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 Ylenia Caioli

Casa Rodolfo Siviero: a Firenze il museo dello 007 dell’arte italiana

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museo casa rodolfo sivieroNon parlo quasi mai di Firenze, un po’ perché questo blog è nato per raccontare viaggi e non la città nella quale vivo, un po’ perché la mia città la raccontano già in tanti.

Mi piace però fare eccezione per quei luoghi di Firenze e dintorni meno conosciuti e, che invece, secondo me, meriterebbero tanta attenzione quanta molti dei suoi monumenti più famosi: come il Parco del Boschetto o l’area archeologica di Fiesole, il Museo Stibbert e il Museo Casa Rodolfo Siviero, la mia ultima piacevole “scoperta”.

Il Museo Casa Rodolfo Siviero si trova in Lungarno Serristori, accanto a porta San Niccolò, ai piedi del Piazzale Michelangelo e a pochi passi dal centro storico di Firenze: fino al 1983 qui ha abitato Rodolfo Siviero, agente segreto italiano che tanto ha fatto per la tutela del patrimonio culturale del nostro paese.

Alla sua morte Siviero lasciò l’immobile e la propria collezione privata alla Regione Toscana, con il vincolo di creare un museo pubblico. La Regione Toscana ha adempiuto alla volontà di questo eccentrico personaggio: è nato così il Museo Casa Rodolfo Siviero, ad ingresso gratuito.

Rodolfo Siviero, lo 007 dei Beni Culturali Italiani
Chi era Rodolfo Siviero? Basta entrare nella sua villa ed iniziare a leggere qualcosa su di lui per capire che si trattava di un personaggio molto singolare!

Sicuramente amante del bello, in tutti i sensi: dagli oggetti di cui si circondava, come quadri, mobilia e suppellettili, fino alle donne. A testimoniare la fama di Don Giovanni, di cui pare gli piacesse vantarsi, nel museo Siviero trovano spazio anche un paio di fotografie di Jean Harlow, famosa attrice di Hollywood, con tanto di dedica.

Nato a Guardistallo di Pisa nel 1911, Rodolfo Siviero era un agente segreto italiano: sotto il regime fascista, al quale inizialmente aveva aderito, assistette al traffico di opere d’arte compiuto dai tedeschi in Italia, fin dai primi anni della II Guerra Mondiale.

Con l’8 settembre 1943, Siviero aderì alla forze antifasciste e grazie alla collaborazione con l’intelligence inglese iniziò a contrastare, segretamente, i trasferimenti di opere d’arte dall’Italia alla Germania. Questa attività, che lo fa annoverare tra i cosidetti Monuments Men italiani, gli costò diversi mesi di prigionia, nella famigerata Villa Triste di via Bolognese, dove i nazifascisti torturavano i prigionieri (un luogo di cui mia nonna parla ancora oggi con timore).

Con la fine della II Guerra Mondiale, Rodolfo Siviero venne nominato capo dell’Ufficio Interministeriale per il Recupero delle Opere d’arte: iniziò così un lungo e paziente lavoro che gli permise di individuare e riportare in Italia tutte le opere d’arte trafugate dai tedeschi durante la guerra.

La sua attività di 007 dei beni culturali proseguì per tutta la vita e gli permise di recuperare opere famose, come il Discobolo Lancellotti, la Danae di Tiziano (al Museo di Capodimonte a Napoli), il ritratto di gentiluomo di Hans Memling (ora agli Uffizi), le due tavolette di Antonio del Pollaiolo raffiguranti le Fatiche di Ercole degli Uffizi, oltre a statue, quadri e reperti archeologici trafugati da tutta Italia.

Oggi la tutela dei beni culturali è un concetto acquisito dalla cultura europea, tanto che l’Europa sta valutando addirittura la creazione di una task force per proteggere il patrimonio di paesi al centro di conflitti bellici: l’acquisizione di questa consapevolezza è, in un certo senso, merito anche del lavoro compiuto da figure come quella di Rodolfo Siviero.

Come si legge nel sito internet del museo, l’idea alla quale Siviero si ispirava era che:

“le opere d’arte non sono un trofeo destinato ad arricchire le case e i musei dei vincitori delle guerre, ma invece un bene inalienabile della identità culturale di una Nazione”

..e, aggiungerei, dell’intera Umanità.

Museo Casa Rodolfo Siviero: storia e informazioni utiliAvevo sentito parlare del Museo Casa Rodolfo Siviero ma, ammetto, non lo avevo mai preso in considerazione. Negli anni successivi alla sua morte, infatti, la Regione Toscana ha subito adempiuto alle volontà testamentarie di Rodolfo Siviero, trasformando la villa in museo pubblico.

La struttura è una tipica palazzina ottocentesca: Siviero l’aveva acquistata nel 1946 da Giorgio e Matilde Castelfranco, una coppia di amici ebrei che era stata costretta a lasciare Firenze durante la II Guerra Mondiale, a causa delle persecuzioni razziali.

La villa è composta da quattro piani: al piano terra si trovava l’appartamento di Rodolfo Siviero, che è stato mantenuto il più possibile integro e che al momento è l’unica parte della villa visitabile.

Il seminterrato, dove abitavano i domestici, e i piani superiori, dove hanno vissuto i genitori e la sorella di Siviero, sono attualmente inagibili.

Il museo è aperto solo tre giorni a settimana: il sabato, la domenica e il lunedì in orari particolari. Trovate tutte le informazioni sul sito internet.

La visita è possibile anche per persone con disabilità, grazie alla pedana automatica presente all’ingresso e al bagno (tutto in marmo di Carrara!) a norma.

In ogni stanza del museo è presente un pannello che spiega di quale ambiente si tratta e quali pezzi della collezione privata di Siviero vi sono esposti: è possibile richiedere anche una guida completa ai custodi ma deve poi essere restituita. Le foto sono ammesse ma senza flash.

L’ingresso al museo casa Rodolfo Siviero è gratuito ma è possibile (e vi invito a farlo, magari dopo aver letto anche l’ultima parte del post) lasciare una libera offerta nell’orcio che si trova all’ingresso/uscita.

Tra storia, arte e cultura: la mia visita a Casa Rodolfo Siviero

Sono arrivata al museo di casa Rodolfo Siviero in un bella mattina di sabato: ad accogliermi ho trovato il personale della Regione Toscana, che a turno si occupa di fare accoglienza e sorveglianza al museo.

All’inizio ero la sola visitatrice, e questo mi ha messa subito di buon’umore; poco dopo sono arrivati altri due ospiti, evidentemente appassionati della figura di Siviero. Perché, ammettiamolo, se non conosci Rodolfo Siviero è difficile che tu venga a visitare questo museo, che non rientra tra le attrazioni più note di Firenze!

Eppure questi ambienti hanno un fascino speciale: come il Museo Stibbert, infatti, riescono a farti percepire la (complessa) personalità di chi lo ha abitato perchè, in un certo senso, è come se ne avessero assorbito l’essenza.

Non a caso entrambe le ville vengono annoverate tra le Case della Memoria.

Ho iniziato la mia visita dal piccolo giardino che affaccia su Lungarno Serristori: oggi il lungarno è transitata da auto, motorini e autobus ma negli anni ’40/50 doveva essere molto piacevole rilassarsi in questa parte della villa. Qui, soprattutto in estate, vengono organizzati eventi, come letture o spettacoli teatrali.

La sala che affaccia sul giardino è quella da cui parte il percorso museale che si snoda in sette stanze: ogni stanza espone, oltre agli arredi originali, oggetti che fanno parte della collezione privata di Rodolfo Siviero.

Si tratta delle opere collezionate da Siviero durante tutta la vita: reperti etruschi e romani, dipinti rinascimentali fino ad opere moderne, come diversi quadri di Giorgio De Chirico.

Tra questi spicca l’Alexandros, disegnato nel 1921, di cui mi sono innamorata!

Tra tutti gli ambienti quello che mi ha colpito di più è senza dubbio lo Studio: è una piccola stanza stipata di oggetti, che affaccia sul Lungarno Serristori.

Si percepisce subito che doveva rappresentare il suo regno personale. Protagonista è l’immensa biblioteca, una collezione di testi di storia, arte, archeologia, letteratura, con volumi presenti in più lingue.

La collezione era stata allestita da Siviero nel corso della sua vita e i testi possono essere consultati ancora oggi: basta fare apposita richiesta tramite il sito internet, dove è presente anche il catalogo di tutti i titoli.

Non mi ha stupita trovare sullo scrittoio di Siviero anche alcune statuette romane appartenute a Gabriele D’Annunzio…non so perchè ma questi due personaggi mi sembrano, a prima vista, molto affini.

Nello stretto corridoio che si snoda dallo studio alla sala delle armi si trova anche la porta che immette sul secondo ingresso della villa: stando a quanto mi hanno raccontato, da qui Rodolfo Siviero amava uscire indisturbato in caso di visite sgradite.

Secondo alcune voci, esisterebbe anche un fantomatico passaggio segreto che collegava la villa di Siviero direttamente alla spalletta dell’Arno ma fino ad oggi non se n’è trovata alcuna traccia.Mi è piaciuta molto anche la collezione delle armi e, soprattutto, la stanza degli ospiti, con il favoloso letto a baldacchino.

Il piccolo armadio di legno dipinto, che si trova accanto al letto, è un piacere per gli occhi: contiene un vero tesoro di reperti archeologici, tra cui uno stupendo specchio etrusco.

Sono rimasta a Casa Rodolfo Siviero un’ora abbondante ma avrei potuto starci molto di più: ogni singolo pezzo della collezione meriterebbe tempo per essere ammirato e compreso e questo fa si che una visita possa durare anche diverse ore; se però siete di fretta o non siete così “appassionati”, la visita del museo può essere molto più veloce.

Io me la sono goduta: la pace del luogo, le meraviglie dei pezzi in mostra, arricchiti dai racconti e dagli aneddoti del personale, hanno reso questa visita davvero piacevole.

Avrei guardato volentieri anche i video con i filmati storici della vita di Siviero proiettati al Touch Point presente all’ingresso del museo ma purtroppo l’apparecchio era fuori uso: sarà per la prossima volta!

Il futuro di Casa Rodolfo Siviero: che fine ha fatto il progetto della Regione Toscana?

Come accade per ogni argomento che mi incuriosisce, ho cercato di saperne di più su Rodolfo Siviero e soprattutto sulla sua Casa Museo: durante la visita, infatti, il personale mi aveva accennato all’esistenza di un progetto per rendere l’intero edificio visitabile.

Ho chiesto così informazioni al dott. Attilio Tori, del settore patrimonio culturale, siti Unesco, arte contemporanea e memoria della Regione Toscana, che si occupa anche di Casa Rodolfo Siviero.

Il dott Tori, che ringrazio per la disponibilità e per il lavoro che svolge, mi ha confermato che il progetto di sistemazione del museo Casa Rodolfo Siviero non solo esiste ma sarebbe anche già stato approvato.

E’ prevista la messa a norma dei locali del seminterrato per potervi realizzare eventi e attività didattiche, con un’area adibita alla ricostruzione della vita di Siviero; i piani superiori invece dovrebbero entrare a far parte del percorso museale principale, risolvendo così il problema della mancanza di spazio per esporre tutti i pezzi della collezione.

Purtroppo, come spesso accade, il progetto è fermo a causa della mancanza di fondi. Le spese maggiori riguarderebbero la messa a norma della villa e la creazione dell’ascensore di collegamento tra i diversi piani.

Non è possibile quindi fare alcun cronogramma dei lavori per l’ampliamento del museo, e Casa Rodolfo Siviero è destinata a rimanere così, almeno finchè la Regione Toscana non stanzierà i fondi necessari. Un peccato, perchè credo che questo piccolo museo possa avere un grande potenziale!

per fortuna, Casa Rodolfo Siviero non è nelle condizioni di altre casa della memoria che ho visitato recentemente, come quella di Leri Cavour a Trino Vercellese e di questo non si può che ringraziare la Regione Toscana (e il testamento di Siviero) ma credo che si potrebbe fare ancora qualcosa in più.

In fondo il contributo che Rodolfo Siviero ha dato alla salvaguardia del patrimonio culturale italiano non mi sembra di poco conto e sarebbe quindi giusto rendergli il dovuto merito, magari coinvolgendo anche il MIBACT, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo.Nel frattempo, a mantenere viva Casa Rodolfo Siviero, oltre alle aperture settimanali, ci sono gli eventi organizzati periodicamente dalla Regione Toscana: per rimanere aggiornati si può consultare il sito internet o la pagina Facebook oppure lasciare l’email nel libro degli ospiti che si trova all’ingresso del museo, con la richiesta di essere inseriti nella mailing list.

Mi auguro davvero che questo piccolo museo fiorentino poco conosciuto, abbia la possibilità di crescere in un futuro non troppo lontano!

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4 Responses to Casa Rodolfo Siviero: a Firenze il museo dello 007 dell’arte italiana

  1. L’ho conosciuto per caso per la mia tesi dove dovevo parlare del Kunstschutz! Era una tappa obbligatoria a Firenze … un luogo da visitare assolutamente sia per gli amanti della storia che dell’arte!

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    • Ylenia Caioli 30 maggio 2017 at 16:22

      Ciao Katia,
      è bello poter condividere l’interesse per una realtà bella e interessante come questa.
      Sono davvero curiosa di leggere sul tuo blog il post della visita!
      E la prossima volta che vieni a Firenze fammelo sapere così vediamo di incontrarci 😉

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  2. ↓seppe Guernica Reitano 1 giugno 2017 at 11:29

    Hola Yle,
    la prossima volta che verremo a Firenze, faremo sicuramente visita a Casa Siviero (magari in tua compagnia).
    Comunque anche girare per la propria città è viaggiare; io sono anni che mi riprometto di fare un bel viaggio nella mia Roma, le cui strade attraverso sempre di fretta.
    Un abbraccio
    ↓seppe

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    • Ylenia Caioli 1 giugno 2017 at 11:35

      Ciao Giuseppe,
      molto volentieri!!! Sono convinta che Casa Siviero vi piacerà e sai quanto mi farebbe piacere rivedervi tutti e tre!

      Sul viaggiare nella propria città, hai perfettamente ragione, anche perchè c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire…su Roma poi, credo non basti una vita.
      Diciamo che la mia è più una “scelta editoriale”: di Firenze ne parlano già tanti
      e quindi mi piace limitarmi a ciò che mi incuriosisce, a quello che posso conoscere direttamente (e che secondo me merita)
      e ovviamente a quello che è meno conosciuto.
      Per il resto…spazio alla scoperta del mondo!!! 😉

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