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 Ylenia Caioli

Berlino in quattro giorni con Giuseppe, Alessandra, Elena e Federica

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porta di brandeburgo a berlino

In tanti mi dicono che dovrei visitare Berlino: città dinamica, efficiente, ricca di storia..insomma sembrerebbe avere tutti gli elementi giusti per piacermi!

Purtroppo fino ad oggi non ne ho avuto occasione: spero di poterlo fare presto però, soprattutto dopo aver letto il resoconto che mi hanno mandato Giuseppe, Alessandra, Elena e Federica sul lungo weekend che vi hanno trascorso la scorsa primavera!

I Reitanos a Berlino


Hola Yle,
queste sono le impressioni, i ricordi e le emozioni della vacanza che abbiamo fatto a Berlino, dal 9 al 12 aprile 2016.

Questa volta, non potendo contare sui tuoi preziosi consigli di viaggio, ci siamo affidati alla guida del Touring Club, uscita tempo fa insieme a Il Sole 24 Ore, al sito ufficiale dell’ente turismo della capitale tedesca e al blog di Paolo Sprecacenere, nostro connazionale che vive a Berlino.

berlino

La curiosità che ci accompagna in questo viaggio è notevole: ci stiamo recando nella città europea che forse più di tutte è stata protagonista della storia del XX secolo, prima come capitale della follia nazista e poi simbolo dell’assurdità della guerra fredda.

Inoltre, la grande novità di questo viaggio è che ci accompagna nostra nipote Federica al suo primo viaggio all’estero e soprattutto al suo primo volo aereo (paura….).

1^ giorno – 
L’appuntamento con Federica è all’aeroporto di Ciampino per prendere il volo Ryanair delle 9; qualche paura per il battesimo dell’aria, che però passa poco dopo il decollo. In due ore siamo a Berlino Schoenfeld.

In aeroporto ritiriamo le Berlin Card (disponibili anche nella versione che comprende l’ingresso ai cinque musei della Museum Insel), acquistate on-line, e compriamo le Museum Pass che ci consentiranno l’ingresso in molti tra i più importanti musei (la card vale per 3 giorni a partire dal prima utilizzo).

angelo di berlino

Anche per questo viaggio siamo ospiti di una struttura Hapimag: abbiamo scelto quella vicino allo Zoo. Ci dirigiamo quindi alla Stazione dello Zoo di Berlino, quella che per chiunque abbia vissuto gli anni 80, è indissolubilmente legata al libro e film “Christiane F. Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino”, e dopo qualche piccola difficoltà di orientamento troviamo il residence, dove lasciamo i bagagli per lanciarci nella visita della capitale tedesca.

Pranziamo con un ottimo hamburger infilato in un panino e cous cous da Bag Yarde e con la pancia piena ci avviamo verso la fermata del Bus 200, con meta la Gemaldegalerie, Galleria dei Dipinti.

Una piccola digressione sugli autobus 100 e 200: le linee in questione, quasi sempre servite da autobus a due piani stile inglese, fanno il giro di tutte le attrazioni turistiche e culturali più importanti permettendo a tutti di spostarsi con “teutonica” efficienza e rapidità per il centro di Berlino e godersi splendidi tour della città, senza dover ricorrere ai bus turistici hop-on hop-off; praticamente un esempio magistrale di come dovrebbe essere il trasporto pubblico!

La Gemaldegalerie è una pinacoteca che comprende capolavori della pittura europea dal XIII al XVIII secolo; prendetevi il giusto tempo per visitarla perché è molto grande e soprattutto perché merita.

esau che vende la primogenitura

E’ qui che mi coglie il primo dei due tuffi al cuore che mi lasceranno un ricordo indelebile di questo viaggio: nell’opera “Esau vende la sua primogenitura per un piatto di lenticchie” del pittore fiammingo Hendrick ter Brugghen ho rivisto, infatti, una “foto”, scattata con quasi quattro secoli di anticipo, del mio papà, negli ultima anni della sua vita; a rafforzare l’emozione è il fatto che mio padre mi citava spesso proprio questo episodio della Bibbia quando ero bambino.

Dopo la Gemaldegalerie è il turno di un’altra “pinacoteca”, di tutt’altro genere: l’East Side Galerie. E’ la parte più lunga del Muro di Berlino rimasta in piedi e, dopo il 1990, è stata affrescata da 118 artisti provenienti da 21 paesi diversi (tra i quali anche l’italiano Fulvio Pinna).

east side galerie
Arriva l’ora di cena e il mio infinito amore per l’Ellade ci porta al ristorante greco che avevo visto nelle vicinanze del residence; purtroppo il mio amore non è stato degnamente ripagato.

2^ giorno – Oggi ci aspetta la visita al palazzo del Reichstag che dal 1999 è la sede principale del Bundestag ovvero del Parlamento della Germania riunificata; letteralmente il termine Reichstag significa “Parlamento del Reich”, ma oggi con questo termine si indica solo l’edificio che si trova vicino alla Porta di Brandeburgo. La visita è gratuita ma va prenotata a questo link.

Ci muoviamo con largo anticipo e con l’autobus 100 arriviamo alla fine del viale Under den Linden (letteralmente “Sotto i tigli”) che percorriamo in senso inverso fino alla Porta di Brandeburgo.

Abbiamo ancora qualche minuto prima della visita e ne approfittiamo per fare la prima piacevolissima conoscenza con il Currywurst grazie ad uno dei tanti chioschi che offrono questa specialità culinaria berlinese e che si trova proprio tra la Porta di Brandeburgo e il Reichstag.

Soddisfatto il palato, costeggiamo i giardini (dove riusciamo a scorgere uno scoiattolo!) che scopriremo poi essere il Memoriale dello Sterminio dei Rom e dei Sinti sotto il Nazismo.

croci per chi è morto scavalcando il muro di berlino

La nostra attenzione viene attratta anche da una serie di croci bianche, ciascuna con nome e data, affisse sulla recinzione dei giardini, e da una più grande sul marciapiede, dedicata ad Heinz Sokolowski: da una rapida ricerca su Google capiamo che sono dedicate a chi è morto mentre cercava di scavalcare il muro di Berlino.

Accanto all’ingresso del Reichstag, invece, troviamo il monumento che ricorda i parlamentari assassinati dai nazisti; piano piano stiamo scoprendo che questa città non vuole dimenticare gli orrori passati e, quasi “sottovoce” ma con estrema determinazione, fa della loro memoria un tratto distintivo.

Reichstag

Passiamo i controlli di sicurezza e ci ritroviamo all’interno del Reichstag; una decina di minuti di attesa insieme ad un nutrito gruppo di turisti italiani e arriva la nostra guida, un giovane impiegato del Bundestag che, grazie ai suoi studi universitari a Firenze, parla un italiano quasi perfetto (di certo migliore di molti italiani purosangue). E’ lui che ci accompagna nella visita dell’edificio, illustrandoci sia la storia che il funzionamento del sistema politico tedesco.

La guida ci lascia all’ingresso della cupola di vetro posta sul tetto del palazzo: la sua particolare struttura architettonica e la vista della città sono fantastiche e rappresentano il degno coronamento della nostra visita! Un’esperienza assolutamente da (ri)fare, magari anche in orario di tramonto o tardo serale.

cupola reichstag

Ottimo pranzo a base di schnitzel e Berliner Pilsner da Sophie Neck e poi ci dirigiamo verso Rosenthaler Strasse per visitare gli Hackesche Hofe e l’Anne Frank Zentrum.

I primi sono otto cortili (Hofe in tedesco vuol dire proprio cortile), collegati tra loro, dove fin dagli anni ’20 si affacciano ristoranti, cabaret, centri culturali e esercizi commerciali (tra i quali uno shop ufficiale dell’Ampelmann, il mitico omino dei semafori di Berlino Est), una piccola città “nascosta” ma vivissima. Gli edifici sono stati restaurati di recente rispettando l’aspetto storico ma l’atmosfera che si respira è un pochino “plasticosa”.

ampelmann

Al numero 39 di Rosenthaler Strass troviamo un’altra piccola città-cortile, più alternativa e meno commerciale: qui ha sede l’Anne Frank Zentrum, gemellato con “l’originale” di Amsterdam, che ospita una mostra fotografica un’installazione multimediale interattiva dedicate alla più famosa vittima del nazismo.

Il secondo tuffo al cuore arriva quando vedo la foto di Anne Frank sui pattini da ghiaccio e leggo nella didascalia che il suo sogno sarebbe stato diventare una pattinatrice di figura; il pattinaggio artistico su ghiaccio è una mia grandissima passione e il ritrovarmi accomunato con lei su questa cosa mi ha fatto scoppiare in pianto.

foto di anne frank

Nello stesso cortile dell’Anna Frank Zentrum troviamo anche il Memoriale per gli Eroi Silenziosi, coloro che a proprio rischio nascosero ebrei salvandoli dalla barbarie nazista e il Museum Blindenwerskatt Otto Weidt, ospitato nella fabbrica di spazzole di Otto Weidt, passato alla storia perchè assumeva ebrei sordi e ciechi per salvarli dall’Olocausto.

Dopo tutte queste emozioni, la stanchezza è tanta e così optiamo per una cena take away da gustare a casa: per me strepitoso Currywurst (con salsa piccantissima che inopinatamente ho fatto assaggiare a mia figlia) preso da Wusterei e wok, anche questo niente male, preso da un altro chioschetto lì vicino per il resto della famiglia.

3^ giorno – Nel preparare il programma della giornata scopriamo tristemente che il lunedì quasi tutti i musei sono chiusi per riposo: questo vuol dire che i tre giorni di validità della carta Museum Pass sono in realtà ridotti, se nei tre giorni cade un lunedì!

Tra le mete vediamo così sfumare il Neues e il Museo della Fotografia di Helmut Newton che avremmo voluto visitare nel pomeriggio; fortunatamente è aperto il Pergamon Museum. L’Altare di Pergamon, che dà il nome al museo è in restauro fino al 2019, ma la Porta di Ishtar lascia senza fiato e da sola vale il viaggio a Berlino.

porta di ishtar

Avremmo voluto visitare anche il Bode che, dei cinque musei della Museum Insel, è, oltre al Pergamon, l’unico aperto di lunedì, ma lo troviamo chiuso per lavori di manutenzione.

Cerchiamo consolazione in un ottimo pranzo da Sophie Neck e poi decidiamo di passare il pomeriggio in giro per la città. L’impatto con Alexander Platz è destabilizzante: la più grande piazza d’Europa ha uno sviluppo assolutamente disarmonico (questo è l’aggettivo utilizzato dalla guida Touring e lo trovo molto appropriato) e la confusione che ivi regna ti fa dimenticare di trovarti nella teutonica capitale della Germania. Ammiriamo la Torre della Televisione e restiamo affascinati dal sapore decadente di fantascienza anni 50 che caratterizza l’orologio universale Urania.

Il resto del nostro percorso passa per la visita al prototipo della nuova Volkswagen Elettrica (interessante e avveniristica ma il fatto che sia monoposto lascia qualche dubbio sulla sua effettiva possibilità di successo), per poi dirigerci verso il Memoriale dello Sterminio degli Ebrei e il Memoriale dello Sterminio dei Rom e dei Sinti.

 Il primo mi lascia freddo (mi riferisco all’installazione commemorativa, non certo al dramma dell’Olocausto) e, con me, fallisce nel suo intento di comunicarmi quella sensazione di straniamento di cui leggo nelle guide; molto più commovente invece quello dei Sinti e dei Rom (e devo dire che molto ha aiutato il suono del violino del sinto tedesco Romeo Franz che aleggia per il memoriale).

check point charlie a berlino

Mancherebbe il Memoriale dello Sterminio degli Omosessuali ma, non per scarsa sensibilità sulla questione, decidiamo di variare il tema del resto della passeggiata e puntiamo su Check Point Charlie, che si rivelerà una delusione! Uno dei luoghi più significativi della Guerra Fredda che ha inquinato la serenità di quasi tutta la seconda metà del XX secolo è ridotto ad una buffonata turistica di bassa lega.

Da qui raggiungiamo il Museo Dalì (non incluso nella Museum Pass) in Postdamer Platz. La visita inizia con la proiezione, del cortometraggio “Un chien andalou”, frutto della collaborazione tra Salvador Dalì e Luis Bunuel; a noi viene sconsigliato per la presenza di nostra figlia Elena e così lo saltiamo. Per il resto le opere significative ivi esposte sono poche e, in omaggio all’artista forse più dissacrante di sempre, mi azzardo a dire che l’opera più innovativa del museo è rappresentata dai sanitari dei bagni.

bagni museo dali a berlino

La fame ci indirizza verso il Joseph Roth Diele, che raggiungiamo con poche fermate di autobus: lo troviamo pieno ma è lo stesso gestore a consigliarci di svoltare l’angolo e di provare il Maulthaschen Manufaktur. Omen nomen: l’unica pietanza che compare sul menu è il maultaschen che, ci viene spiegato, è una sorta di cannellone ripieno di carne o di verdure e condito con salse di varia natura. Restiamo un tantino interdetti ma ci lanciamo in questa nuova esperienza culinaria e raramente scelta fu più felice: buonissimi sia quelli di carne che quelli di verdure, innaffiati dalla Rothaus Bier, ottima birra proveniente dalla Foresta Nera.

porta di brandeburgo a berlino

E’ l’ultima sera e, nonostante la stanchezza, decidiamo di fare un salto al Sony Center (più che altro per dire che ci siamo passati) per poi andare a goderci la vista notturna della Porta di Brandeburgo.

4^ (e, sigh, ultimo) giorno – Iniziamo con la Kaiser – Wilhelm Gedachtniskirche, la chiesa bombardata durante la II Guerra Mondiale a volutamente non ristrutturata per ricordare i danni della guerra.

Tra una cosa e l’altra si è fatto tardi per il Lunchkonzerte della Berliner Philarmonie, il concerto gratuito che si tiene ogni martedì all’ora di pranzo nel foyer della filarmonica più prestigiosa del mondo, e non ci resta che rilassarci un pochino.

Scegliamo di fermarci nella piazza dedicata a Rudolf Breitscheid, parlamentare socialdemocratico morto a Buchenwald nel 1944, dove scopriamo che anche i tombini possono diventare un’attrazione turistica e proviamo l’esperienza dei bagni pubblici, a pagamento, più puliti dei piatti dove mangia la Regina Elisabetta.

tombini in piazza rudolf breitscheid

Per il pranzo torniamo da Joseph Roth Diele: i prezzi sono molto bassi e anche le pietanze, soprattutto i käsespätzle, sono molto buone, anche se alla fine lo valutiamo un gradino sotto rispetto a Sophie Neck e Maulthaschen Manufakttur.

Rimpianti

La vacanza finisce con una corsa all’aeroporto, tanti bei ricordi e i rimpianti per le cose non viste: oltre ai musei citati e al Lunchkonzerte, l’Ambasciata Italiana a Berlino e il campo di concentramento di Sachsenhausen; rimpianti che si trasformeranno in un secondo viaggio.

↓seppe Guernica Reitano

(Foto Giuseppe Reitano e Alessandra Malatesta)

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