi di animazione più famosi al mondo: il parco Ghibli sorgerà a Nagakute, nella prefettura di Aichi, non lontano da Nagoya, nell’area dell’Ai Chiyuhaku Memorial Park, denominato anche Expo Park o Moricoro Park.

Qui, nel 2005, era già stata realizzata la riproduzione della casa di Mei e Satsuki, le protagoniste de “Il mio vicino Totoro” (Tonari no Totoro), uno dei film più famosi dello Studio Ghibli, a firma del regista Hayao Miyazaki. Il parco Ghibli ingloberà la casa di Totoro e si svilupperà tutt’intorno per una superficie di circa 200 ettari.

Della realizzazione di questo parco si parlava da tempo. Nelle scorse settimane però la Prefettura di Aichi ha diffuso un prospetto del progetto preliminare, con tanto di crono-programma dei lavori: l’inizio è previsto nel 2020 e la conclusione è annunciata per l’autunno del 2022.

Foto ©Studio Ghibli

Non è stato facile trovare i documenti originale sul sito della Prefettura di Aichi ma alla fine ce l’ho fatta: perdonate se la traduzione dal giapponese non sarà perfetta (anzi, se conoscete il giapponese e avete suggerimenti, siete benvenuti).

Nei documenti viene mostrata quella che sarà la struttura del futuro parco Ghibli, suddiviso in 5 aree:

  1. Collina delle gioventù: verranno realizzate costruzioni che si ispirano a elementi scientifici della fine del XIX sec, presenti in film come “Il castello errante di Howl” (Hauru no ugoku shiro) e i Sospiri del mio cuore (Mimi o sumaseba);
  2. Magazzino Ghibli: un’area coperta dove dovrebbero trovare poste strutture in stile giapponese ed europeo ispirate dalle opere dello Studio Ghibli. Sono previsti negozi, caffè, aree gioco e aree espositive dei lavori dello studio
  3. Foresta Dundoko: dedicata al film di animazione Totoro, comprenderà anche la casa di Mei e Satsuki.
  4. Area Mononoke: basata sul film di animazione “La principessa Mononoke” (Mononke Hime), in particolare i riferimenti dovrebbero essere al villaggio degli Emishi, tipico villaggio tradizionale giapponese
  5. Valle delle streghe: un’area dedicato alla ricostruzione delle città tipiche del Nord Europa, presenti in molti film dello Studio Ghibli. In particolare a fornire l’ispirazione dovrebbero essere due film, “Kiki consegne a domicilio” (Majo no takkyūbin) e “Il castello errante di Howl”.
Foto ©Studio Ghibli

Se volete consultare il comunicato stampa e la presentazione, in lingua giapponese, cliccate qui.

Se volete ripercorrere le tappe dell’accordo tra Studio Ghibli e Prefettura di Aichi (sempre in lingua giapponese), cliccate qui

L’obiettivo del parco è rendere omaggio alle produzioni dello Studio Ghibli ma da quanto riportato nel progetto il riferimento appare essere soprattutto alla sua figura più rappresentativa: Hayao Miyazaki, regista premio Oscar per “La Città Incantata” (Sen to Chihiro no kamikakushi). Tutti i film sopra citati infatti sono sue produzioni.

Sono da sempre una fan del Maestro Miyazaki, che ho avuto la fortuna di incontrare e intervistare a Venezia nel 2005, in occasione della consegna del Leone d’oro: nel 2007 ho visitato anche il Museo Ghibli di Mitaka, tappa imperdibile per chi ama queste produzioni.

Sono curiosa di vedere quindi come si svilupperà il progetto di questo parco: noto infatti che non ci sono riferimenti, ad una delle produzioni di Miyazaki che amo di più, Nausicaa della Valle del vento (Kaze no tani no Naushikaa), ma il progetto in sé è comunque interessante.

Inoltre, mi auguro sia previsto almeno un omaggio anche ad un’altra figura di riferimento dello Studio: Isao Takahata, regista scomparso nel 2018.

Cercherò di seguire a distanza l’evoluzione del progetto. In ogni caso, adesso ho un motivo in più per tornare in Giappone nei prossimi anni!

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Dai vicoli medioevali alla Villa dei mosaici: il borgo di Spello in Umbria http://www.reporterinviaggio.it/il-borgo-di-spello-e-la-villa-dei-mosaici-in-umbria/ http://www.reporterinviaggio.it/il-borgo-di-spello-e-la-villa-dei-mosaici-in-umbria/#respond Wed, 16 Jan 2019 17:40:57 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=44463 Dai vicoli fioriti, ai resti dell'Arce romana fino alla Villa dei Mosaici: Spello è un delizioso borgo medioevale dell'Umbria, da scoprire con calma.

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Porta all'Arce a Spello

Uno dei motivi che mi hanno spinta a  visitare l’Umbria la scorsa estate è stato Spello: questo delizioso borgo medioevale, infatti, aveva da tempo attirato la mia attenzione grazie all’attività di comunicazione e promozione turistica intrapresa sui social.

A farmelo conoscere sono stati gli account Twitter di @SpelloBC (Ufficio turistico) e @SpelloVMS (Museo Villa dei Mosaici): con foto e racconti, sono riusciti ad incuriosirmi a tal punto da farmi venire voglia di visitarlo.

E così, grazie ad un social media che oggi molti considerano “in declino” e che invece io continuo ad apprezzare, ho deciso di trascinare a Spello anche il mio fidanzato!

SPELLO: DA CITTA’ ROMANA A BORGO MEDIOEVALE DEI FIORI 

urbanistica di spello

Spello sorge ai piedi del Monte Subasio, tra Assisi e Foligno.

Fondata dagli Umbri, la città deve il suo nome ai romani che la ribattezzarono Colonia Julia Hispellum: furono proprio i romani ad organizzare l’assetto urbanistico del borgo e della valle.

porta consiliareDistrutta dai Goti, nel XII secolo Spello è passata sotto il dominio della famiglia Baglioni di Perugia: è proprio in questo periodo che venne realizzato il ciclo di affreschi del Pinturicchio, conservato nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. A fine ‘500 Spello è entrata a far parte dello Stato pontificio, fino all’Unità d’Italia.

Oggi fa parte della provincia di Perugia ed è facilmente raggiungibile in auto grazie alla SS75: da Assisi si impiegano circa 20 minuti per arrivarci.

Attenzione! Il centro storico di Spello è area pedonale: è quindi necessario lasciare l’auto in uno dei parcheggi limitrofi.

Una delle caratteristiche peculiari di questo borgo è l’amore per i fiori: non a caso, la manifestazione più famosa sono le Infiorate di Spello che si svolgono tra aprile e maggio, per il Corpus Domini. Nelle vie del borgo vengono realizzati bellissimi disegni con i petali dei fiori, una tradizione che qui si è affermata a partire dagli anni ’30 del Novecento.

porta fiorita a spelloTutte le informazioni su questo delizioso borgo, sono contenute in un portale turistico ufficiale, ben strutturato. 

Voglio però soffermarmi su una delle sue attrazioni più recenti.  Qualche anno fa, infatti, il patrimonio culturale di Spello si è arricchito con l’apertura della Villa dei Mosaici di Spello, il museo che sorge subito fuori le mura.

Dal punto di vista museale, a mio parere si tratta di un piccolo gioiello nel panorama umbro, che merita di essere visitato. Al suo interno ha trovato posto anche l‘infopoint locale: qui potete quindi reperire mappe e informazioni sulla città.

E’ il punto di partenza ideale per visitare Spello.

A SPASSO PER I VICOLI FIORITI DEL CENTRO STORICO DI SPELLO 

il portonaccio a spelloQuando sono arrivata a Spello avevo un po’ di timore: non sapevo bene cosa aspettarmi. Le foto che avevo visto su Twitter sembravano molto belle ma, si sa, non sempre quel che si vede online rispecchia la realtà e io avevo comunque trascinato fin qui anche il mio fidanzato.

E’ bastato però trovarmi davanti al Portonaccio e alla Porta Consiliare, illuminati dalla luce del tramonto, per rendermi conto di non essermi sbagliata: Spello valeva decisamente la tappa del nostro viaggio! Anzi, probabilmente avrebbe meritato più di una giornata di visita.

Il modo migliore per visitare il centro storico è con vestiti e scarpe comode, che permettano di salire agevolmente lungo i vicoli del borgo; nel periodo estivo, aggiungete una bottiglia d’acqua e la macchina fotografica.

Il percorso di visita forma una sorta di anello, che parte e finisce in Piazza Kennedy: se, come noi, volete godervelo con calma prendetevi almeno un paio d’ore di tempo.

Abbiamo iniziato la nostra visita in una splendida e frizzante mattina di luglio: avevamo i tempi un po’ stretti e dato che avevamo già deciso di vistare più tardi la Villa dei Mosaici, abbiamo preferito goderci la passeggiata per il borgo, rimandando ad un prossimo viaggio la visita alla Pinacoteca, al Municipio Urbani e alle singole chiese.

porta consiliare a spello

Siamo partiti dalla Porta Consolare, l’ingresso principale della città romana, costruita con il celebre calcare rosa del Monte Subasio. 

Da qui abbiamo iniziato a salire lungo via Cavour, la via principale, dove si affacciano la Chiesa di Santa Maria Maggiore e Sant’Andrea.

La prima cosa che colpisce a Spello sono i vicoli medievali, stretti e contorti, tutti abbelliti da splendidi fiori.

Accanto alle porte o ai balconi si possono scorgere le targhe che testimoniano i premi ottenuti dai proprietari: ogni anno infatti, tra la primavera e l’estate a Spello si tiene il concorso “Finestre, balconi e vicoli fioriti” che premia le decorazioni floreali più belle. 

balconi fioriti a spelloNel punto più alto del borgo si trova l’arco romano, detto Arco dell’Arce: si tratta di una costruzione romana che consentiva il collegamento tra la parte alta della città romana con il monte Subasio.

L’arco si trova accanto a quel che resta della Rocca di Federico I Barbarossa, alla Torre e alla chiesa di San Severino: ecco, questo, secondo me, è il luogo più suggestivo di Spello!

Purtroppo non ho trovato modo di accedere alla Torre di San Severino e alla rocca (un vero peccato) ma ci siamo comunque fermati alla chiesa dei cappuccini, fondata nel 1623: un angolo appartato, quasi nascosto, davanti al quale si apre il belvedere, che domina il territorio circostante.

torre di san severino a spello

Per chi arriva fin qui non rimane che seguire i consigli riportati sulla targa esposta:

“..mettiti da un lato, guarda la incantevole valle ed i vaghi orizzonti e dovrai confessare che non esiste altrove veduta più bella di Spello…”

Proseguendo lungo il belvedere si discende nuovamente verso la parte bassa del borgo, costeggiando uno dei simboli più noti di Spello: Porta Venere.

La porta è una delle sei che si aprivano nella cinta muraria della città: deve il nome alla probabile vicinanza di un tempio dedicato a Venere. Celebrata da D’Annunzio nell’Elettra, porta venere risale alla fine del I sec ac. 

porta venere e torri di properzioLe due torri che le fanno da cornice sono invece di epoca medioevale e sono denominate Torri di Properzio.

Da Porta Venere si prosegue scendendo fino a trovarsi nuovamente in piazza Kennedy.

Ma se pensate che le sorprese di Spello siano finite, vi sbagliate: un’altra delle caratteristiche di questo piccolo borgo umbro è l’affabilità dei suoi abitanti!

Non stupitevi quindi se, come noi, vi ritroverete a parlare con un’anziana signora che, dalla finestra di casa, vi racconterà la propria vita!

LA VILLA DEI MOSAICI DI SPELLO, IL MUSEO PIU’ MODERNO DELL’UMBRIA 

La Villa dei Mosaici di Spello è probabilmente il museo più moderno dell’Umbria, inaugurato solo un paio di anni fa. Si trova accanto alla cerchia di mura romane, a pochi minuti a piedi dalla Porta Consolare. 

L’architettura del museo è molto bella, moderna ma perfettamente inserita nel paesaggio e realizzata con impatto ambientale ridotto, grazie all’utilizzo di materiali compatibili come legno lamellare e isolanti naturali.

Il museo utilizza anche fonti energetiche rinnovabili, come i pannelli fotovoltaici presenti nella copertura. Un tocco di colore (e profumo) sono le piante di lavanda che accolgono il visitatore all’ingresso.

Alla biglietteria, che fa anche da infopoint turistico del borgo, abbiamo conosciuto Silvia, una delle dipendenti del museo, che si occupa anche della comunicazione: praticamente se ho scoperto Spello e questo museo è anche merito suo!

Silvia è stata il nostro “Cicerone” durante la visita, durata in tutto un paio d’ore: mi fa piacere ringraziarla pubblicamente soprattutto per aver sopportato tutte le mie domande!

percorso museo villa dei mosaici

E’ stata lei a raccontarci come, nel 2005, durante i lavori di scavo di un parcheggio, vennero alla luce i resti di un’antica villa romana del I sec, oggi nota come Villa dei Mosaici. 

Ulteriori scavi hanno permesso di riportare alla luce 20 ambienti, di cui 10 dotati di pavimenti a mosaico. Proprio intorno a questi ambienti, grazie a fondi statali, regionali ed europei, è stato costruito il museo.

Non è dato sapere, ad oggi, a chi appartenesse la Villa dei mosaici, che sorgeva lungo uno dei rami secondari della Via Flaminia.

La datazione dell’intera struttura copre un arco di tempo che va dal I sec ac fino al III dc.

rappresentazioni stagioni nei mosaici della villa dei mosaiciI mosaici sono molto belli e incredibilmente ben conservati: vi sono rappresentate forme geometriche, elementi naturali e figure umane.

Quello che mi ha colpita di più, però, sono i resti delle pitture che si intravedono ancora su alcune delle pareti: come nella stanza del mosaico geometrico, dove si scorgono anche figure della mitologia marina.

villa dei mosaici: resti di affreschi

Il museo è costruito praticamente intorno agli ambienti scavati: un percorso guidato accompagna il visitatore, permettendo così di preservare gli ambienti e, nello stesso tempo, di interagire con essi.

Oltre a pannelli informativi, infatti, sono presenti schermi touchscreen dove vengono proiettati video che ricostruiscono i vari ambienti. 

Inoltre è possibile approfondire la conoscenza dei reperti grazie all’app del museo, scaricabile sul proprio cell: l’app “dialoga” con i pannelli tramite sensori beacon.

Come ci ha spiegato Silvia, presto verrà introdotta anche una nuova modalità di visita tramite visori 3D. Lo staff del museo della Villa dei Mosaici è stato molto gentile nel farcela provare in anteprima e il risultato è notevole: gli ambienti della villa prendono vita e, spostandosi dall’una all’altra, è possibile avere la visione completa di come apparivano le singole stanze al tempo dei romani.

Se a questo si aggiunge l’impegno che il museo mette nel realizzare visite didattiche e laboratori per i più piccoli, capite perchè ritengo che, ad oggi, questo possa essere ritenuto uno degli esempio virtuosi del patrimonio museale italiano.

Silvia mi ha anche confermato che l’area della villa attualmente visitabile è solo una piccola parte dell’edificio originale: molto infatti deve ancora essere scavato e non è escluso che possa essere fatto in futuro.

Ovviamente, servono fondi, che mi auguro possano essere trovati presto!

stanza delle terme alla villa dei mosaici

La Villa dei Mosaici di Spello ha un sito internet in lingua italiana e inglese: è ben fatto e facile da consultare, anche da cellulare. 

Il museo è dotato di un ampio parcheggio che può essere utilizzato per lasciare l’auto e visitare anche il centro di Spello; inoltre, all’interno della struttura è presente una cloack-room con comodi armadietti per lasciare borse o zaini.

Insomma, se passate da Spello, vi consiglio di visitarlo!

DORMIRE E MANGIARE A SPELLO: QUALCHE INFO UTILE 
Borgo floreale, sito archeologico, Spello mi ha colpita anche per l’accoglienza dei suoi abitanti e, ovviamente, per la cucina umbra.

Se pensate di fermarvi qualche notte, a pochi metri dal Portonaccio e a 5 minuti a piedi dalla Villa dei Mosaici c’è l’albergo Il Portonaccio: la struttura è un po’ datata e necessiterebbe probabilmente di qualche ritocco ma l’accoglienza e la disponibilità del proprietario compensano ogni eventuale carenza.

Attenzione: quando ci siamo stati noi, non era attivo il servizio ristorante, nonostante l’insegna lo segnalasse!

civico 57 a spello

Se quindi volete mangiare un boccone, vi segnalo i due locali che abbiamo provato.

A pranzo siamo stati al Civico 57, un tranquillo e delizioso locale che serve piatti della cucina umbra ma anche piatti vegetariani: qui ho mangiato uno dei migliori hamburger vegetariani della mia vita!

A cena invece abbiamo optato per La Cantina di Spello: il ristorante è bello ed elegante, ricavato all’interno di locali in pietra con soffitti a volte e arredate con elementi di design.

La cucina umbra che abbiamo provato era davvero eccellente, in particolare i piatti con il tartufo, mentre il personale si è dimostrato disponibile e accogliente.

Sinceramente non ricordo quanto abbiamo speso ma il costo era decisamente contenuto rispetto al servizio offerto.

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