Reporter in Viaggio http://www.reporterinviaggio.it Blog, foto e video di una reporter in viaggio per il mondo! Thu, 18 Oct 2018 07:56:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Siti Unesco, natura e mare: alla scoperta dello Sri Lanka, Wonder of Asia http://www.reporterinviaggio.it/sri-lanka-wonder-of-asia/ http://www.reporterinviaggio.it/sri-lanka-wonder-of-asia/#respond Tue, 16 Oct 2018 08:45:12 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=41459  (Tropical beach Unawatuna, Sri Lanka di Val Shevchenko/Shutterstock) Adagiato accanto alla punta meridionale dell’India, tra il golfo del Bengala e quello di Mannar, lo Sri Lanka è uno di quei paesi che non avevo ancora preso in considerazione. Recentemente però ho avuto occasione non solo di sentirne parlare spesso ma anche di assaggiarne la cucina: così, […]

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Unawatuna, spiaggia Sri Lanka (Tropical beach Unawatuna, Sri Lanka di Val Shevchenko/Shutterstock)

Adagiato accanto alla punta meridionale dell’India, tra il golfo del Bengala e quello di Mannar, lo Sri Lanka è uno di quei paesi che non avevo ancora preso in considerazione.

Recentemente però ho avuto occasione non solo di sentirne parlare spesso ma anche di assaggiarne la cucina: così, quando ho letto che a TTG Travel Experience 2018 si sarebbe tenuta una presentazione ufficiale organizzata dall’Ente del Turismo cingalese, ho cercato di inserirla nell’agenda di lavoro.

Negli ultimi tempi, infatti, lo Sri Lanka sta puntando molto sulla promozione turistica all’estero, Italia compresa. Nel 2018 gli italiani che lo avranno visitato saranno circa 30.000 ma l’obiettivo del Ministro del Turismo, John Amaratunga, è di incrementarne notevolmente il numero: “Per questo abbiamo bisogno del vostro aiuto” ha detto durante la conferenza stampa rivolto ai giornalisti presenti a Rimini.

delegazione del ministro del turismo dello sri lanka a ttg travel experience 2018

Nell’incontro stampa, la delegazione del Ministero del Turismo ha voluto mettere in evidenza storia e bellezze del paese: noto fino al 1972 come Ceylon, il nome dato all’isola dai Portoghesi, lo Sri Lanka oggi è una repubblica democratica socialista. In sanscrito il significato del nome sarebbe “isola risplendente”, da cui probabilmente deriva la scelta del motto della campagna di promozione turistica, “Wonder of Asia”.

Tante le attrattive sulle quali si è puntato per la promozione: dalla cultura, alle feste tradizionali, alle attività sportive fino al wedding.

Personalmente, quello che mi ha colpita di più è stato il riferimento al patrimonio culturale: lo Sri Lanka infatti vanta ben otto siti Unesco che ripercorrono circa 2000 anni di storia, tra architettura e natura.

Da Anuradhapura, sito archeologico del IV sec a.c., caratterizzato dai dagoba, antiche architetture sacre del buddismo; a Polonnaruwa, capitale di epoca medioevale, risalente al XII sec d.c; a Sigiriya, imponente formazione rocciosa abitata dai monaci buddisti fin dal 487 a.c e sulla cima della quale sorgono le rovine del palazzo di re Kasyapa; ai templi rupestri di Dambulla; a Kandy, antica capitale del paese; alla fortezza olandese di Galle, fino alla Peak Wilderness Protected Area, l’area centrale degli altopiani, e alla riserva pluviale di Sinharaja.

il sito unesco di sigiriya in sri lanka(Ancient palace Sigiriya, Sri Lanka di Anatolii Lyzun/Shutterstock)

Molto belle anche le immagini del mare e delle spiagge: da quelle più visitate della costa meridionale, come Unawatuna, considerata tra le 12 spiagge più belle al mondo, alle meno frequentate che si trovano nella costa settentrionale come Kalpitiya. Pare sia possibile anche avvistare le balene (tenendosi a rigorosa distanza e rispettandone l’habitat) nell’area di Dondra Point e Trincomalee.

Tra i prodotti tipici del paese, c’è il famoso tea di Cylon: viene coltivato solo in alcune regioni centro-meridionali dell’isola e lavorato attraverso procedure speciali, che, se rispettate, permettono di ottenere il marchio di qualità, raffigurato dal leone, e rilasciato dallo Sri Lanka Tea Board.

La conferenza stampa prevedeva anche un buffet di cucina tipici cingalese, al quale purtroppo non ho potuto partecipare per problemi di tempo: ho avuto però la fortuna di assaggiare alcuni piatti di questa cucina preparati da un’amica. In generale mi sembra una cucina piuttosto speziata e piccante ma senza esagerare: il riso è tra gli alimenti più diffusi, così come il pesce alla base di uno dei piatti tipici (che io adoro!), le polpette.

Tutte le informazioni sullo Sri Lanka sono disponibili nel sito internet ufficiale del turismo. Il sito ha una tradizione automatica anche in lingua italiana: personalmente, ad oggi vi consiglio la versione inglese.

materiale stampa dell'ente turismo dello sri lankaAmmetto che un po’ di curiosità di visitare lo Sri Lanka mi è venuta…ecco, allora qualche informazione pratica.

Per raggiungere Sri Lanka ci vogliono circa 10 ore di volo dall’Italia e l’aeroporto internazionale è a Colombo.
Per entrare nel paese, oltre al passaporto, è necessaria l’ETA, Electronic travel authorization, un permesso rilasciato dal dipartimento dell’immigrazione ed emigrazione che vale 30 giorni dal momento dell’arrivo. La domanda può essere presentata sul sito ufficiale.

Lo Sri Lanka è costituito da 9 province e la sua capitale è Colombo. Il clima è caldo umido e risente dell’influenza dei monsoni: la stagione secca va da gennaio a febbraio. In generale comunque le temperature rimangono tra i 26-30° per tutto l’anno.

Secondo quanto riportato ad oggi dalla Farnesina, lo Sri Lanka non è considerato un paese a rischio sicurezza.
Sul sito Viaggiare Sicuri è disponibile la scheda aggiornata con tutte le informazioni.

Chissà che prima o poi non riesca ad avere l’occasione di fare un viaggio da queste parti!

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Addio Tsukiji Market: arriva Toyosu Fish Market, nuovo mercato del pesce di Tokyo http://www.reporterinviaggio.it/toyosu-fish-market-nuovo-mercato-del-pesce-di-tokyo/ http://www.reporterinviaggio.it/toyosu-fish-market-nuovo-mercato-del-pesce-di-tokyo/#respond Tue, 02 Oct 2018 08:00:21 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=32787 E’ una delle attrazioni più caratteristiche di Tokyo da oltre ottant’anni e adesso deve cambiare sede: sto parlando dello Tsukiji Fish Market, il mercato del pesce di Tokyo, che ogni anno attrae milioni di visitatori, me compresa. Inaugurato nel 1935, lo Tsukiji Fish Market chiuderà i battenti il 6 ottobre 2018: nei giorni scorsi sono […]

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tsukiji fish marketE’ una delle attrazioni più caratteristiche di Tokyo da oltre ottant’anni e adesso deve cambiare sede: sto parlando dello Tsukiji Fish Market, il mercato del pesce di Tokyo, che ogni anno attrae milioni di visitatori, me compresa.

Inaugurato nel 1935, lo Tsukiji Fish Market chiuderà i battenti il 6 ottobre 2018: nei giorni scorsi sono iniziate le operazioni di trasloco per spostare il mercato del pesce di Tokyo nella nuova e più moderna sede, il Toyosu Fish Market.

Situato a 3/4 km di distanza dalla vecchia sede, il Toyosu Fish Market verrà inaugurato l’11 ottobre: pare che la struttura sia grande due volte lo Tsukiji, e sia più comoda da raggiungere grazie al collegamento diretto con la stazione Shijo-mae, sulla Yurikamome Line.

Toyosu fish market(Toyosu New Fish Market, Japan di slyellow/Shutterstock)

C’è da aspettarsi che l’atmosfera del Toyosu Fish Market non sarà la stessa dello Tsukiji: se è vero che uno dei problemi lamentati dalla vecchia struttura era quello dell’igiene, sicuramente le casse di pesce aperte ed esposte al passaggio di pubblico e macchinari rimarranno solo un ricordo immortalato nelle fotografie.

La nuova struttura sarà sicuramente più moderna, rispetterà gli standard igienico-sanitari e di sicurezza, e verrà attrezzata per accogliere compratori e visitatori.
Tranquilli: l’ingresso ai turisti rimarrà gratuito e sarà sempre possibile assistere all’asta del tonno, con inizio alle 4.30 del mattino.

pulitura tonni tsukiji fish market

Entro il 2023, inoltre, il Toyosu Fish Market dovrebbe essere completato con l’apertura di nuovi negozi, di bagni pubblici e probabilmente, con la realizzazione di un hotel.

Non sono riuscita a trovare ancora un vero e proprio sito internet di riferimento per la nuova struttura ma se siete interessati a saperne di più, potete leggere l’articolo di TokyoCheapo, in lingua inglese.

E il vecchio Tsukiji Fish Market che fine farà?

Sembra che la struttura sarà convertita in un hub di trasporto per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi del 2020, dopodichè non è ancora chiaro cosa accadrà. Non tutti infatti sono stati favorevoli a questo spostamento: secondo Channel News Asia (CNA) nei giorni scorsi ci sono state anche manifestazioni “Save Tsukiji”, per salvare la vecchia struttura.

Mi auguro sinceramente che lo Tukiji Fish Market possa preservare in qualche modo la sua storia: l’apertura di questo mercato del pesce risale infatti a Tokugawa Ieyasu, durante il periodo Edo.

Pare infatti che la prima sede del mercato del pesce di Tokyo si trovasse a Nihonbashi ma, dopo il terremoto del 1923 che distrusse tutto, venne spostato nel distretto di Tsukiji, dove fu inaugurato nel 1935.

area vendita tsukiji fish market

Devo ammettere che, della mia visita a Tokyo, lo Tsukiji Fish Market, così rustico e caotico, è uno dei luoghi più vivi e veri di cui abbia conservato il ricordo.

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Capodanno a Londra: come acquistare i biglietti del #LondonNYE http://www.reporterinviaggio.it/capodanno-a-londra-come-acquistare-i-biglietti/ http://www.reporterinviaggio.it/capodanno-a-londra-come-acquistare-i-biglietti/#comments Mon, 24 Sep 2018 08:05:34 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=6608 Nel 2015 avevo scritto un post sul Capodanno a Londra con un’intervista alla Greater London Authority sull’esperimento dei biglietti a pagamento: i biglietti, infatti, sono stati introdotti per la prima volta nel 2014. Secondo quanto mi aveva risposto Ben McKnight, all’epoca Mayor’s Press Office per la Greater London Authority, l’esperienza era stata positiva e l’Amministrazione londinese […]

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fuochi artificio al big ben di londra

Nel 2015 avevo scritto un post sul Capodanno a Londra con un’intervista alla Greater London Authority sull’esperimento dei biglietti a pagamento: i biglietti, infatti, sono stati introdotti per la prima volta nel 2014.

Secondo quanto mi aveva risposto Ben McKnight, all’epoca Mayor’s Press Office per la Greater London Authority, l’esperienza era stata positiva e l’Amministrazione londinese stava vagliando la possibilità di riproporre i biglietti negli anni successivi: e così è stato!

Da allora, infatti, ogni anno l’Autorità di Londra ripropone i biglietto a pagamento per assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio sotto il Big Ben (#LondonNYE). Nel 2015 una prima tranche era stata messa in vendita a giugnoper agevolare coloro che arrivavano da lontano e che quindi dovevano programmare un viaggio per fine anno. Il grosso dei biglietti invece era stato messo in vendita ad ottobre al costo di £ 10 a biglietto, quando era stata inoltre annunciata una partnership con Unicef! Per il capodanno 2016 e 2017, i biglietti erano stati messi in vendita in autunno ed era stato possibile acquistare fino a 4 biglietti a persona, sempre al costo di £10 ciascuno.

Quest’anno i biglietti per#LondonNYE saranno messi in vendita il 28 SETTEMBRE 2018 sul sito dell’Autorità di Londra. sempre al costo di £10. Anche quest’anno la quantità massima di biglietti acquistabili è di 4 a persona.

La Greater London Authority ha deciso di introdurre il biglietto per ridurre l’impatto dell’evento, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Come avevano spiegato nel comunicato stampa del 2015:

..Dal 2003 il numero di persone che hanno seguito l’evento è passato da 100,000 a più di mezzo milione cosa che ha reso l’area non visibile per tutti e ha aumentato il lavoro dei responsabili della sicurezza. Lo scorso anno il biglietto ha ridotto il pubblico 350.000 persone rendendolo più gradevole per tutti..

D’ora in avanti quindi, l’acquisto del biglietto è la regola per poter assistere ai fuochi d’artificio sotto il Big Ben del Capodanno a Londra.

Devo dire che, quando ci sono stata io, nel 2013, lo spettacolo dei fuochi d’artificio non mi era risultato molto piacevole, proprio a causa della enorme massa di persone stipate sotto il Big Ben…sarei curiosa di provare se la soluzione dei biglietti a pagamento ha effettivamente risolto questo problema!

In generale, se progettate un viaggio a Londra per la fine dell’anno e siete interessati ad assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio a Londra, dovete tenere sotto controllo il sito dedicato al London New Year’s Eve: io vi consiglio anche di iscrivervi per ricevere sempre gli aggiornamenti in tempo reale.

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Parco del Frignano: da Roccapelago ai boschi del Lago Santo http://www.reporterinviaggio.it/parco-del-frignano-da-roccapelago-a-lago-santo/ http://www.reporterinviaggio.it/parco-del-frignano-da-roccapelago-a-lago-santo/#respond Thu, 06 Sep 2018 08:00:04 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=9262 C’è una terra di montagna, nascosta nell’appennino tosco-emiliano, al confine tra Toscana e Emilia Romagna: d’inverno si ricopre di un lucente manto bianco ma d’estate disvela i suoi tesori, tra boschi, laghi, borghi, abbazie e castelli. Sul versante toscano, questa terra è denominata Abetone mentre, sul lato emiliano, siamo nel Parco del Frignano: quest’ultimo si estende […]

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parco del frignanoC’è una terra di montagna, nascosta nell’appennino tosco-emiliano, al confine tra Toscana e Emilia Romagna: d’inverno si ricopre di un lucente manto bianco ma d’estate disvela i suoi tesori, tra boschi, laghi, borghi, abbazie e castelli.

Sul versante toscano, questa terra è denominata Abetone mentre, sul lato emiliano, siamo nel Parco del Frignano: quest’ultimo si estende nella parte alta del Frignano, sull’appennino modenese.

tetti di fiumalboHo scoperto questa zona solo da pochi anni ma è già riuscita a conquistarmi tanto che, per il secondo anno consecutivo, sono tornata a trascorrerci qualche giorno questa estate in famiglia, non solo per sfuggire al caldo opprimente della piana toscana ma anche per ossigenare la mente.

Ho fatto base all’Abetone, sul versante toscano, e da qui ho approfittato anche per esplorare il Parco del Frignano, che, lo ammetto, non avevo mai sentito nominare.

PARCO DEL FRIGNANO: DAI LIGURI FRINIATI A RISERVA PROTETTA 

antica mappa dell'appennino modeneseIl Frignano deriva il proprio nome delle antiche popolazioni di queste zone, i Liguri Friniati: sono stati loro insieme ai Celti ad influenzare profondamente gli usi e i costumi dell’area, opponendosi strenuamente, peraltro, all’arrivo dei romani.

Fu però proprio l’Impero Romano ad organizzare la nuova prefettura, soggetta all’allora città di Mutina, l’attuale Modena. Nel corso del Medioevo il Frignano è stato teatro di scontri tra le signorie toscane, soprattutto Lucca e Pisa, ed emiliane, soprattutto Ferrara. Oggi fa parte della provincia di Modena e rappresenta un’area a forte vocazione turistica per chi ama la vita all’aria aperta, lo sport ma anche la cultura.

Nel 1988 è stato creato il Parco del Frignano, un’area regionale protetta di oltre 15.000 ettari che comprende il Monte Cimone: il parco è diventato operativo solo nel 1991 e ha la propria sede nel comune di Pievepelago.

Se volete saperne di più, potete consultare il  sito internet ufficiale.

meridiana di roccapelagoIl parco del Frignano può essere raggiunta facilmente sia dall’Emilia Romagna che dalla Toscana, in auto o con i mezzi pubblici.

Se arrivate dall’Emilia potete prendere l’Autostrada del Sole, con uscita Modena Nord, e seguire le indicazioni per Pievepelago (strada Statale Nuova Estense) o uscita Modena Sud e seguire le indicazioni per Vignola, Fanano, Sestola e Pievepelago; se arrivate dalla Toscana, invece, potete prendere l’A11 Firenze-Mare con uscita a Pistoia e proseguire verso il Passo dell’Abetone e poi proseguire per Pievepelago.

Con i mezzi pubblici invece, è possibile raggiungere in autobus/treno Pistoia o Modena: nel primo caso, la compagnia di autobus che serve la zona è COPIT, nel secondo caso SETA Modena.

ALLA SCOPERTA DEL PARCO DEL FRIGNANO: DA ROCCAPELAGO AL LAGO SANTO 

itinerari del parco del frignanoNon ho avuto modo ancora di visitare tutto il parco del Frignano, impresa per la quale ci vorrà qualche anno. Questa estate però, ho avuto occasione di farci un giro e visitarne alcuni borghi, come Pievepelago, Roccapelago, Fiumalbo, e il bellissimo Lago Santo.

Si tratta di un’area incredibilmente verde, con paesaggi e boschi bellissimi, adatta a chi ama fare trekking o anche solo camminare all’aria aperta.

Pievepelago: il cuore del parco del Frignano

via principale di pievepelagoPievepelago è il borgo principale del Parco del Frignano, dove si trova anche la sede amministrativa. Il paese sorge nella valle del Pelago, dalla quale prende il nome, una conca circondata da boschi e da diversi corsi d’acqua, di cui il principale è il torrente Scoltenna.

Come molti dei paesi di questa zona, la cittadina si è sviluppata intorno alla strada provinciale, che l’attraversa, e che ne è anche la via principale: per fortuna la parte centrale è pedonalizzata.

Non aspettatevi un borgo ricco di monumenti storici: l’unico che spicca è la chiesa plebana di Santa Maria Assunta, costruita nel 1868, e la fontana di piazza Ricci del 1896, che pare sia il simbolo del paese.

santa maria assunta a pievepelago

interno di santa maria assuntaIn ogni caso è un borgo piacevole da visitare e, se avete necessità, dotato di diversi negozi per fare acquisti.

Da qui inoltre partono diversi percorsi di trekking nel Parco del Frignano.

obelisco di pievepelagoSe d’inverno, infatti, Pievepelago è un punto di riferimento per gli sciatori che vengono a fare shopping o gustarsi una cioccolata calda, in estate è un ottimo punto di partenza per lunghe camminate.

Da qui si può raggiungere il borgo di Sant’Andrea Pelago, con l’imponente Torrione, ma soprattutto salire alla splendida Roccapelago: in questo caso la camminata richiede almeno un’ora ed è tutta in salita.

madanno a belvedere da pievepelagoPievepelago è famosa anche per la Festa dell’Infiorata, che si tiene ogni anno, a giugno: pare che la tradizione dell’Infiorata sia nata in Italia nel 1600 quando il Papa incaricò alcuni pittori di realizzare, ogni anno, un mosaico con fiori per la festa del Cristo. A Pievepelago la ricorrenza è attestata dal 1927. Non l’ho mai vista ma chi c’è stato mi dice che sia molto bella.

Non ho trovato un sito di informazioni turistiche su Pievepelago e dintorni: esiste però un infopoint in piazza Vittorio Veneto, nell’edificio del Comune, dove è possibile trovare informazioni e mappe per visitare la zona.

Roccapelago: l’antico castello di Obizzo da Montegarullo e il Museo delle Mummie

rocca di roccapelagoArroccato sulla montagna che sovrasta la valle del Pelago, Roccapelago è un borgo minuscolo ma, a mio parere, molto affascinante: il paese si è sviluppato intorno all’antico castello di Obizzo da Montegarullo, famoso condottiero del Trecento, che si oppose alle mire espansionistiche di Lucca, contrastandone l’avanzata per molti anni.

E’ possibile raggiungere Roccapelago a piedi, partendo da Pievepelago e salendo la montagna per un’oretta; in alternativa si può usare l’auto.

Appena entrati nel borgo troverete alla vostra sinistra il sentiero per salire al castello…o a quel che ne rimane.

castello di obizzo da montegarulloNel Cinquecento il castello venne trasformato in un complesso chiesastico, che conservò comunque elementi del fortilizio, come la posizione a strapiombo o il corpo centrale, adattato a chiesa.

Incuria, cataclismi (come il terremoto del 1920) e interventi architettonici hanno però lasciato in piedi solo una delle cinque torri.

sentiero della rocca di roccapelagoOggi è possibile visitare il castello di Roccapelago e conoscerne la storia grazie ad un ammirevole lavoro svolto dai volontari dell’associazione Pro Rocca che organizzano le visite guidate.

La visita comprende quel che resta del castello, dove sono illustrate le gesta di Obizzo e la storia del borgo tra 300-400, la chiesa, dedicata alla conversione di San Paolo Apostolo, con affreschi dal cinquecento al settecento, e il Museo delle Mummie.

museo di obizzo da montegarulloQuest’ultimo è la parte più recente del percorso museale.

Durante alcuni lavori di risanamento architettonico della chiesa nel 2008, è stata infatti scoperta una cripta nascosta sotto il pavimento, all’interno della quale sono state rivenute due fosse di sepoltura, con oltre 600 corpi mummificati.

Si tratta dei corpi di coloro che hanno abitato Roccapelago tra la fine del XVI e la fine del XVIII sec.

chiesa di roccapelagoLa maggior parte delle mummie sono state portate a Ravenna, per essere studiate, ma una decina sono state lasciate al museo che ha allestito le sale espositive, grazie a donazioni di privati e al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

mummie di roccapelagoLa visita guidata è ad offerta libera e dura un’ora abbondante.

Ho avuto occasione di provarla ed è stata una bellissima esperienza, grazie soprattutto alla passione messa dalle guide nel far rivivere le gesta del passato di Roccapelago.

museo delle mummie di roccapelagoSe volete saperne di più su orari (il museo non è sempre aperto) e visite del Museo delle Mummie, qui trovate il sito internet ufficiale.

Se a fine visita aveste fame, vi consiglio di farvi un panino all’unico alimentari del paese: a gestirlo sono le stesse persone che organizzano le visite guidate..incredibile a dirsi ma anche i loro panini freschi sono ottimi!

Fiumalbo: il borgo medioevale e le capanne celtiche

ingresso a fiumalboCredo che il termine “delizioso” riassuma bene l’idea che ho di Fiumalbo. Questo paese medioevale, racchiuso tra il Rio Acquicciola e il Rio San Francesco, è riuscito a mantenere integro il proprio centro storico, nato ai piedi dell’antica rocca.

Pare che il nome Fiumalbo derivi da “Flumen Album”, con rimando al fluire delle acque dei torrenti che circondano il paese, oppure dal termine “Flumen Alpium” (Fiume delle Alpi).

mappa di fiumalboSe l’origine del paese è sconosciuta, si sa però che un primo nucleo abitativo era presente nel 1038: in questo anno infatti pare che il Marchese Bonifacio di Toscana, padre di Matilde di Canossa, abbia donato al Vescovo di Modena la “Rocca che si chiama Fiumalbo”.

chiesa di san bartolomeoIl centro storico di Fiumalbo è pedonalizzato e occorre quindi lasciare l’auto nei parcheggi circostanti.

Questo contribuisce a rendere ancora più piacevole passeggiare per i vicoli di questo borgo, in estate pieno di fiori: Fiumalbo non è grande ma vi divertirete a seguire le sue viuzze o a passare sotto le “voltine”.

lungofiume a fiumalboTra i monumenti interessanti, c’è la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo, originaria del 1220 ma ricostruita e ampliata dal 1592 in avanti.

sculture chiesa di fiumalboMolto belle le sculture del portale e del fonte battesimale, riconducibili alla cultura di Wiligelmo e note come la “Battaglia di Fiumalbo”: purtroppo ho solo questa fotografia perchè durante la mia visita è iniziata la messa e non volevo disturbare.

Bellissimo anche l’Oratorio di San Rocco, datato al Cinquecento, con stupendi affreschi dell’epoca.

oratorio di san roccoSopra il centro storico si trova invece quel che resta della Rocca di Fiumalbo, la parte che personalmente mi interessava di più.

Eretta nel 1038 a difesa del paese, originariamente aveva tre torri e cinte murarie: oggi restano solo tracce delle fondazioni e la torretta in pietra sorta nell’Ottocento su quella preesistente.

rocca di fiumalboHo provato a raggiungere la Rocca ma, come mi ha spiegato un abitante del posto, purtroppo, si tratta di proprietà privata: una volta veniva aperta ogni tanto ma oggi è chiusa al pubblico. Peccato!

cencello per la rocca di fiumalboNon lontano da Fiumalbo, infine, in località Doccia pare si trovino anche venticinque capanne in pietra: la struttura, con facciate a gradoni ricoperti e tetti di lastre di arenaria, e l’origine sembrano ricondurle alla cultura celtica, che abitò queste montagne intorno al IV sec a.C.

Purtroppo devo crederci sulla fiducia perchè ancora non sono riuscita a visitarle.

vie di fiumalbo lungo il fiumeNon ho trovato un sito ufficiale di Fiumalbo: vi segnalo quindi quello del Comune sui monumenti storici e quello dell’associazione Fiumalbo Città d’arte su eventi e tradizioni.

Lago Santo: il fascino dell’alta montagna in estate

bosco del lago santoSe il Parco del Frignano è caratterizzato da deliziosi piccoli borghi, la maggior parte del suo territorio è coperta da splendidi boschi, alternati ad alture e laghi.

Sono diversi infatti i laghi di montagna che si trovano in questa parte dell’appennino tosco-emiliano: tra questi, sul versante emiliano, c’è il Lago Santo, il più grande. Il lago si trova ai piedi del ripido versante nord-orientale del Monte Giovo, a 1500 metri di altezza, ed ha una profondità di circa 20 metri.

Si può raggiungere seguendo percorsi di trekking oppure in auto. In ogni caso, l’auto deve essere lasciata nell’apposita area di parcheggio e l’ultimo tratto deve comunque essere percorso a pedi: una camminata di circa 10/15 minuti in salita.

lago santoIl lago è molto bello: io l’ho visto in una giornata nuvolosa e l’atmosfera era fiabesca…immagino come debba apparire in una splendida giornata di sole.

Qui è possibile anche pernottare ne rifugio che sorge accanto al lago: il Lago Santo infatti è collegato tramite percorsi di trekking ad altri laghi del parco, come il Lago Baccio, o del versante toscano, come il Lago Piatto.

Sul sito del parco del Frignano trovate già alcuni degli itinerari possibili.

scritta partigiana al lago santoOvviamente ci vogliono ore, se non giorni, ed è necessario essere attrezzati e preparati per percorrere molti di questi sentieri: non mi dispiacerebbe però provarne qualcuno, prima o poi.

Tra l’altro questa è una buona zona per andare a funghi e/o mirtilli: se dei primi non saprei che farmene, per i secondi ho una vera passione, tanto che ogni volta che vado all’Abetone, se è stagione, ne faccio scorta…ma questa è un’altra storia!

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Hidden London: tour delle stazioni abbandonate della metro di Londra http://www.reporterinviaggio.it/hidden-london-tour-delle-stazioni-abbandonate-della-metro-di-londra/ http://www.reporterinviaggio.it/hidden-london-tour-delle-stazioni-abbandonate-della-metro-di-londra/#respond Tue, 04 Sep 2018 08:00:24 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=12896 Esiste una Londra sotterranea, un mondo nascosto alle persone che ogni giorno passeggiano alla luce del sole e al quale è quasi impossibile accedere: è il mondo delle stazioni abbandonate della metro di Londra. Inaugurata ufficialmente nel 1863, la metropolitana di Londra è la più antica al mondo, oltre che la mia preferita. Ebbene nel corso […]

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metro di londraEsiste una Londra sotterranea, un mondo nascosto alle persone che ogni giorno passeggiano alla luce del sole e al quale è quasi impossibile accedere: è il mondo delle stazioni abbandonate della metro di Londra.

Inaugurata ufficialmente nel 1863, la metropolitana di Londra è la più antica al mondo, oltre che la mia preferita. Ebbene nel corso della sua storia diverse stazioni sono state abbandonate, tanto che ancora oggi sono chiuse al pubblico: come, ad esempio, Down Street, aperta dal 1907 al 1932 e diventata famosa per essere stata utilizzata da Winston Churchill come sede del Gabinetto di Guerra durante la II Guerra Mondiale.

A volte però, questo mondo segreto apre le porte per accogliere qualche fortunato (dal dal mio punto di vista, dato che ancora non sono riuscita a vederlo) visitatore: sono i tour della Hidden London, organizzati dal London Transport Museum, per far conoscere le stazioni abbandonate della metro di Londra.

Periodicamente, infatti, il Museo del Trasporto di Londra mette in vendita un numero limitato di biglietti per visite guidate alle principali stazioni abbandonate della metro di Londra: da Aldwych station, a Euston station, Charing Cross station o la stessa Down Street.

tour stazioni abbandonate della metro di londraI tour vengono annunciati in anticipo, così da dare alle persone la possibilità di scegliere periodo e data più comoda.

I prossimi tour sono stati annunciati per ottobre e dicembre 2018!
I biglietti saranno messi in vendita online sul sito del London Transport Museum a partire dal 7 settembre 2018!

Trovate tutte le info sui tour Hidden London cliccando qui.

Tra le stazioni che sarà possibile visitare questa volta ci sarà anche Aldwych station, che pare sia tra i tour più richiesti: la stazione, aperta nel 1907 e chiusa nel 1994, è stata utilizzata come rifugio dai londinesi durante la II Guerra Mondiale ed è servita come a location per film e serie tv, da Sherlock, a V per Vendetta e The Darkest Hour.

Se, come me, pensate di partecipare a uno di questi tour prima o poi, vi consiglio di iscrivervi alla newsletter del museo: non solo infatti sarete avvisati su tutti i tour in programma ma, in quanto iscritti, avrete diritto alla presale: in questo caso, sarà possibile acquistare i biglietti fin da giovedì 6 settembre!

E vi assicuro che i posti per alcuni dei tour delle stazioni abbandonate della metro di Londra finiscono in fretta!

Occhio però: per partecipare ai tour occorre avere più di 14 anni e vestirsi in modo adeguato, a cominciare da con scarpe comode. Sono previste infatti lunghe camminate su pavimenti spesso sconnessi e ambienti scarsamente illuminati, oltre a scalinate da salire fino a 180 gradini.

london transport museum

Compreso nel costo del tour, c’è l’ingresso al London Trasport Museum: ho avuto occasione di visitare questo museo qualche anno fa, durante il mio ultimo (per il momento) viaggio a Londra, e mi è piaciuto molto.

Prima o poi troverò il tempo per scriverne ma se amate i musei dedicati ai trasporti e passate da Londra, vi consiglio già di inserirlo tra le tappe da non perdere!

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Steve McCurry. Icons: un viaggio intorno al mondo in 100 scatti http://www.reporterinviaggio.it/steve-mccurry-icons-viaggio-intorno-al-mondo-in-100-scatti/ http://www.reporterinviaggio.it/steve-mccurry-icons-viaggio-intorno-al-mondo-in-100-scatti/#respond Wed, 29 Aug 2018 07:48:10 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=10777 Quando alcuni anni fa mi sono avvicinata alla fotografia, l’ho fatto perchè pensavo che riuscire a fissare un attimo di vita in un’immagine fosse qualcosa di magico. A differenza di un video, infatti, dove hai più tempo per “raccontare”, la fotografia concentra tutto in un attimo: se riesci a coglierlo rimarrà per sempre, altrimenti l’avrai […]

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steve mccurry foto fotografoQuando alcuni anni fa mi sono avvicinata alla fotografia, l’ho fatto perchè pensavo che riuscire a fissare un attimo di vita in un’immagine fosse qualcosa di magico. A differenza di un video, infatti, dove hai più tempo per “raccontare”, la fotografia concentra tutto in un attimo: se riesci a coglierlo rimarrà per sempre, altrimenti l’avrai perso.

Scattare fotografie oggi è diventato piuttosto semplice grazie alle nuove tecnologie: anzi, ormai è una vera e propria moda. Eppure, proprio questa “facilità”, ci permette di comprendere meglio quale sia la differenza tra chi scatta fotografie (me compresa) e il fotografo: quest’ultimo, infatti, è colui con un solo scatto è capace di raccontare al mondo una storia.

steve mccurry al ahmadi, kuwait, 1991E se il fotografo è bravo quel racconto sarà capace di travalicare il tempo e diventare un’opere d’arte.

Steve McCurry è un grande fotografo e non solo perchè lo dice il National Geographic o per l’infinito elenco di premi fotografici che ha ricevuto ma perchè ogni sua fotografia racconta una storia del nostro tempo.

Se non ci credete, provate a visitare la mostra Steve McCurry. Icons, in corso a Villa Bardini, a Firenze, fino al 16 settembre.

STEVE MCCURRY, UNA VITA TRA FOTOGRAFIA E VIAGGI 

steve mccurry, foto da facebbokFotografo e viaggiatore: bastano queste due sole parole per descrivere Steve McCurry.

Nato a Philadelphia, negli USA, dove ha studiato alla Pennsylvania State University, McCurry ha iniziato a lavorare come freelance in un giornale locale. Forse sarebbe diventato uno dei tanti fotografi di cronaca ma alla fine degli anni ’70 ha deciso di partire per l’India con la sua macchina fotografica, un viaggio che gli ha cambiato la vita.

In India infatti, al confine con il Pakistan ha incontrato un gruppo di rifugiati afghani, grazie ai quali è riuscito ad entrare nel paese proprio quando è iniziato il conflitto tra Russia e Afghanistan: qui ha trascorso diversi mesi, vivendo con il popolo Mujahidin e al suo ritorno, le fotografie scattate hanno raccontato al mondo non solo il conflitto in atto ma soprattutto la vita di quel popolo.

steve mccurry Agra, India, 1983Da allora Steve McCurry viaggia per il mondo e scatta fotografie: dalla Cina, al Giappone, dalla Cambogia agli Usa, dal Perù al Myanmar. Se volete saperne di più su di lui, potete dare uno sguardo al suo sito.

La mostra Steve McCurry. Icons, a Firenze, raccoglie 100 scatti che ripercorrono non solo la carriera del fotografo statunitense ma anche la storia degli ultimi quarant’anni del nostro tempo.

steve mccurry, inle lake, burma, 2011

ATTENZIONE: il racconto che segue presenta la mostra in corso a Villa Bardini. Se pensate di visitare la mostra e non volete avere alcuna anticipazione, vi consiglio di saltare alle info utili. Altrimenti, buona lettura!

STEVE MCCURRY. ICONS IN 100 SCATTI

steve mccurry, rangoon, burma, 1995Per tutti Steve McCurry è il fotografo della Ragazza Afghana, apparsa sulla copertina del National Geographic nel 1984 e diventata simbolo del martirio del popolo afghano.

Per me invece è sempre stato colui che ha fotografato nel 1995 Aung San Suu Kyi, premio nobel per la pace, immortalando l’immagine simbolo di colei che per tanti, me compresa, è un simbolo vivente.

Sono andata a visitare la mostra di Villa Bardini, proprio per ammirare questa fotografia, senza attendermi altro: mi sono ritrovata invece catapultata in un viaggio intorno al mondo negli ultimi quarant’anni, un viaggio fatto di volti, paesaggi, usi e costumi.

steve mccurry. icons a villa bardini

La mostra non segue tanto una disposizione cronologica quanto piuttosto tematica.

Si comincia con i ritratti, volti di uomini e donne di paesi e condizioni sociali diverse, per passare al primo reportage in Afghanistan tra il 1979-1980; da qui in poi si spazia tra scene di vita quotidiana, usanze e costumi, immagini di bambini fino al racconto di catastrofi umane (le Torri Gemelle del 2001 o la guerra in Afghanistan) e naturali (il terremoto del Giappone del 2011).

steve mccurry reportage afghanistanCaratteristica di quasi tutti gli scatti è la presenza della figura umana, di cui McCurry mette in mostra somiglianze e diversità.

Un amore, quello per l’essere umano, che, secondo me, è espresso molto bene in quella che è la foto più bella della mostra: Tagajo, 2011 o come l’ho ribattezzata, con poca fantasia, la foto dello specchio rotto. Questa foto è stata scattata dopo il terremoto e lo tsunami che colpirono nel 2011 in Giappone.

steve mccurry, tagajo, japan, 2011Nonostante la devastazione, rappresentata dallo specchio rotto, l’essere umano, rappresentata nel profilo riflesso di una donna, non perde la propria dignità e l’affronta con coraggio. Un bel messaggio di speranza!

L’essere umano è quasi sempre raffigurata nel contesto della vita quotidiana: dalla giovane madre che dorme con il bimbo a quella che chiede l’elemosina a Mumbai, dai monaci bambini che giocano in Cina alla pesca in Sri Lanka.

steve mccurry, mumbai, india, 1993Particolarmente toccante è il ciclo dedicato all’infanzia rubata, dedicato ai bambini di tutto il mondo.

steve mccurry, stolen childhood

steve mccurry, hunan, china, 2004Insomma McCurry nei suoi scatti ha immortalato gli ultimi 40 anni del nostro mondo, nel bene e nel male: tutte le sue fotografie ci ricordano che, nonostante differenti culture e tradizioni, siamo esseri umani, con gli stessi bisogni e desideri.

steve mccurry, porbondar, india, 1983Alla fine del percorso c’è lei, la Ragazza Afghana, alla quale non poteva non toccare il posto d’onore.

steve mccurry, ragazza afghana, 1984L’immagine campeggia nell’ultima stanza. Il nome, a quello che nel 1984 era solo un volto di bambina, è stato sono nel 2002: come spiegato nei quaranta minuti del filmato del National Geographic, che viene proiettato in lingua italiana, Sharbat Gula infatti è stata rintracciata dopo diciassette anni da quel famoso scatto.

Il racconto del video è un po’ romanzato ma comunque interessante: il confronto tra quegli occhi curiosi e pieni di speranza del simbolo della Ragazza Afghana e quelli provati dalla vita della donna adulta, Sharbat Gula, rimane impresso.

MOSTRA STEVE MCCURRY. ICONS A VILLA BARDINI: INFO UTILI 

steve mccurry. icons a firenzeSteve McCurry. Icons rimarrà a Villa Bardini fino al 16 settembre.
La mostra è organizzata da Photodepartments e  SudEst57  e promossa da  Fondazione CR Firenze, Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e Comune Firenze. Trovate tutte le informazioni su orari e costi nel sito di Villa Bardini.

E’ una mostra molto bella, secondo me, anche se forse l’allestimento pecca un po’ nella parte informativa: come avvenuto per la mostra sulla Salani, anche in questo caso le singole fotografie sono accompagnate solo dal nome dell’autore, dal luogo e dall’anno.

E’ vero che l’intento della curatrice, Biba Giacchetti, era quello di lasciar parlare le fotografie, intento perfettamente raggiungo, eppure, aggiungere qualche elemento in più nelle didascalie, secondo me avrebbe permesso di apprezzare maggiormente gli scatti di McCurry, soprattutto da parte di chi si avvicina a questo fotografo per la prima volta.

visite guidate a villa bardiniPer sopperire in parte, ci sono le visite guidate, ogni sabato e domenica pomeriggio: il consiglio è di prenotarle per tempo.

In alternativa vi consiglio il catalogo della mostra, curato da Sudest57 e Steve McCurry Studio: qui per ciascuna foto è riportata una breve spiegazione dell’autore.

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Bagaglio a mano: le disposizioni delle principali compagnie aeree low cost http://www.reporterinviaggio.it/bagaglio-a-mano-principali-compagnie-aeree-low-cost/ http://www.reporterinviaggio.it/bagaglio-a-mano-principali-compagnie-aeree-low-cost/#respond Fri, 24 Aug 2018 15:00:44 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=8773 Volare con compagnie aeree low cost è una soluzione vantaggiosa: il risparmio nel costo del biglietto comporta però limitazione nei servizi, a cominciare da quello del bagaglio a mano. La comodità di poter portare a bordo i propri bagagli è quella di velocizzare i tempi in entrata ma soprattutto in uscita dall’aeroporto, in particolare per […]

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Volare con compagnie aeree low cost è una soluzione vantaggiosa: il risparmio nel costo del biglietto comporta però limitazione nei servizi, a cominciare da quello del bagaglio a mano.

La comodità di poter portare a bordo i propri bagagli è quella di velocizzare i tempi in entrata ma soprattutto in uscita dall’aeroporto, in particolare per chi parte per brevi periodi. Non sempre però è possibile usufruire pienamente di questo servizio.

Ogni compagnia aerea, infatti, adotta politiche diverse sui bagagli, in particolare sul bagaglio a mano, che cambiano spesso: ultima in ordine di tempo è stata Ryanair che ha appena rivoluzionato le proprie disposizioni (tanto per cambiare!).

Ho pensato quindi di mettere insieme le disposizioni fornite dalle principali compagnie low cost sulla politica dei bagagli, in particolare del baglio a mano, realizzando anche una piccola infografica riassuntiva proprio su queste ultime disposizioni.

RYANAIR: DUE BAGAGLI A MANO SOLO CON IMBARCO PRIORITARIO 

Interno aereo RayanairQuando qualche anno fa Ryanair annunciò la possibilità di portare a bordo, gratuitamente, un secondo bagaglio a mano, scrissi un post plaudendo all’iniziativa della compagnia irlandese. Questa decisione infatti la inseriva tra le scelte più comode per un viaggio di breve durata.

L’esperimento, però, non deve essere andato bene, almeno dal punto di vista di Ryanair, visto che, a gennaio 2018, c’era stata una drastica marcia indietro: solo i clienti con imbarco prioritario (incluse le tariffe Plus, Flexi Plus e Family Plus) avrebbero avuto la possibilità di portare a bordo gratuitamente due bagagli: il classico bagaglio a mano, del peso massimo di 10kg (dimensioni 55x40x20), e un secondo piccolo bagaglio (dimensioni 35x20x20).

Tutti gli altri passeggeri avrebbero potuto portare a bordo solo il bagaglio più piccolo mentre l’altro sarebbe stato imbarcato gratuitamente nella stiva.

Ryanair aveva anche annunciato di avere abbassato il costo della tariffa per imbarcare il classico bagaglio da stiva: la tariffa era scesa da €35 a €25 euro, mentre il peso massimo del bagaglio da stiva era stato aumentato da 15 a 20 kg.

Le nuove disposizioni hanno avuto però vita breve: proprio in questi giorni Ryanair ha annunciato che dal 1 novembre 2018 solo i clienti con imbarco prioritario potranno avere con se i due bagagli, quello piccolo e quello da 10 kg (trolley). Tutti gli altri potranno portare gratuitamente solo il bagaglio piccolo, mentre dovranno pagare un costo supplementare per portare il trolley da 10 kg.

Il prezzo del bagaglio varierà a seconda di quando verrà acquistato: si va dagli 8 euro del costo in fase di prenotazione fino ai 25 euro se acquistato al gate d’imbarco.

La compagnia ha anche annunciato di avere aumentato le dimensioni del bagaglio piccolo: da 35x20x20 a 40x20x25.

Trovate tutte le indicazioni dettagliate sul sito della compagnia.

Alla base della decisione ci sarebbe soprattutto la volontà di snellire le operazioni di imbarco.

Non so…personalmente mi sembra che tutti questi cambiamenti, avvenuti nel giro di così poco tempo, abbiano avuto come unico effetto quello di creare confusione negli utenti, oltre, ovviamente, a rendere a pagamento un servizio che prima era gratuito.

EASYJET: UN SOLO BAGAGLIO A MANO A BORDO PER IL PASSEGGERO BASE 

EasyJet si è sempre contraddistinta per la possibilità concessa ai passeggeri di portare a bordo un solo a bagaglio a mano compreso nel biglietto.

La dimensione del bagaglio deve essere di 56x45x25, comprese maniglie e ruote, mentre non è previsto un limite di peso, se non il fatto che ciascun passeggero sia in grado di sollevare il proprio bagaglio. In caso di mancanza di spazio, il bagaglio a mano viene ospitato gratuitamente nella stiva, come avviene in tutte le compagnie aeree.

Per poter portare a bordo anche un secondo bagaglio più piccolo (misure 45x36x20) occorre invece essere titolari della carta Easyjet Plus, oppure clienti con tariffa Flexi, o avere acquistato un posto Extra Legroom o Up Front.

Il bagaglio da stiva invece deve avere un peso standard di 23 kg. E’ possibile acquistare anche peso aggiuntivo fino ad un massimo di 32 kg.

Tutte le indicazioni dettagliate le trovate sul sito della compagnia.

VUELING: DUE BAGAGLI A MANO A BORDO PER IL PASSEGGERO BASE

Attualmente Vueling rientra tra le scelte più comode per chi compie viaggi brevi.

La compagnia spagnola consente, infatti, di portare a bordo gratuitamente un bagaglio a mano delle dimensioni di 55x40x20 cm e dal peso massimo di 10 kg, oltre ad un secondo bagaglio più piccolo (misure 35x20x20 cm), da inserire sotto la poltrona di fonte al passeggero.

Ovviamente è possibile imbarcare anche bagagli più grandi nella stiva: ogni passeggero infatti può registrare fino a 3 bagagli in stiva, del peso massimo di 23 kg ciascuno ma il costo varia a seconda del tipo di biglietto scelto.

Oltre i 23 kg, ogni kg supplementare avrà un costo aggiuntivo fino ad un massimo di 32 kg per ciascun bagaglio.

Tutte le indicazioni dettagliate le trovate sul sito della compagnia.

VOLOTEA: DUE BAGAGLI A MANO A BORDO PER IL PASSEGGERO BASE

La politica bagagli di Volotea è più o meno simile a quella di Vueling.

E’ possibile infatti portare a bordo due bagagli, compresi nel biglietto: il baglio più grande non deve superare i 10 kg di peso ed avere misure massime di 55x40x20 cm. Il secondo bagaglio può misurare fino a 35x20x20 cm.

Per il bagaglio da stiva invece è previsto un peso standard di 20kg max: è possibile comunque aggiungere peso a pagamento.

Tutte le indicazioni dettagliate le trovate sul sito della compagnia.

 

Qui sotto trovate l’infografica che ho realizzato mettendo insieme le principali normative sui bagagli a mano applicate dalla compagnie sopracitate.
Spero possa esservi utile per ricordare misure e principali disposizioni!

Qualora doveste notare delle imprecisioni o foste a conoscenza di nuove modifiche da parte delle compagnie aeree sopra citate, vi chiedo la cortesia di segnalarmelo. Grazie!

 

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“Molto rumore per nulla” in una sera d’estate a Vignamaggio nel Chianti http://www.reporterinviaggio.it/molto-rumore-per-nulla-a-vignamaggio-nel-chianti/ http://www.reporterinviaggio.it/molto-rumore-per-nulla-a-vignamaggio-nel-chianti/#respond Mon, 20 Aug 2018 16:49:01 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=9195 La Toscana è da sempre terra di cinema e tanti sono i registi stranieri che l’hanno scelta per girare i propri film: da “Camera con Vista” di James Ivory al “Gladiatore” e “Hannibal” di Ridley Scott. Non sapevo però che, tra questi, ci fosse anche uno dei miei film/registi preferiti: “Molto rumore per nulla”, dell’inglese Kenneth […]

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villa di vignamaggioLa Toscana è da sempre terra di cinema e tanti sono i registi stranieri che l’hanno scelta per girare i propri film: da “Camera con Vista” di James Ivory al “Gladiatore” e “Hannibal” di Ridley Scott.

Non sapevo però che, tra questi, ci fosse anche uno dei miei film/registi preferiti: “Molto rumore per nulla”, dell’inglese Kenneth Branagh. La particolarità di questo film è che in Toscana è stata girata l’intera pellicola.ingresso tenuta vignamaggio nel chianti

Così, quando alcuni giorni fa ho scoperto, in modo del tutto casuale, dove era stato ambientato il film, ho deciso di andare a vedere: è nata così la mia visita, in una sera d’estate, alla tenuta di Vignamaggio, nel Chianti.

MOLTO RUMORE PER NULLA: DALLA SICILIA DI SHAKESPEARE ALLA TOSCANA DI BRANAGH

statua del vino vignamaggioUscito nel 1993, per la regia di Kenneth Branagh, che via ha anche recitato nel ruolo di Benedetto, il film “Molto rumore per nulla” è la trasposizione dell’omonima commedia di William Shakespeare “Much ado about nothing”.

La storia racconta le vicende amorose e gli intrighi politici che si svolgono nella villa del ricco Don Leonato. Nel dramma di Shakespeare la storia è ambientata in Sicilia, a Messina, mentre Branagh scelse di girare il film in Toscana, e in particolare nella tenuta di Vignamaggio, villa quattrocentesca appartenuta alla famigli fiorentina dei Gherardini, che si trova a pochi chilometri da Greve in Chianti, la terra del Gallo Nero.

La troupe rimase nel Chianti per oltre due mesi, nel cuore dell’estate del 1992: se siete curiosi, nel blog di Vignamaggio trovate un post con alcune foto delle riprese, dove compaiono, oltre a Branagh, attori come Emma Thompson (che all’epoca era sua moglie), Keanu Reeves, Denzel Washington e molti altri.

Non so come Branagh abbia scoperto Vignamaggio ma è indubbio che la bellezza di questo luogo abbia contribuito al successo del film, come riportato da alcuni dei giornali dell’epoca, a cominciare dal New York Times.

TENUTA DI VIGNAMAGGIO: DALLA VILLA DELLA GIOCONDA A MODERNA FATTORIA -RESORT 

antico stemma di vignamaggioPare che nel 1404 Amido Gherardini abbia redatto il primo documento che attestava l’attività vinicola a Vignamaggio: la villa della famiglia Gherardini era già in piedi e aveva sostituito il castello di Montagliari, posseduto dalla nobile famiglia fiorentina fin dal 1250, non solo come residenza ma anche come azienda vitivinicola.

I Gherardini sono state una delle più importanti famiglie fiorentine del ‘300-‘400, protagoniste degli scontri tra Guelfi e Ghibellini prima e Guelfi Bianchi e Guelfi Neri poi.

Oggi la loro fama è legata soprattutto alla figura di Lisa di Antonmaria Gherardini, detta anche Lisa Gherardini. Moglie del ricco mercante fiorentino Francesco del Giocondo, per molti questa donna potrebbe essere colei che ispirò il volto dell’opera più famosa di Leonardo da Vinci: la Gioconda, quadro oggi ospitato al Museo del Louvre.

La Gioconda di Leonardo da Vinci

Secondo alcuni l’incontro tra Lisa Gherardini e Leonardo da Vinci potrebbe essere avvenuto proprio a Vignamaggio, residenza di campagna della famiglia Gherardini. Per altri, invece, Lisa Gherardini sarebbe nata a Vignamaggio anche se questa sembra una libera interpretazione, per assonanza, del fatto che i Gherardini avessero la propria dimora principale in “via di maggio”, a Firenze, dove pare che Lisa sia effettivamente nata.

veduta dlela villa di vignamaggioAnche la teoria dell’incontro tra Leonardo e Lisa è suggestiva ma non vi sono prove per sostenerla. Peraltro al tempo di Lisa Gherardini (1479-1542), pare che Vignamaggio fosse già stata venduta dai Gherardini alla famiglia Gherardi, per coprire i propri debiti.

E’ sicuro invece che Leonardo da Vinci ebbe rapporti con i Gherardini e Giorgio Vasari racconta che l’artista di Vinci dipinse il ritratto della moglie di Francesco del Giocondo.

portone ingresso di vignamaggioDal Rinascimento ad oggi, Vignamaggio ha visto succedersi diversi proprietari, fino all’attuale, Patrice Taravella, architetto italo-francese che, nel 2014, ha avviato un progetto di rilancio dell’azienda, con l’obiettivo, tra gli altri, di farne una fattoria autosufficiente.

La villa è oggi un resort, con ristorante e wine bar, oltre ad un’importante tenuta vitivinicola, dove è possibile fare tour e degustazioni di Chianti Classico.

UNA SERA D’ESTATE A VIGNAMAGGIO: TOUR DEGUSTAZIONE E CENA 

meridiana di vignamaggioQualche settimana fa stavo cercando su internet un regalo di anniversario per Dario, il mio fidanzato, quando sono incappata nel blog e nel sito internet di Vignamaggio: visto che entrambi siamo amanti del cinema e del buon vino, mi è sembrato che un tour-degustazione fosse un regalo adatto per festeggiare dieci anni insieme.

Ho prenotato così sia il tour degustazione che la cena, per godere del fresco clima delle sere estive nel Chianti.

Da Impruneta abbiamo raggiunto Vignamaggio in poco meno di 30 minuti: la villa infatti si erge sopra un poggio, a pochi chilometri da Greve in Chianti.

giardini all'italiana di vignamaggioAl nostro arrivo siamo stati accolti da Claudia, la nostra guida-sommelier. che ci ha subito offerto un ottimo rosè. Alle 18.30 è iniziata la visita guidata: eravamo poco più di una decina di persone, tra italiani e stranieri, e per favorire tutti, la spiegazione è stata fatta in lingua inglese.

La prima tappa è stata quella ai giardini all’italiana, che si trovano davanti all’ingresso storico della villa rinascimentale: proprio qui sono state girate alcune delle scene più famose del film “Molto rumore per nulla”.

pergolato vignamaggioNon tutto è come appare nel film: come spiegato da Claudia, nel 2014 sono stati avviati lavori di sistemazione del giardino, su progetto della nuova proprietà.

In particolare è stato restaurato il pergolato ad arcate e sono state create due fontane.

fontana di vignamaggio

Peraltro, sospetto che le statue presenti nei giardini, vengano da Impruneta, famosa proprio per la lavorazione della terracotta: lo dimostrerebbe questa statua, identica ad un’altra che ho visto nel santuario della Madonna di Impruneta.

statua terracotta di vignamaggio

Purtroppo non è stato possibile entrare nel cortile della villa, altra location del film, e nel giardino interno: come mi ha riferito Claudia, più tardi, in questa zona sono in corso lavori per la realizzare un centro benessere.

Inoltre, la cappella che nel film compare nel chiostro interni, sarebbe stata realizzata dalla produzione.

antiche botti vignamaggioIl tour è proseguito poi nelle cantine, prima nella parte moderna e poi nelle vecchie cantine trecentesche: qui sono stati spiegati i vari passaggi della vinificazione per le diverse tipologie di vino, a cominciare dal Chianti Classico, che deve sottostare ad una rigida normativa e che non può avere una percentuale inferiore all’80% di uva sangiovese.

Ho trovato singolare però che durante il tour non sia mai stata fatta menzione del film di Branagh mentre ci si è soffermati più volte sul rapporto tra Lisa Gherardini e Leonardo: forse è un tentativo di scrollarsi di dosso un’identità che a lungo andare può diventare pesante, oppure semplicemente si preferisce favorire il racconto di quello che ha a che fare con la principale attività di questa storica realtà, ovvero la produzione di vino.

botti di chianti classico a vignamaggioNon a caso a Monna Lisa è dedicato uno dei vini di punta di Vignamaggio.

Al termine del tour, durato un’ora circa, ci siamo seduti a tavola per la cena-degustazione, con una splendida vista sulle colline del Chianti.

veduta chianti da vignamaggioCi sono stati proposti quattro vini di Vignamaggio, ciascuno accompagnato da un piatto realizzato dallo chef con prodotti di stagione dell’orto della villa.

Chianti Classico Riserva Gherardino 2014 (85% Sangiovese + Merlot) accompagnato da Crostone con caprino, erbette e agrumi;

crostone e chianti classico
Chianti Classico Gran Selezione Monna Lisa 2013 (80% Sangiovese + Merlot + Cabernaut Sauvignon) con pici fatti in casa e ragù di manzo;

pici e chianti classicoCabernet Franc 2011 con Peposo e spinaci

;

peposo e cabernet francVinsanto Chianti Classico D.O.C (Malvasia e Trebbiano) con una deliziosa zuppa inglese.

vinsanto e zuppa ingleseDevo dire che i piatti erano veramente squisiti così come i vini (e io, di norma, non impazzisco per il Chianti): peccato non fosse aperto il Wine Shop perchè avremmo portato via volentieri qualche bottiglia di vino e di olio extravergine d’oliva.

Unica pecca, una presenza massiccia di zanzare: purtroppo non avevo con me il repellente e questa è stata una dimenticanza che le mie gambe hanno pagato cara!

vignamaggio by nightTerminata la cena, abbiamo approfittato per un ultimo giro della villa: con un magnifico cielo stellato sopra la testa abbiamo fatto una passeggiata nei giardini all’italiana, godendo del fresco della notte estiva e del suggestivo ambiente rinascimentale.

E già che c’eravamo abbiamo approfittati anche per una sbirciata all’area comune del resort!

area comune di vignamaggio

notte a vignamaggio Devo ammettere che non è difficile comprendere perchè Kenneth Branagh si sia innamorato di questo luogo!

IL CHIANTI E GREVE IN CHIANTI

veduta del chiantiA pochi chilometri da Vignamaggio, si trova Greve in Chianti, borgo noto per la produzione di vino fin dalla fine del XIV.

Greve in Chianti è infatti il cuore del Chianti, l’area della Toscana che si estende principalmente tra Firenze e Siena e che è famosa soprattutto per la produzione del vino Chianti Classico, oltre che per i suoi paesaggi collinari che hanno fatto innamorare molti stranieri. Proprio la massiccia presenze di stranieri negli anni scorsi, soprattutto inglesi che qui hanno acquistato casa o semplicemente sono venuti in vacanza, ha portato a coniare il soprannome di “Chiantishire”.

Negli ultimi anni sembra però che il Chianti sia un po’ passato di moda, in favore di altre aree della Toscana: non ho elementi per confermarlo o meno ma anche se così fosse, secondo me, non sarebbe un gran male e di sicuro non ne sminuisce la bellezza.

aperitivo a vignamaggio

Ho la fortuna di abitare alle porte del Chianti e posso farci un salto in qualsiasi momento: se vi capita di passarci, in qualunque stagione, vi consiglio di fermarvi e godere dei suoi panorami, magari sorseggiando un buon bicchiere di vino!

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Visitare l’Isola di Pasqua: nuove modalità di accesso e permanenza a Rapa Nui http://www.reporterinviaggio.it/visitare-l-isola-di-pasqua/ http://www.reporterinviaggio.it/visitare-l-isola-di-pasqua/#respond Thu, 16 Aug 2018 08:02:52 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=9185 Dal 1 agosto scorso, tutti coloro che vorranno recarsi a visitare l’Isola di Pasqua dovranno limitare la propria permanenza ad un massimo di 30 giorni. La decisione è stata presa dal Governo cileno, con la legge 21.070, che ha ridotto da 90 a 30 il limite di giorni di permanenza: alla base di questo provvedimento […]

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visitare l'isola di pasqua

Dal 1 agosto scorso, tutti coloro che vorranno recarsi a visitare l’Isola di Pasqua dovranno limitare la propria permanenza ad un massimo di 30 giorni.

La decisione è stata presa dal Governo cileno, con la legge 21.070, che ha ridotto da 90 a 30 il limite di giorni di permanenza: alla base di questo provvedimento ci sarebbe la necessità di tutelare l’ecosistema dell’isola di Rapa Nui, che negli ultimi anni ha visto crescere notevolmente sia la popolazione residente che i flussi turistici.

Il provvedimento riguarda tutti i turisti, stranieri o cileni, che vogliono visitare l’isola di Pasqua: in pratica la restrizione non è valida solo per chi è residente a Rapa Nui, come spiegato nel sito del Governo cileno.

Il governo cileno ha realizzato un mini sito internet per spiegare le nuove procedure: il sito è disponibile in lingua spagnola e inglese ma per quest’ultima, almeno fino ad oggi, la sezione dedicata ai turisti era irraggiungibile.

In pratica, d’ora in avanti, tutti coloro che arriveranno sull’isola dovranno compilare un formulario di ingresso (FUI, Formulario Unico de Ingreso) dove verrà indicato motivo della visita e tempo di permanenza. Sarà necessario avere, oltre al documento di identificazione e ai biglietti di andata e ritorno, anche la prenotazione presso una struttura turistica accredita dell’isola o, in alternativa, un invito da parte di un residente sull’isola. In ogni caso il tempo massimo di visita non potrà superare i 30 giorni.
Occhio perchè la violazione delle norme comporta sanzioni!

isola di pasqua

Sempre secondo quanto riportato nella legge, dovrà essere emanato un decreto dal Ministero degli Interni cileno per stabilire il numero massimo di popolazione che l’isola può sopportare. Il superamento di tale limite dovrebbe far scattare nuove misure restrittive, che riguarderebbero anche l’accesso turistico.

Avrei voluto contattare il governo cileno per approfondire la questione ma mi sono accorta che è un po’ più complicato di quanto pensassi: tenterò nelle prossime settimane. I provvedimenti presi comunque confermano le voci che da tempo circolavano sulla possibilità di ridurre il turismo a Rapa Nui, un po’ come già aveva fatto il governo peruviano per Machu Picchu. Non siamo ancora arrivati ad un numero chiuso ma nei prossimi anni potrebbe essere un naturale sbocco.

Come spiegato da Monica Zalaquett, sottosegretaria al turismo del governo cileno, in un video su twitter, pare proprio che le nuove disposizioni siano indispensabile per salvaguardare l’ecosistema dell’isola, tristemente famosa per aver già nel suo passato “abusato” del proprio habitat.

Chi mi conosce sa che visitare l’isola di Pasqua è il mio sogno ma pare proprio che nei prossimi anni potrebbe diventare ancora più complicato. In ogni caso, ritengo che la salvaguardia di questo piccolo paradiso valga bene qualche restrizione.

 

(Photos credits ©VisitChile)

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City of London Visitor Trail: la app per esplorare la City di Londra http://www.reporterinviaggio.it/city-of-london-visitor-trail-app-della-city-di-londra/ http://www.reporterinviaggio.it/city-of-london-visitor-trail-app-della-city-di-londra/#respond Thu, 09 Aug 2018 08:00:22 +0000 http://www.reporterinviaggio.it/?p=9162 Qualche tempo fa avevo ricevuto notizia di una nuova app su Londra e finalmente ho trovato il tempo per studiarla: si chiama City of London Visitor Trail ed è una sorta di tour guidato alla scoperta dei luoghi di una delle aree più famose di Londra, City of London. A realizzarla è stata, infatti, City […]

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city of london visitor trail, app della city di londraQualche tempo fa avevo ricevuto notizia di una nuova app su Londra e finalmente ho trovato il tempo per studiarla: si chiama City of London Visitor Trail ed è una sorta di tour guidato alla scoperta dei luoghi di una delle aree più famose di Londra, City of London.

A realizzarla è stata, infatti, City of London Corporation, l’amministrazione che gestisce la City di Londra, una delle 33 aree nelle quali è suddivisa Londra. Tanto per capirsi, la City of London è l’area che si estende dalla Tower of London fino a Chacery Lane e dal Tamigi fino alla Golden Lane Estate.

La app della City di Londra consente di scoprire le principali attrazione di questa area: dalla Tower of London, al Tower Bridge, dal Museum of London a St. Paul’s Cathedral.

itinerario della app della city di londra

E’ uno strumento di semplice consultazione che fornisce una scheda per ogni attrazione, oltre a itinerari tematici: ad esempio è possibile seguire l’itinerario della Londra Romana attraverso le principali attrazioni.

Inoltre il sistema di geolocalizzazione consente di calcolare la distanza delle attrazioni, oltre a fornire ovviamente le rispettive posizioni.
Interessanti anche i racconti audio (disponibili anche con testo scritto) disponibili per ogni singola attrazioni.

Consultandola, ho ritrovato luoghi noti, come Torre di Londra, Ledenhall Market, St. Paul, il Museum of London ma ho anche scoperto l’esistenza, ad esempio, della St. Dustan in the East, un giardino che racchiude i resti dell’omonima chiesa distrutta dai bombardamenti della II Guerra Mondiale: questa sarà sicuramente una delle mete del prossimo viaggio a Londra.

scheda della app della city di londra

La app della City di Londra è in lingua inglese ed è disponibile per Android e IOS.

Inoltre per un periodo limitato di tempo, tutti gli utenti dell’app hanno diritto a 2 biglietti al prezzo di 1 per visitare la Tower Bridge: confermo che l’offerta è già disponibile nella app ed è valida fino al 7 ottobre 2018.

Se volete saperne di più o scaricarla, potete consultare la pagina internet della app.

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